Brit Awards 2026, dalla pluripremiata Oliva Dean al ritorno di Harry Styles: i momenti clou
© Getty | Harry Styles ai Brit Awards 2026
© Getty | Harry Styles ai Brit Awards 2026
Il colosso svedese introduce il badge "Verificato da Spotify": una spunta verde riservata a chi ha concerti, merchandising e una presenza reale dentro e fuori la piattaforma
© ansa
Una spunta verde per distinguere chi la musica la fa davvero da chi la lascia fare a una macchina. È l'idea dietro "Verificato da Spotify", il nuovo badge annunciato giovedì 30 aprile dal colosso svedese dello streaming. Comincerà a comparire nelle prossime settimane sui profili degli artisti e nei risultati di ricerca, ed è la risposta più diretta che una piattaforma musicale abbia dato finora all'invasione dei brani generati dall'intelligenza artificiale.
Il principio è semplice: il badge segnala un profilo "reale", costruito attorno a un artista che esiste, suona e si fa ascoltare. I profili che rappresentano principalmente musica generata o personaggi creati dall'intelligenza artificiale, ha chiarito l'azienda, non potranno ottenere la verifica. Una scelta netta, che colloca Spotify accanto a chi, nel settore, sta provando a tracciare un confine tra creazione umana e contenuto sintetico.
Per ottenere la spunta non basta caricare canzoni. Servono tre cose: un coinvolgimento del pubblico costante nel tempo, il rispetto delle regole della piattaforma e una presenza identificabile anche fuori dallo streaming. Date di concerti, merchandising ufficiale, account social collegati al profilo: tutti segnali che dietro la musica c'è una vita artistica vera. Al lancio, secondo Spotify, oltre il 99% degli artisti che gli ascoltatori cercano attivamente risulterà verificato, una platea di centinaia di migliaia di musicisti, in larga parte indipendenti, sparsi tra generi, fasi di carriera e Paesi.
L'iniziativa arriva in un momento in cui l'ecosistema musicale fa i conti con un'ondata senza precedenti. La concorrente Deezer, il 20 aprile, ha rivelato che i brani generati dall'intelligenza artificiale rappresentano ormai il 44% degli upload quotidiani sulla sua piattaforma, con quasi 75mila tracce sintetiche caricate ogni giorno.
Anche le case discografiche si stanno muovendo. Sony Music ha chiesto la rimozione di oltre 135mila brani generati dall'IA che imitavano artisti del suo catalogo, tra cui Beyoncé, i Queen e Harry Styles. Una battaglia, quella per la tutela dell'identità artistica, che si combatte sempre più sui server delle piattaforme di streaming. La spunta verde di Spotify non risolverà il problema da sola, ma rimette al centro un'idea semplice e, fino a poco tempo fa, scontata: la musica, prima di tutto, la fanno le persone.
© Getty | Harry Styles ai Brit Awards 2026
© Getty | Harry Styles ai Brit Awards 2026