C'era una volta Miss Italia, così social e "woke" hanno messo in crisi la reginetta della tv
Dai fasti degli anni Novanta/Duemila alla lotta per salvarsi dall'irrilevanza. La corona della più bella d'Italia è ancora ambita o rischia di diventare un gioiello pacchiano di pura bigiotteria?
di Manuel Santangelo© Ansa
La musica italiana ci dice molto sulla parabola di Miss Italia e in generale di quella di simili concorsi di bellezza. Nel 1999 uno dei nomi più in vista della scena italiana (Luciano Ligabue), all'apice della carriera, sceglieva di intitolare il proprio album Miss Mondo e di metterlo in commercio con la provocatoria immagine del pancione di una vincitrice in copertina. Nella title track (incastrata tra classici come Una vita da mediano e L'odore del sesso) si parlava comunque già in maniera critica di certi eventi, evidenziando al contempo però la portata mediatica degli stessi. 26 anni dopo quella canzone suona fuori tempo, e non certo per colpa di Ligabue. Semplicemente quei concorsi sono rimasti quello che erano mentre il mondo attorno cambiava e gli dedicava sempre meno attenzione. Non c'è più l'attenzione di un tempo attorno a certe kermesse e difficilmente qualcuno bramerà un bacio o si lascerà andare a "lacrime d'amore" per l'erede della "Miss Mondo 99" evocata dal rocker emiliano.
Mettere il dito nella piaga
Nel 2026 è uscito un altro album, stavolta intitolato direttamente Miss italia. L'autrice è una donna, Margherita Carducci alias Ditonellapiaga, che decide così di giocare con quella manifestazione di cui a lei sembra essere rimasto solo lo stereotipo. La classe 1997 Margherita ha visto l'epoca d'oro di Miss Italia e ora ne proclamava il funerale laico, lei che con quelle gambe lunghissime e gli occhi da cerbiatto in qualche multiverso avrebbe potuto far parte di quel meccanismo senza problemi. Un meccanismo che un tempo garantiva popolarità a chi gli si associava e che invece oggi ha bisogno di vivere di luce più o meno riflessa per tornare rilevante. Miss Italia è rimasta un'istituzione ma fa fatica a scrollarsi la polvere e, per far parlare di sé, è costretta anche ad aprire polemiche pretestuose. Proprio il caso di Ditonellapiaga, portata in tribunale dalla patron del concorso col pretesto di aver scelto di chiamare il disco Miss Italia, ha evidenziato quanto il brand della manifestazione sia ancora riconoscibile ma capace di far parlare di sé solo quando emergono delle controversie.
Niente più fabbrica delle stelle
Parliamoci chiaro: una con le ambizioni artistiche e la traiettoria professionale della cantante romana non avrebbe mai intrapreso un simile percorso nemmeno quando era lastricato di gloria più o meno effimera. Diverso è invece il discorso per tutte quelle ragazze bellissime per cui un simile concorso poteva rappresentare uno dei pochi autentici viatici per la notorietà. Al netto del calo di popolarità di Miss Italia in sé per sé, la crisi si legge anche e soprattutto valutando le sorti delle concorrenti delle ultime edizioni. Miss Italia è stata per decenni una grande vetrina per tutte quelle donne che cercavano un trampolino per il mondo dello spettacolo. A volte non serviva neanche vincere, si pensi a Sofia Loren o a Stefania Sandrelli, per trasformare quella partecipazione nel primo passo di una carriera come icona del cinema. Da Gina Lollobrigida a Miriam Leone, chi riusciva a valorizzare quel boost di popolarità rimaneva nell'immaginario collettivo, sempre che lo volesse. Ma nel tempo quella polvere di stelle sembra essersi diradata, come quella magica promessa di celebrità istantanea.
Internet si è mangiato Miss Italia
Oggi sperare che quel titolo da solo possa aprire delle porte non ha molto senso. Esistono delle eccezioni (Samira Lui o Giulia Vecchio per dire) ma la verità è che Miss Italia è dovuta soccombere a un nemico troppo più forte: l'internet. La rete garantisce a tante ragazze una vetrina permanente e soprattutto garantisce alle stesse donne uno spazio di cui loro stesse possono gestire i confini. Miss Italia ti chiedeva di muoverti all'interno della sua cornice e delle proprie regole. I social no. Alle piattaforme basta che tu crei contenuti, senza fare troppe domande sulla natura degli stessi. Spogliata di una diretta televisiva e della rilevanza garantita da certi mezzi oggi Miss Italia non è attrattiva né per chi prima la vedeva come uno strumento utile per lanciare la propria carriera né per chi semplicemente era una "morta di fama", alla ricerca dei suoi warholiani quindici minuti di celebrità.
La questione morale
C'è poi da considerare anche quella che si può definire una "questione morale". Prima, giusto o sbagliato che fosse, un concorso di bellezza poteva esistere in quanto tale senza sollevare polemiche. Ma nel 2026 anche solo la sua semplice organizzazione può far discutere, nelle piazze reali e in quelle virtuali, con una parte crescente degli italiani che inizia a chiedersi se non si tratti di uno spettacolo antiquato come certe serate danzanti (condannate a rimanere attuali solo nelle rievocazioni storiche). Siamo ancora lontani dalle estremizzazioni statunitensi, dove Miss Usa divenne una questione politica anche perché il marchio faceva parte dell'impero di tale Donald J. Trump, Ma è ormai indiscutibile come anche da noi esista un'ala progressista (o woke) che bolla certe occasioni come semplici momenti di mercificazione del corpo femminile.
Bulle e pupe
All'accusa di essere una "fiera dell'est" della vanità e di canoni estetici prestabiliti Miss Italia ha provato a rispondere con continui tentativi di "pinkwashing", sulla falsariga di quelli tentati dal "fratellone" americano. Oggi abbiamo reginette curvy, con disabilità, madri (che fino al 1994 non potevano partecipare), di origini non italiane, bullizzate da bambine per il loro aspetto e persino bulle pentite (quest’ultima una novità del 2026). Tutto per invertire una narrazione che però non può cambiare. Questo perché, al netto di tutte le lodevoli buone intenzioni, nessuna vincerà mai per la sua bellezza interiore o perché nel tempo libero legge Proust.
L'elefante nella stanza
Già nel 2019 le aspiranti reginette inscenarono un flash mob “contro la mercificazione” e “a sostegno della libertà”. Un momento che doveva essere di empowerment e che invece finì per apparire solo come una grottesca iniziativa di pr, picconata ulteriormente da slogan preconfezionati come "La bellezza non è una colpa” e “Tutte le donne sono Miss Italia". Un’ipocrisia di fondo che si scontrava con un clima diverso, in cui non solo tutte le donne non sono Miss Italia ma nemmeno ambiscono a esserlo. Viene in mente il concetto dell' "elefante nella stanza" elaborato da George Lakoff: si fa finta che un concetto non esista o non sia rilevante, quando in realtà è l’unica cosa che conta. Nel caso specifico, si fa parlare delle donne, delle loro storie, delle basi del femminismo ma poi ciò che conta è la bellezza intesa secondo canoni estetici. Nei Paesi Bassi hanno tagliato la testa al toro (dopo aver anche eletto una reginetta trans) e hanno alla fine cancellato Miss Olanda. Al suo posto è arrivata “una piattaforma dedicata alla salute mentale e all’espressione di sé”. O almeno questo è quello che hanno scritto in una nota stampa che continuava con questo manifesto programmatico: “Niente più corone, ma storie che uniscono. Niente abiti, ma sogni che prendono vita”. Basterà? è questa l'utopica strada da seguire?
La bellezza salverà il mondo. Ma quale?
"Non sarò mai una Miss Italia Io sarò sempre inadeguata", canta orgogliosa Ditonellapiaga, con lo stesso spirito di quelle femministe che nel 1968 buttarono tacchi e reggiseni davanti alla sede del concorso di bellezza più importante degli Stati Uniti. Con buona pace della patron di Miss Italia, Patrizia Mirigliani, che prova legittimamente a ricordare che "la bellezza non è una colpa" e a tenere in piedi la creatura portata al successo da suo padre come meglio può. Viene da dispiacersi per lei, che non si arrende e come un moderno Sisifo continua ogni anno a spingere un masso che presto avrà bisogno di venir riportato di nuovo in cima, Perché se è ancora vero che "la bellezza salverà il mondo" è altrettanto vero che quella bellezza non ha più i confini chiari di un concorso di bellezza.
