The Kolors primi in radio con "Rolling Stones": "Godiamo dei momenti positivi perché abbiamo vissuto quelli negativi"
Da quest'ultimo traguardo agli altri successi, dalle montagne russe provate al turning point "Italodisco" fino al prossimo album: la band si racconta a Tgcom24
di Giorgia ArgiolasNon si arrestano i The Kolors, che collezionano un successo dopo l'altro. Infatti, "Rolling Stones", il loro ultimo singolo uscito il 27 marzo che vanta due firme d'eccellenza, Calcutta e Davide Petrella, è il brano più ascoltato in radio della settimana. La canzone - che è stata accompagnato da un videoclip con protagonisti Eva Henger, attrice e modella ungherese naturalizzata italiana, e Gianni Celeste, cantautore siciliano - ha conquistato per la seconda volta il primo posto della classifica EarOne Airplay. Da quest'ultimo traguardo agli altri successi, dalle montagne russe provate al turning point "Italodisco" fino al prossimo album e al rapporto tra i componenti (Antonio Stash Fiordispino, Alex Fiordispino e Dario Iaculli), la band si è raccontata a Tgcom24 per voce di Stash.
Il vostro singolo "Rolling Stones" è primo nella classifica EarOne. Qual è, secondo voi, la forza di questo pezzo?
Intanto, questo numero uno a distanza di quasi due mesi dall'uscita del brano in radio è un segnale gigantesco per noi. Facciamo pop e la locomotiva del pop rimane la radio: la musica che gira nell'aria, che si ascolta dalla macchina al bar, al supermercato, alla filodiffusione nei centri commerciali. Per quanto riguarda il pezzo, secondo me, alla base di tutto c'è la sincerità: nelle melodie, nel pop. Inoltre, questo brano ha un impianto di scrittura da Champions League. Sono felice, per l’appunto, di celebrare un altro numero uno insieme a Calcutta e a Davide Petrella, che sono stati già nostri compagni di viaggio in "Tu con chi fai l'amore". Davide è quasi parte della band per quanto scriviamo insieme. Non esiste una vera e propria formula, però quando arrivano questi segnali di abbraccio anche da parte del mondo radio per noi è molto importante.
Com'è nato il brano?
È nato, in realtà, un paio di anni fa. Si parla del periodo in cui avevamo scritto "Un ragazzo una ragazza". Era arrivato un embrione di "Rolling Stones" da Davide e Calcutta. Tuttavia, avevamo in canna dei colpi un pochino più coerenti per ciò che serviva nel post "Italodisco", come, appunto "Un ragazzo una ragazza", "Karma", "Tu con chi fai l'amore", eccetera. Però, ci siamo subito resi conto che questo pezzo aveva un potenziale incredibile, una magia. Ai tempi, abbiamo pensato che, al momento giusto, quando sarebbe uscito, sarebbe stato il brano che ci avrebbe rappresentati di più e infatti così è stato. Forse, se fosse uscito in un altro momento, non sarebbe stato capito in questo modo. È un brano che dichiara palesemente di non voler fare il tormentone estivo dal primissimo istante in cui lo si ascolta. È il pezzo giusto per raccontarci in questo momento. Per cui mi sento di dire che abbiamo fatto bene a tenerlo lì e a coccolarlo il più possibile per tenerlo pronto per adesso.
Com'è nata invece l'idea del videoclip?
Avevamo chiuso il pezzo, eravamo in studio con membri del nostro management e avevamo deciso di fare una pausa per pranzo. Nel tragitto verso il ristorante, mi sono accorto di alcuni commenti, like, messaggi ricevuti da Gianni Celeste. Per me era ovviamente incredibile: il fatto che la nostra musica fosse arrivata a un personaggio come lui era un segnale di estremo rock and roll. Così, quando poi, pensando al video, abbiamo riflettuto sulle cose più rock and roll che ci erano accadute nell'ultimo periodo - perché appunto "Rolling Stones" parla di questa attitudine rock and roll alla vita - mi è subito venuto in mente Gianni Celeste. Quindi, abbiamo iniziato a prendere contatti tramite suo figlio Filippo. L'idea della super Eva Henger, invece, è venuta a Dario. Ringraziamo entrambi. Questa loro partecipazione incontrava anche un nostro desiderio, cioè quello di non fare parti recitate nel nostro videoclip. Non amiamo tanto il video recitato da noi, come dimostrano anche i precedenti.
Parliamo un po' del futuro. Quando uscirà il prossimo album e cosa dobbiamo aspettarci?
Siamo in dirittura d'arrivo, è chiuso. Questo è per noi il disco più importante perché arriva da un percorso di singoli veramente vittorioso: da "Pensare male" in poi e, soprattutto, con quella che io definisco pietra miliare "Italodisco" (c'è un pre e un post "Italodisco", con la quale c'è stato un cambio pagina importante). Dopo quest'ultima, abbiamo iniziato ad avere l'urgenza di raccontarci anche sulle album track.
Avete intanto in programma nuove uscite?
Sì, ci sono in programma delle altre uscite, anche perché dobbiamo iniziare a raccontare l'album. Diciamo che "Rolling Stones" è il primo capitolo. Oggi, uscire con un disco senza averlo raccontato come farebbe un cantante urban sarebbe abbastanza dura per un artista pop. In quest'ultimo genere, infatti, l'album deve arrivare alla gente, come suggerisce il nome.
Il 3 luglio, parte da Mirano il tour estivo "The Kolors Live 2026" (la band sarà al Mirano Summer Festival, mentre il 17 luglio al Moon+Stars 2026, in Piazza Maggiore a Locarno; il 18 luglio all'Assisi Summer Festival, nella suggestiva cornice della Rocca Maggiore di Assisi (PG); il 4 agosto al Teatro delle Rocce di Gavorrano (GR); il 13 agosto all'Arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro (UD) e il 14 agosto ad Asiago Live 2026, in Piazza Carli ad Asiago (VI), ndr). Come vi sentite?
Molto, molto carichi. Veniamo da due anni anche di tour vittoriosi. L'anno scorso, in primavera, abbiamo concluso un tour europeo che ha toccato 13 Stati e 25 città, con molti concerti sold out. Siamo stati davanti a pubblici che non ci conoscevano esteticamente, ma conoscevano le nostre canzoni. Tra l'altro, il live rimane il vero punto di forza dei The Kolors. Non me la sto cantando e suonando da solo, ma mi sento di dire che dal punto di vista dei concerti, in questo momento, abbiamo una nostra fetta di torta che è riconoscibile e, soprattutto, positiva. Non lo dico per i numeri, ma per il clima che si crea ai nostri concerti.
A proposito di numeri, sentite il peso delle aspettative in un mondo che richiede sempre di più? Proprio in queste ore, ha fatto notizia che i Modà abbiano dovuto spostare la location del concerto di Torino del 30 giugno dall'Allianz Stadium all'Inalpi Arena perché non avevano venduto abbastanza biglietti (eppure, parliamo comunque di una struttura con 18mila posti).
Chapeau per la decisione di Kekko di averci messo la faccia - in un momento storico in cui si è più abituati a vedere mettere la faccia chi vuole mettersi in mostra piuttosto che chi vuole dire la verità - senza girarci troppo intorno. Conferma la sincerità che c'è dietro un uomo, dietro un artista, che poi è quella che le persone fondamentalmente premiano. Per quanto riguarda il peso delle aspettative, per noi è stata talmente una montagna russa, siamo talmente abituati alla sensazione che si prova "quando finisce la festa" - "la festa della nostra vita" è iniziata e finita un sacco di volte – che sappiamo che non c'è da investire emotivamente nei numeri. Ho giustamente celebrato un segnale così importante come un numero uno in classifica perché altrimenti sarebbe poi l'estremo opposto, cioè fregarsene anche di un primo posto, però sapendo che quel numero uno è la conseguenza dell'obiettivo raggiunto. E l'obiettivo raggiunto è quando riceviamo decine di migliaia di messaggi dopo i nostri concerti dove ci sono persone di tutti i target, da ragazzini giovanissimi a persone adulte, e ci rendiamo conto che stiamo facendo un percorso basato sulla sincerità di un racconto. Sono arrivati dei grandi successi e abbiamo avuto la fortuna di saper riconoscere i momenti positivi perché abbiamo vissuto quelli negativi. L'anno scorso, abbiamo avuto 39mila persone davanti ai concerti, ma anche quando ce ne sono 1.000-1.500 in situazioni magari più piccole noi sentiamo la potenza di quelle persone perché abbiamo fatto tanti show anche con 60 presenze. Per cui evviva i momenti di down, di downgrade perché sono quelli che poi innescano il meccanismo che ti fa arrivare a essere sincero e quindi molto probabilmente ad avere delle persone che credono in te.
Andate sempre d'accordo su tutto o vi capita di discutere?
Fortunatamente, ci capita di discutere. Il confronto è necessario in una band. Senza più punti di vista vedremmo, a livello artistico, uno scenario più piatto rispetto a quello che vediamo.
Stash, come concili la vita da padre di famiglia con quella da rockstar?
A parte il boost creativo che hanno generato in me le mie due bambine, io non noto differenza, anzi. Ho un approccio molto più costante allo studio di registrazione, che, tra l'altro, è sotto casa mia. Quindi, la mia genitorialità la sento ancora più parte della mia vita. Da quando sono diventato papà sono pure più puntuale. (E Alex e Dario confermano, ndr).
Concludiamo con qualche ulteriore novità?
Beh, che l'anno prossimo siamo confermati al Coachella... Purtroppo, scherzo (ride, ndr)...
