La chiave di lettura

Christopher Nolan: "L’Odissea è il film definitivo sui cani"

Nella visione del regista, le grandi prove affrontate da Ulisse lasciano spazio anche a una narrazione più intima e silenziosa

06 Ago 2026 - 07:01
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 © Ufficio stampa

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Christopher Nolan ha scelto una prospettiva inedita per raccontare l’Odissea: non soltanto il lungo viaggio di ritorno di Ulisse verso Itaca dopo vent’anni di assenza, ma soprattutto il rapporto profondo tra l’eroe e il suo cane Argo. Durante un’intervista al The Late Show with Stephen Colbert, il regista ha definito la sua versione cinematografica del poema di Omero "the ultimate dog story", ovvero "la storia definitiva sui cani", offrendo così una chiave di lettura diversa rispetto alla tradizionale epopea fatta di guerre, mostri e avventure.

Cristopher Nolan rilegge il poema di Omero attraverso il rapporto tra uomo e animale

 Nella visione del regista, le grandi prove affrontate da Ulisse – dalla guerra di Troia agli incontri con creature mitologiche come il ciclope e le sirene – lasciano spazio anche a una narrazione più intima e silenziosa. Al centro emerge il legame tra un uomo e il suo cane, costruito su fedeltà, riconoscimento e affetto.

È proprio Argo, infatti, uno dei personaggi più emblematici dell’intero poema omerico. Il cane rappresenta il filo che collega il passato e il presente di Ulisse: mentre tutti gli altri abitanti di Itaca non riescono a riconoscere il sovrano tornato in patria sotto mentite spoglie, l’animale è l’unico a percepire immediatamente la sua vera identità.

Il momento più celebre dell’Odissea: il riconoscimento di Argo

 Nel poema di Omero, Ulisse rientra a Itaca travestito da mendicante per non attirare l’attenzione dei Proci, gli uomini che hanno occupato la sua casa approfittando della sua lunga assenza. Nessuno riesce a capire chi sia davvero, ma il suo vecchio cane sì.

Argo viene descritto come un animale ormai anziano e debilitato, lasciato in condizioni di abbandono dopo anni senza il proprio padrone. Sdraiato su un cumulo di letame, nonostante la vecchiaia e la sofferenza, riconosce immediatamente Ulisse: solleva la testa, muove la coda e abbassa le orecchie, ma non ha più la forza per corrergli incontro.

L’eroe, costretto a mantenere il proprio travestimento, non può lasciarsi andare. Per non essere scoperto trattiene le emozioni e chiede informazioni sul cane a Eumeo, il fedele porcaro che ricorda Argo come un eccezionale compagno di caccia, forte, veloce e capace di seguire le tracce delle prede. Poco dopo aver rivisto il suo padrone, il cane muore.

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La modifica di Christopher Nolan: Ulisse accarezza Argo prima della morte

   La trasposizione cinematografica realizzata da Nolan introduce però una variazione importante rispetto al testo originale. Nel film, il regista immagina che Ulisse riesca ad avvicinarsi ad Argo e a salutarlo con una carezza prima della sua morte.

Nolan aggiunge inoltre un ulteriore elemento simbolico: mostra il cane quando era ancora un cucciolo, stretto tra le braccia dell’eroe prima della partenza per la guerra di Troia. Il contrasto tra quell’immagine e quella finale dell’animale anziano permette di racchiudere l’intera vita di Argo e di trasformare il gesto di Ulisse in un momento di ricongiungimento dopo vent’anni di separazione.

Tornare a Itaca significa anche ritrovare chi ci ha aspettato

 La scelta del regista amplia quindi il significato del viaggio di Ulisse. Il ritorno a casa non diventa soltanto la conclusione di un percorso eroico fatto di ostacoli e battaglie, ma anche il recupero di un legame affettivo rimasto intatto nonostante il passare del tempo. Nella lettura proposta da Nolan, "approdare a Itaca" assume così un valore ancora più universale: può significare anche tornare da chi ci ha aspettato senza mai dimenticarci, compreso il proprio cane.

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