UNA NUOVA FAMIGLIA

Cani e gatti al posto dei figli: il pet parenting conquista sempre più Gen Z e Millennial

Sempre più giovani immaginano il proprio futuro accanto a un amico a quattro zampe: quanto è giusto trattarli come bambini?

27 Set 2026 - 07:00
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 © IberPress News

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Sempre più giovani immaginano il proprio futuro accanto a un cane o a un gatto invece che a un figlio. Il pet parenting, cioè l'idea di vivere la relazione con il proprio animale con modalità sempre più vicine a quelle di un rapporto genitore-figlio, sta assumendo dimensioni internazionali. Secondo i nuovi dati, oltre la metà di Gen Z e Millennial ha già considerato questa possibilità.  

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I numeri raccolti nello State of Pets 2026 di The Harris Poll fotografano un cambiamento significativo: il 40% circa delle persone interpellate dichiara che, dovendo scegliere tra un figlio e un animale domestico, preferirebbe quest'ultimo. La percentuale scende, invece, al 21% quando la scelta riguarda un figlio. Tra Millennial e Gen Z, il fenomeno appare ancora più marcato: il 55% dice di avere già preso in considerazione l'idea di costruire la propria vita attorno a un animale anziché a un bambino.

Perché scegliere un animale invece di un figlio?

 Dietro questa scelta non c'è una sola motivazione. Per il 45% degli intervistati pesa la sensazione di non trovarsi ancora nella fase della vita adatta per diventare genitori. Il 35% considera la gestione di un animale più semplice rispetto a quella di un bambino, mentre il 32% indica la maggiore sostenibilità economica. Un ulteriore 28% parla di un livello di responsabilità percepito come inferiore e il 24% dichiara invece di avere scelto consapevolmente una vita senza figli. Il boom del pet parenting racconta una generazione che sta ridefinendo il concetto stesso di famiglia: per alcuni cane e gatto sono compagni di vita; per altri rappresentano una scelta alternativa alla genitorialità; per altri ancora sono semplicemente membri amatissimi della propria casa.

Cane e gatto sono già dei "figli" per molte persone

 Il rapporto emotivo emerge con ancora maggiore chiarezza osservando come i proprietari descrivono i propri animali. L'83% di chi vive con un pet afferma che il proprio cane o gatto è, per lui, come un figlio. La Gen Z porta questa percezione ancora più avanti. Secondo il report 2026 dedicato alla pet parenthood generazionale di Rover, il 66% dei giovani appartenenti a questa generazione considera il proprio animale un figlio a tutti gli effetti. C'è anche chi vede l'esperienza con un animale come una sorta di anticamera della genitorialità: il 51% della Gen Z e il 48% dei Millennial considera il pet una possibile "prova" in vista di un futuro figlio umano, mentre tra i baby boomer la percentuale si ferma al 28%.

L'eredità al cane e il partner che non arriva

 Il legame può arrivare a incidere anche sulle decisioni più concrete. Il 54% di Gen Z e Millennial dichiara che lascerebbe un'eredità al proprio animale, se la legge lo consentisse. Tra i proprietari single, quasi uno su due, il 49%, afferma di avere smesso di cercare un partner contando sulla compagnia del proprio pet. Per una parte dei giovani l'animale non occupa più soltanto uno spazio nella vita quotidiana, ma può diventare una presenza affettiva centrale, capace in alcuni casi di sostituire altre forme di relazione.

E in Italia cosa succede?

 La tendenza non riguarda soltanto gli Stati Uniti. Anche in Italia il rapporto tra giovani generazioni e animali domestici mostra segnali molto evidenti. Secondo una ricerca Ipsos per Changes Unipol citata nel monitoraggio dello Schesir Respect My Nature Index, il 37% dei Millennial e il 36% della Gen Z ritiene che un animale domestico possa sostituire un figlio, tra i baby boomer la percentuale è invece del 13%, mentre la media nazionale si attesta al 28%. La distanza tra generazioni è netta e suggerisce che non si tratta esclusivamente di una questione economica, ma è il modo di concepire la famiglia che sembra essere cambiato.

Amare troppo significa non capire l'animale?

 Considerare un cane o un gatto come un membro della famiglia non è necessariamente un problema. Il rischio, secondo gli esperti, nasce quando l'affetto si trasforma in umanizzazione dell'animale, attribuendogli bisogni, emozioni e comportamenti esclusivamente umani.

Una review internazionale nell'ambito della psicologia animale e dell'antrozoologia, realizzata da un gruppo di veterinari e ricercatori di atenei tra cui UNAM e Università di Pisa, ha evidenziato come un'eccessiva antropomorfizzazione possa essere associata a problemi comportamentali, tra cui ansia da separazione, aggressività e stress prolungato. Il problema, dunque, non sarebbe amare il proprio animale come un componente della famiglia, ma sarebbe dimenticare che, proprio perché è un animale, ha esigenze specifiche.

Cani e gatti non sono bambini

 Cani e gatti hanno infatti un proprio linguaggio corporeo, differenti modalità di socializzazione e precise esigenze alimentari e comportamentali. Interpretare ogni loro gesto attraverso una lente umana può quindi portare a fraintendere segnali di paura, disagio, stress o dolore. Anche la tavola può diventare un terreno scivoloso: condividere abitualmente cibo, dolci o snack destinati alle persone può sembrare un gesto di complicità, ma non tiene necessariamente conto delle esigenze nutrizionali specifiche dell'animale. Nel lungo periodo, un'alimentazione inadeguata può favorire sovrappeso, carenze o altri problemi di salute. La stessa attenzione dovrebbe riguardare il comportamento: impedire a un cane o a un gatto di annusare, esplorare, muoversi liberamente o interagire con i propri simili può creare frustrazione e disagio.

Ecco le cinque regole suggerite dagli esperti per un pet parenting consapevole:
1. Imparare a leggere il corpo: un animale non comunica come un essere umano. Quello che interpretiamo come "dispetto", "broncio" o "vendetta" può nascondere tutt'altro. Osservare postura, movimenti e segnali corporei aiuta a comprendere meglio ciò che il cane o il gatto sta realmente comunicando.
2. Lasciare spazio alla socialità: la relazione con gli esseri umani non dovrebbe cancellare quella con i propri simili. Cani e gatti hanno modalità e tempi di socializzazione differenti e hanno bisogno di poterli esprimere in modo adeguato.
3. Attenzione a quello che finisce nella ciotola: l'affetto non passa necessariamente dal condividere il proprio cibo. Le esigenze nutrizionali di un animale sono diverse da quelle umane e devono essere rispettate attraverso un'alimentazione formulata in funzione della specie.
4. Quando serve chiedere aiuto agli esperti? Un cambiamento improvviso nell'appetito o nel comportamento non dovrebbe essere interpretato soltanto sulla base delle proprie impressioni. Veterinari ed educatori qualificati possono aiutare a individuare l'origine del problema.
5. Anche l'affetto ha bisogno di misura. Essere presi in braccio, infilati in un marsupio o trasportati in passeggino può sembrare tenerissimo agli occhi di un proprietario, ma non tutti gli animali lo vivono allo stesso modo. Anche abbracci eccessivamente prolungati o altre manifestazioni di affetto tipicamente umane possono risultare invasive. Rispettare la libertà di movimento dell'animale significa anche imparare a capire quando una coccola è davvero una coccola per entrambi.

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