Approfondimento

Non solo il caso Giorgia Kus: cosa sono le malattie senza diagnosi, enigmi per pazienti e medici

La scienza medica scopre decine di nuove sindromi ogni anno, ma non sempre si riesce a dare loro un nome. E tanto meno una cura

28 Ago 2026 - 14:48
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La piccola Giorgia Kus è volata via. Fin troppo presto. Eppure, nonostante la giovanissima età, per 11 anni lunghissimi anni ha combattuto, con il sorriso, contro un nemico subdolo e invisibile al quale nessuno ha saputo dare un nome. Una condizione rara e senza cura, che però accomuna milioni di persone in tutto il mondo, affette da quelle che la medicina ha ribattezzato "malattie senza diagnosi" proprio per l'impossibilità di fornire risposte alle tante domande che affliggono non solo i pazienti, ma anche la stessa comunità scientifica.

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Malattie senza nome

 Le malattie senza diagnosi (o malattie senza nome) sono condizioni patologiche, spesso di origine genetica rara, per le quali nonostante i numerosi sforzi della medicina e i progressi tecnologici non esiste ancora un nome, una causa biologica nota e nemmeno un test diagnostico specifico. In Italia si stima che circa 100.000 persone convivano con questa condizione, affrontando percorsi clinici complessi e frammentati. Una cifra, quella dei pazienti la cui sindrome resta sconosciuta, che a livello globale arriva a sfiorare i 20 milioni. 

Una doverosa distinzione

 Esistono due gruppi distinti di malati rari senza diagnosi: quelli ancora "non diagnosticati", che non sono ancora riusciti a raggiungere una precisa diagnosi, perché presentano sintomi comuni o fuorvianti o un quadro clinico atipico di una malattia rara diagnosticabile; quelli "non diagnosticabili", per cui non esiste un test diagnostico poiché la malattia non è stata ancora descritta oppure la causa non è stata identificata. A queste persone può capitare di ricevere una diagnosi errata, perché la sindrome viene confusa con altre.

Cosa sono e perché si verificano

 L'impossibilità di arrivare a una diagnosi precisa è dettata da tre fattori. In alcuni casi possono emergere condizioni non ancora descritte: la mutazione genetica o il fattore scatenante non sono mai stati identificati o catalogati dalla scienza. In secondo luogo i medici possono trovarsi di fronte a un quadro clinico particolarmente complesso, con pazienti che presentano sintomi multisistemici e che non rientrano in nessuna sindrome conosciuta. Infine, determinante, l'origine genetica: si stima infatti che l'80% delle malattie in questione abbia una base genetica, che può essere studiata tramite sequenziamento avanzato del Dna.

La catalogazione

 Trattandosi di patologie non ancora scoperte, prive di un nome o di un test biologico specifico è ovviamente impossibile arrivare a un elenco delle malattie. Tuttavia, il portale medico internazionale Orphanet ha introdotto un codice di classificazione specifico denominato "Malattia rara senza diagnosi dopo indagini approfondite". Questo codice è utile ai medici per catalogare ufficialmente i pazienti che restano senza risposta anche dopo aver eseguito i test genetici più avanzati.

I sintomi più frequenti

 Pur non essendoci una lista di nomi, la comunità scientifica (incluso l'Istituto superiore di sanità italiano) identifica queste condizioni attraverso i sintomi e le manifestazioni cliniche ricorrenti. I pazienti senza diagnosi presentano quadri clinici estremamente eterogenei, ma quasi sempre accomunati da tre elementi: coinvolgimento multisistemico (più organi colpiti contemporaneamente), esordio pediatrico e natura cronico-invalidante. I disturbi più frequentemente riscontrati includono anomalie nello sviluppo neurologico, malformazioni congenite multiple, dismorfismi facciali, regressione dello sviluppo e disturbi metabolici o immunitari atipici.

Il calvario dei pazienti

 Non poter dare un nome alla propria malattia costringe i pazienti e le loro famiglie ad affrontare un percorso estremamente difficile, che in alcuni casi assomiglia sempre di più a un vero e proprio calvario. Essi vivono nell'incertezza, senza poter conoscere l’evolvere del proprio stato di salute o individuare il trattamento più adeguato e senza possibilità di accedere a cure sperimentali, impedendo in questo modo non solo l'accesso a un'adeguata assistenza medica e sanitaria, ma anche a una pianificazione certa del proprio futuro.

La rete internazionale

 Il problema dei pazienti non diagnosticati, dunque, è globale. Tanto che alcuni enti e organizzazioni lavorano da tempo in sinergia per cercare di affrontare e risolvere questo particolare fenomeno medico-scientifico mettendo in rete risorse, investimenti e competenze. Nel 2016, ad esempio, il Centro nazionale delle malattie rare, insieme al National institute of health americano, ha avviato un programma bilaterale sulle malattie rare, finanziato dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, che ha permesso di fare ampi passi in avanti in questi primi dieci anni di attività. "La struttura del progetto evidenzia la necessità di un ampio sforzo multidisciplinare per rendere concretamente applicabili le nuove biotecnologie genomiche nei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali dei pazienti con malattie rare senza diagnosi", si legge sul portale italiano delle malattie rare.

La ricerca in Italia

 Anche a livello nazionale esistono comunque diverse importanti iniziative. L'ambulatorio, attivato dall'Irccs ospedale pediatrico Bambino Gesù (Roma) e dedicato ai bambini e alle famiglie con malattia senza diagnosi offre prestazioni cliniche dirette ed effettua un primo parere diagnostico qualificato anche a distanza. C'è poi il programma "Malattie senza diagnosi" coordinato dall'istituto Telethon di genetica e medicina di Pozzuoli, che ricorre a tecnologie di sequenziamento del Dna all'avanguardia. Infine anche l'ospedale Policlinico San Martino di Genova che nel 2017 ha istituito il Centro clinico per i malati orfani di diagnosi. 

Una luce nel buio

 La strada, tuttavia, è ancora lunga e non certo priva di ostacoli. La medicina genetica scopre centinaia di nuove sindromi ogni anno, ma la velocità e l'efficacia della ricerca deve fare i conti con la complessità, straordinaria ed enigmatica allo stesso tempo, del corpo umano. E in questo percorso, per i pazienti senza nome, la sinergia internazionale e la condivisione globale di dati e risultati rappresentano l'unica, vera, bussola.

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