il diciottesimo album solista

Paul McCartney si racconta con "The Boys of Dungeon Lane": "Prima dei Beatles facevamo l'autostop"

Dall'infanzia alle prime avventure con George Harrison e John Lennon, il cantante britannico torna alle sue origini nel nuovo disco e suona quasi tutti gli strumenti da solo

22 Mag 2026 - 11:53
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Paul McCartney torna alle origini con The Boys of Dungeon Lane, il suo diciottesimo album da solista. Il disco è una porta d'accesso al mondo prima della fama, quello dei tempi di Dungeon Lane, cantato nel brano Days We Left Behind. L'infanzia nella Liverpool del dopoguerra, la tenacia dei genitori, le prime avventure condivise con George Harrison e John Lennon, prima che il mondo sentisse parlare dei Beatles. Questo e molto altro per ripercorrere il viale dei ricordi secondo McCartney.

"Tanti ricordi di Liverpool"

  Il baronetto ha lavorato all'album tra una tappa e l'altra di un tour mondiale durato cinque anni, tra Los Angeles e il Sussex. The Boys of Dungeon Lane ha un sound che spazia dal rock nello stile dei Wings alle armonie tipiche dei Beatles, fino ai groove classici di McCartney, dove la narrazione è sempre guidata dalla melodia. A proposito di Days We Left Behind, Paul ha raccontato che "questa canzone è davvero un ricordo. Il titolo dell'album deriva da un verso di questo brano. Stavo proprio pensando a questo, ai giorni che mi sono lasciato alle spalle, e spesso mi chiedo se non stia semplicemente scrivendo del passato, ma poi penso: come si può scrivere di qualcos'altro? Sono solo tanti ricordi di Liverpool. C'è una parte nel mezzo che parla di John e di Forthlin Road, la strada in cui vivevo. Dungeon Lane è lì vicino. Vivevo in un posto chiamato Speke, un quartiere piuttosto popolare. Non avevamo quasi nulla, ma non importava perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di non possedere molto".

Il tuffo nel passato

  Per ricreare l'atmosfera di quei tempi, McCartney ha suonato quasi tutti gli strumenti da solo, come aveva fatto nel suo primo album da solista nel 1970, e come gli ha suggerito il nuovo produttore Andrew Watt, dopo averlo sentito provare un accordo da cui è poi nato il brano di apertura dell'album, As You Lie There. Poi la collaborazione con Ringo Starr, insieme nel singolo Home to Us. "Ringo è passato in studio e ha suonato un po' la batteria" ha ricordato McCartney. "Ho detto ad Andrew che avremmo dovuto registrare un brano e mandarglielo. Quindi questa canzone è stata pensata interamente per Ringo".

Il rapporto speciale con Ringo Starr

  "Nello scrivere la canzone parlo delle nostre origini. Come per molte persone, si parte dal nulla e ci si costruisce da soli. Ringo era di Dingle, ed è stata dura. Ha raccontato che veniva derubato mentre tornava a casa, perché lavorava. Anche se era pazzesco, per noi era casa. Ho scritto la canzone partendo da quell'idea e l'ho mandata a Ringo", ha raccontato il cantante, che ha poi aggiunto: "Lui mi ha rispedito una versione in cui aveva aggiunto solo qualche riga al ritornello, così ho pensato che forse non gli piacesse. L'ho chiamato e mi ha detto che pensava volessi che cantasse solo una o due righe, e io gli ho detto che mi sarebbe piaciuto sentirlo cantare tutto il brano. Così abbiamo preso la mia prima strofa, la seconda di Ringo, e abbiamo fatto un duetto", il loro primo in assoluto, che chiude un cerchio, una storia comune iniziata a Liverpool e dintorni.

Quando si faceva l'autostop

  Come canta Paul in Down South, i ragazzi si muovevano in autostop perché avevano pochi soldi: "Penso spesso a John e George. Facevamo l'autostop prima dei Beatles. Ai tempi si poteva fare, ora avverto i miei nipoti di non farlo perché ci sono troppi matti in giro. Non sembrava che ce ne fossero così tanti allora, probabilmente sì, ma ci si sentiva più sicuri. Così ho proposto a George: 'Se facessimo l'autostop?' E lui ha risposto 'Sì, va bene'".

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