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27.9.2013

Letta vede Napolitano e lancia l'ultimatum al Pdl
Tensione in Cdm, salta il rinvio dell'aumento Iva

"Prendere o lasciare": linea dura del premier che chiederà una nuova fiducia alle Camere

23:44 - Il Pdl decida se sostenere l'impegno di governo assunto cinque mesi fa o si va "tutti a casa". Il premier, Enrico Letta, ottenuto l'appoggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lancia l'ultimatum al centrodestra e si prepara a chiedere una nuova fiducia alle Camere già lunedì o martedì. Un clima tesissimo che si ripercuote sul Cdm: salta l'approvazione della "manovrina" per il rinvio dell'aumento Iva, che ora sembra inevitabile.
L'incontro con Napolitano - Una linea durissima del "prendere o lasciare" che il presidente del Consiglio ha prima illustrato ai vari leader della maggioranza e poi condiviso con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, anche lui non più disposto a tollerare "continui ping pong" che danneggiano il governo e soprattutto il Paese. L'affondo del premier e del Capo dello Stato conferma la solidità di un patto stretto tra i due al momento della formazione del governo delle larghe intese. E la linea dura per inchiodare il Pdl davanti alle proprie responsabilità è condivisa anche se i percorsi di Letta e Napolitano sono forse destinati a separarsi se il Pdl non confermerà la fiducia. 

Il chiarimento con Alfano e Lupi - "Così non si può andare avanti, o il chiarimento è inequivoco o io non ho problemi a dimettermi, anzi se non ci fosse questa legge elettorale l'avrei già fatto", è il tono dell'aut aut che il presidente del Consiglio avrebbe prospettato nel pranzo con il segretario del Pdl Angelino Alfano ed il ministro Lupi, i primi incontrati, insieme al ministro Dario Franceschini, nella convulsa giornata di incontri. Letta sgombra il campo, se mai ce ne fosse bisogno, chiarendo che lui non ha alcun interesse a restare al suo posto se non riesce a realizzare quel programma, compreso la riforma del Porcellum, su cui cinque mesi fa ottenne la fiducia. 

Cdm, salta il rinvio dell'aumento Iva - In serata il Cdm non approva la "manovrina" che avrebbe dovuto rinviare a gennaio l'aumento dell'Iva. La sospensione di provvedimenti "anche rilevanti di natura fiscale e economica", ha spiegato Letta, è dovuta all'impossibilità "di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la continuità dell'azione di governo". "A questo punto l'aumento dell'Iva è inevitabile", ha detto il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio.


Scontro tra Alfano e Franceschini - Un Cdm teso durante il quale sono volati gli stracci, con Angelino Alfano che ha addossato al Pd la colpa della crisi "a causa del congresso e per l'antiberlusconismo". Il vicepremier ha quindi alzato la voce contro qualsiasi ipotesi di aumento delle tasse per coprire il rinvio dell'aumento Iva e ha rilanciato il chiarimento anche sulla giustizia. Ne è nato uno scontro con Dario Franceschini che ha scandito: "Nessun baratto tra la durata del governo e cedimenti sulle regole, per il Pdl la giustizia è sinonimo dei problemi di Berlusconi".

Letta: "Non ho intenzione di vivacchiare" - Nessun cedimento da parte di Enrico Letta, che davanti ai suoi ministri ribadisce: "Non ho alcuna intenzione di vivacchiare o di prestare il fianco a continue minacce e aut-aut". "Un'efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo. O si rilancia, o si chiude questa esperienza".
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