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Platinette festeggia il compleanno dopo due ictus: "Non sono ancora morta, grazie"

Mauro Coruzzi ha attraversato oltre quarant'anni di spettacolo italiano: dalle prime esperienze con il collettivo Le Pumitrozzole al successo in tv

04 Nov 2026 - 09:30
 © IPA

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Platinette ha conquistato la scena con parrucche bionde, abiti appariscenti e battute capaci di spiazzare, ma dietro il personaggio c'è Mauro Coruzzi con una storia fatta di talento, incontri decisivi e scelte fuori dagli schemi, capace di trasformare la diversità in spettacolo e l'anticonformismo in una firma inconfondibile. A 71 anni, Platinette festeggia un compleanno che ha un sapore ancora più speciale, perché arriva dopo due ictus, mesi complicati e un lungo percorso di riabilitazione che hanno segnato profondamente il suo cammino, costringendolo a confrontarsi con fragilità e ostacoli che avrebbero messo a dura prova chiunque, ma che grazie all'autoironia che ha lo ha sempre caratterizzato gli ha fatto rispondere a chi gli chiedeva come stava: "Non sono ancora morta, grazie". 

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Le origini a Langhirano

  All'anagrafe il suo nome è Maurizio Umberto Egidio Coruzzi, anche se nel mondo dello spettacolo si è affermato soprattutto come Mauro Coruzzi. Nato il 4 novembre 1955 a Langhirano, in provincia di Parma, in una famiglia dalle radici contadine, ha trascorso l'infanzia tra il paese natale della madre e Felino, luogo d'origine del padre, crescendo in un ambiente lontano dai riflettori e dalle atmosfere dello show business. La formazione scolastica si è conclusa con il diploma magistrale. Prima di trovare una propria strada nel mondo della comunicazione, ha lavorato anche come garzone in un negozio di frutta. Successivamente si è avvicinato al giornalismo e ha comiciato a costruire un percorso professionale che lo porterà a diventare una presenza riconoscibile nel panorama italiano.

Le prime esperienze sul palcoscenico

 La svolta è arrivata negli anni Settanta, quando Coruzzi è entrato nel collettivo Le Pumitrozzole, gruppo di spettacolo en travesti impegnato in esibizioni tra cabaret, musica e provocazione. Non si tratta soltanto di un'esperienza artistica: quel progetto rappresenta anche un modo di portare sul palco identità e tematiche che all'epoca faticavano a trovare spazio nella società italiana. Il gruppo si esibiva, soprattutto, nelle discoteche e negli ambienti alternativi, sperimentando un linguaggio teatrale irriverente. Nel 1986 è arrivata anche una collaborazione musicale importante: Le Pumitrozzole partecipano ai cori dell'album Giuni di Giuni Russo.

Da autore televisivo a protagonista della radio

 Il trasferimento a Milano ha aperto una nuova fase. Coruzzi ha lavorato dietro le quinte della televisione e collaborato a due edizioni del Festivalbar, oltre a partecipare alla scrittura trasmissioni radiofoniche. Nel 1993 ha condotto Contatto Radio su Radio Capital insieme a Mara Venier. L'approdo a Radio Deejay ha segnato un passaggio fondamentale. Con È finita bimbe e successivamente Platinews, Coruzzi ha cominciato a consolidare un'identità riconoscibile anche attraverso la voce. Il suo stile è diretto, ironico, dissacrante: una miscela che trova nella radio un terreno particolarmente fertile.

Nel frattempo ha pubblicato Platinette da viva - vol. 1, album composto da diciotto reinterpretazioni di brani di successo, con collaborazioni di artiste come Wilma Goich, Ambra Angiolini e La Pina. Tra i singoli figura Una per tutti, rilettura ironica e transgender del celebre brano Uno per tutte di Tony Renis.

La nascita del fenomeno Platinette

 Il vero salto di popolarità è arrivato grazie a Maurizio Costanzo. Il conduttore intuisce le potenzialità televisive di Coruzzi e comincia a invitarlo con regolarità al Maurizio Costanzo Show e a Buona Domenica. È qui che il pubblico italiano impara a conoscere Platinette: una figura dalla presenza scenica inconfondibile, costruita attraverso parrucche bionde, trucco marcato, abiti vistosi e un modo di parlare che non cerca mai il consenso a tutti i costi. Platinette non è semplicemente un travestimento.

È un personaggio con una personalità autonoma, capace di utilizzare l'ironia come strumento di confronto e di provocazione. Il rapporto con Costanzo si rivela determinante anche per un altro motivo: il conduttore incoraggia Coruzzi a non nascondere completamente l'uomo dietro la maschera, permettendogli di far convivere le due dimensioni. Come ha ricordato lo stesso artista, inizialmente temeva che mostrarsi anche come Mauro potesse compromettere la sua privacy. Con il tempo, però, ha imparato a gestire entrambe le identità.

Gli anni Duemila: televisione, cinema, teatro e libri

 Con il nuovo millennio Platinette diventa un volto sempre più presente sul piccolo schermo. Su Radio Deejay conduce Casa Platinette, trasmissione che successivamente assume il nome di Platinissima. Il suo percorso si arricchisce di nuove esperienze: debutta al cinema con Caruso, zero in condotta di Francesco Nuti e approda a Italia 1 con Bisturi! Nessuno è perfetto, programma condotto insieme a Irene Pivetti. 

Nel 2002 pubblica Finocchie, libro in cui affronta il tema dell'omosessualità attraverso una prospettiva ironica e provocatoria. Tre anni dopo arriva Tutto di me, in cui ripercorre esperienze, incontri e passaggi personali. Il teatro continua a essere un'altra componente importante della sua attività. Nel 2003 porta in scena Bigodini, commedia di Matteo B. Bianchi interpretata con Benedetta Mazzini. Nel 2008 torna sul palcoscenico con il musical A un passo dal sogno, questa volta anche in abiti maschili, interpretando il direttore di una scuola. Nel 2006 entra nel gruppo degli opinionisti di Amici di Maria De Filippi, ruolo che contribuirà a renderlo una presenza familiare per il pubblico del talent show di Canale 5. Nel 2009 partecipa stabilmente a Domenica Cinque, mentre nel 2010 siede nella giuria de La pupa e il secchione.

Tra i momenti più significativi della sua carriera musicale c'è sicuramente la partecipazione al Festival di Sanremo. Nel 2012 era già salita sul palco dell'Ariston per duettare con Silvia Mezzanotte, voce dei Matia Bazar, sulle note di Sei tu. Nello stesso periodo aveva lasciato Radio Deejay per approdare a Radio Monte Carlo, dove aveva iniziato a condurre Platinetwork. Successivamente era tornata nell'emittente milanese con PlatiNight, programma della domenica sera. Il 2012 aveva portato anche Perle coltivate, progetto discografico dedicato all'amica Giuni Russo. Un omaggio musicale costruito attraverso reinterpretazioni di brani di diverse interpreti italiane, tra cui Mina, Ornella Vanoni, Marcella Bella, Iva Zanicchi e Orietta Berti.

Nel 2015 arriva la consacrazione sanremese: Platinette partecipa alla categoria Big insieme a Grazia Di Michele con Io sono una finestra. Una canzone dal significato particolarmente intenso, che affronta il rapporto tra identità, apparenza e percezione di sé. Il brano diventa anche un'occasione per raccontare il rapporto tra Mauro e il suo alter ego artistico, portando sul palco dell'Ariston una riflessione sulla possibilità di essere accettati senza dover rinunciare alla propria complessità.

La vita privata

 Se sul palcoscenico Platinette ha sempre fatto della provocazione una forma di comunicazione, nella vita privata Mauro Coruzzi ha mantenuto un atteggiamento più protettivo. Gli ultimi anni hanno rappresentato una parentesi particolarmente complessa. Nel marzo 2023 Mauro Coruzzi è stato colpito da un ictus ischemico, un evento che ha avuto conseguenze importanti sulle sue capacità comunicative e motorie. Dopo il ricovero e un lungo periodo di riabilitazione, ha dovuto affrontare un percorso impegnativo per recuperare la parola. Nel febbraio 2025, inoltre, ha avuto un secondo ictus, questa volta con conseguenze soprattutto sulla mobilità. A salvarlo è stato l'intervento tempestivo della collaboratrice domestica, che lo ha trovato a terra dopo una caduta e ha chiamato i soccorsi.

A febbraio dello stesso anno, ospite di Verissimo, aveva già parlato delle difficoltà incontrate dopo il primo episodio, raccontando quanto fosse doloroso non riuscire più a comunicare attraverso la voce, proprio per una persona che aveva costruito cinquant'anni di carriera usando le parole. Aveva anche spiegato di sentirsi più fragile, pur senza rinunciare alla propria ironia. Una testimonianza personale che ha permesso di conoscere un lato meno esibito del personaggio, lontano dalla sicurezza ostentata davanti alle telecamere: "Non sono ancora morta, grazie" aveva risposto alla domanda sulle proprie condizioni.

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