La calda estate di Noemi, tra copertine e... scottature
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Nel nuovo singolo “Tu cosa fai questa sera” balla il tango e si ispira a Raffaella Carrà. Poi il tour in tutta Italia, con due date speciali a Roma e Milano
di Emanuela Griglié© Nicolò Parsenziani
Parla veloce, veloce. E non perde mia il filo. Noemi, all’anagrafe Veronica Scopelliti, va spedita e non stupisce che sia una cantautrice da record: otto Sanremi, 18 dischi di platino e 3 d’oro, pure il Guiness per il maggior numero di concerti (nove) eseguiti in dodici ore. Ha collaborato praticamente con tutti i più grandi: Vasco Rossi, Gaetano Curreri, Giuliano Sangiorgi, Mahmood, Blanco, Tricarico, etc etc. Pure primissima della classe: diploma al classico e laurea in Lettere. Dopo un periodo buio (ha sofferto di un disturbo dissociativo), a 44 anni canta un amore passionale, con un ritornello ispirato a Raffaella Carrà, e si riscopre leggera: “Finalmente mi sono lasciata andare”.
Desiderio e passione – e pure un ballo sensuale - nel nuovo singolo “Tu cosa fai questa sera”. Che succede?
“È una canzone molto autobiografica. La dimostrazione che, a volte, i pianeti si allineano. Sto vivendo una fase della mia vita in cui sento il bisogno di passione e di libertà, e questo brano racconta proprio questo. È una canzone che parla d’amore, ma anche del rapporto con sé stessi e con il proprio corpo. E io in questa fase mi sento così: vivo con leggerezza ciò che mi circonda. Nel video ballo con Nikita Perotti e ci siamo divertiti a raccontare attraverso il movimento la dinamica tra due persone che si cercano e si respingono. Lui si è ispirato molto al tango. Io, che per natura non sono particolarmente espansiva, ho scoperto con la danza quando è bello vivere il proprio corpo con più consapevolezza. Sono entrata in contatto con una parte di me più adulta. Credo che la sensualità non dipenda solo dal corpo, ma da un’energia, da una presenza. È stato un percorso molto interessante e, anzi, consiglio a tutti di provare il tango almeno una volta. E mio marito (con cui è sposata dal 2018, ndr) si è pure ingelosito”.
Nel brano convivono leggerezza e malinconia.
“Le strofe sono molto drammatiche, mentre il ritornello introduce una leggerezza diversa. Mi ricorda molto l’approccio di Raffaella Carrà, che riusciva a raccontare storie piene di chiaroscuri con una straordinaria leggerezza. Raffaella è stata una delle mie muse. Nel ritornello sento molto la sua influenza. Ho persino registrato alcune voci ispirandomi al suo modo di cantare. Ho lavorato con lei a The Voice e ho avuto modo di conoscerla bene. Era una donna straordinaria, un mito. Aveva un repertorio incredibile. Alcune sue canzoni, da bambina, ero convinta fossero di Mina. Era un’artista completa, la cui profondità è spesso sottovalutata”.
Come stai vivendo i quarant’anni?
“Molto bene, sono un’età ubellissima. Personalmente trovo che gli anni più difficili siano stati i venti. A quarant’anni si è più sereni e si affrontano le cose con una prospettiva diversa, con molta meno paura del giudizio degli altri”.
Il rapporto con il corpo è un tema che hai affrontato spesso nella tua storia, professionale e privata. A che punto sei oggi?
“Il corpo è un modo per raccontarsi e conoscersi. Quando si raggiunge un certo equilibrio interiore, si ha la possibilità di aggiungere nuovi colori alla propria identità, e di cambiare. Io sono un po’ una Benjamin Button: da giovane ero molto più rigida e severa con me stessa. Oggi, a 44 anni, vivo il mio corpo in modo più libero, più femminile e anche più sensuale. Mi sono finalmente lasciata andare”.
Ti aspetta un’estate in tour.
“Sarò in giro tutta l’estate e ne sono felicissima. Per me il tour è sempre la parte più bella di questo lavoro, perché mi permette di incontrare le persone e condividere la musica dal vivo. Sul palco canto, suono il pianoforte, la chitarra. Poi arriveranno anche due appuntamenti molto importanti nei teatri: a Roma all'Auditorium Parco della Musica e a Milano al Teatro degli Arcimboldi. Sono date a cui tengo molto”.
Tra tutte le tue canzoni, quale consideri la figlia preferita?
“Se devo proprio sceglierne solo una, direi Vuoto a perdere. È un brano speciale perché rappresentava un sogno che avevo da sempre: lavorare con Vasco Rossi e Gaetano Curreri. C’è un verso che dice: Sono diventata grande senza neanche accorgermene. Ricordo perfettamente di aver pensato quella stessa frase davanti allo specchio, prima ancora di ascoltare la canzone. Sembrava che avessero visto qualcosa di me prima ancora che io stessa ne fossi consapevole”.
Hai collaborato con un elenco di artisti lunghissimo. C’è qualcuno con cui avresti voluto tanto lavorare e non ci sei riuscita?
“Lucio Dalla. Sarebbe stato un sogno. Lui riusciva a unire il blues americano con il nostro cantautorato più poetico e visionario. Inoltre, ha sempre saputo valorizzare altri artisti, contribuendo alla crescita di talenti come Luca Carboni e Samuele Bersani. È stato sempre un punto di riferimento enorme per me”.
Non si può non parlare di Sanremo, di cui sei stra veterana. Pronta il nono?
“Se ci fosse il progetto giusto, certamente sì. Sanremo è un palco straordinario ma anche molto impegnativo. Hai tre minuti per arrivare al pubblico attraverso la musica, il testo e l’aspetto televisivo della performance”.
Nel frattempo, ti eserciti da conduttrice con “Yoga Radio Estate”, lo show musicale di Italia 1, che torna ad agosto.
“Un’esperienza che mi sta divertendo molto. Sono abituata a stare sul palco per cantare, mentre qui sto imparando a vivere la scena da una prospettiva diversa. Lavorare con Enrico Papi è molto piacevole. È una figura iconica della televisione italiana e una persona estremamente generosa. Mi sto trovando molto bene e mi piace poter osservare il mio mondo professionale da un’altra angolazione”.
Musica, televisione, fiction. E poi?
“In realtà sono molto contenta del percorso che sto facendo. Quando ero più giovane vivevo ogni scelta come definitiva, quasi come se dovessi decidere una volta per tutte chi essere. Oggi mi sento più libera di esplorare ambiti diversi, imparare cose nuove e mettere in discussione l’idea che ho di me”.
Sei molto impegnata anche nella battaglie per i diritti civili, soprattutto delle donne. Come siamo messi?
“Sul fronte della parità c’è ancora molto da fare. Penso soprattutto al mondo del lavoro, dove troppo spesso le donne si trovano davanti alla scelta tra carriera e maternità. Sarebbe importante costruire una società che permetta a tutti di realizzarsi pienamente, indipendentemente dal genere. Attraverso l’associazione Una Nessuna Centomila ho incontrato molte donne ospiti dei centri anti-violenza. Ho ascoltato storie durissime, ma anche di rinascita. Spesso si parla delle vittime che non ce l’hanno fatta, ed è giusto farlo. Però sarebbe importante dare spazio anche ai racconti di chi ce l’ha fatta a uscire da situazioni difficili. Storie che possono dare coraggio ad altre donne”.
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