Gianluca Benedetti, morto giovedì insieme ad altri quattro italiani durante un'immersione alle Maldive, è l'unico, finora, a essere stato ritrovato. Sul suo corpo, recuperato a circa 50 metri di profondità dalla seconda delle tre grotte che i subacquei stavano esplorando, un indizio che potrebbe aiutare gli inquirenti a ricostruire la vicenda: la sua bombola era vuota. Il che fa pensare che qualcosa abbia bloccato la via d'uscita o che i sommozzatori abbiano perso la via d'uscita, arrivando a finire l'ossigeno. Teoria avallata anche dall'avvocato della famiglia di Federico Gualtieri, un'altra delle vittime: "Quello che appare percorribile è che si sia trattato di una problematica con le bombole".
Le altre ipotesi sull'incidente
Mentre ricominciano le ricerche della guardia costiera maldiviana, dopo una notte di stop a causa delle raffiche di vento e della pioggia, l'ipotesi da subito ventilata secondo cui sarebbe stato il maltempo all'origine del tragico incidente sembra perdere pian piano quota: "Il mare era perfetto. Nessuna allerta meteo, nessuna perturbazione, visibilità ottima", ha raccontato il professore associato di Zoologia all'Università di Genova, Stefano Vanin, a bordo della Duke of York insieme agli altri partecipanti alla crociera scientifica organizzata da Albatros Top Boat. Opinione condivisa anche dal marito di Monica Montefalcone, la professoressa associata 51enne del Distav all'Università di Genova che ha perso la vita nelle acque profonde attorno all'atollo di Vaavu insieme a sua figlia Giorgia Sommacal, ai ricercatori Muriel Oddenino e Federico Gualtieri e al capobarca Gianluca Benedetti. "Era una professionista scrupolosa", ha affermato Carlo Sommacal, "aveva molta esperienza nel campo delle immersioni e mai si sarebbe calata con un'allerta gialla".
Tutti apparentemente esperti, quindi, tanto da non aver paura di esplorare a una profondità che va ben oltre il consentito per fini ricreativi: in questi casi, infatti, alle Maldive sono proibite le immersioni oltre i trenta metri. Secondo la ricostruzione dei testimoni, giovedì mattina i cinque - l'Ateneo genovese ha specificato che solo Montefalcone e Oddenino erano state autorizzate e sovvenzionate per un progetto di ricerca, di cui comunque l'immersione non faceva parte - si sarebbero staccati dal gruppo, immergendosi in un punto diverso da quello individuato per gli studenti, più sicuro e controllato.
Il giallo dei soccorsi in ritardo
Da quel momento, i contatti con il gruppetto di sommozzatori si sono persi definitivamente: l'immersione, iniziata alle 11 del mattino, sarebbe dovuta durare meno di un'ora. Ma verso mezzogiorno, quando non si è aperto nessun pallone di segnalazione - che si usa per far sapere alla barca che un sub è riemerso -, "ci siamo accorti subito che qualcosa non andava", ha raccontato uno dei presenti. Le ricerche sono iniziate immediatamente, ma dopo poco il segnale di allarme è arrivato direttamente alla Farnesina e alle autorità maldiviane.
Come sul maltempo, anche su questo tema le prime informazioni di ritardi nei soccorsi sono state smentite dai passeggeri della Duke of York. È vero, ammettono, che le squadre di emergenza sono arrivate dopo circa due ore e trenta, se non tre, ma una testimone ha fatto notare che "le Maldive sono enormi, gli atolli sono molto distanti tra loro e qui i soccorsi arrivano via mare. Possono anche impiegare ore".
Anche se fossero arrivati immediatamente, comunque, l'esito della vicenda non sarebbe stato diverso. Ne è convinto un altro dei presenti (molti dei quali non vogliono farsi identificare per non aggiungere preoccupazione nei familiari), secondo cui i cinque "erano già morti", i soccorsi "non avrebbero potuto fare nulla. La speranza è svanita quando hanno ritrovato il primo corpo".
Adesso, non resta che aspettare il recupero degli altri quattro dispersi, mentre la procura di Roma ha già avviato le indagini su quanto accaduto. In mano ai pm di piazzale Clodio tanti dubbi e poche certezze, ma una base da cui partire c'è: le testimonianze dei presenti, i dati della compressione - che potranno dire di più su come sono state preparate le bombole - e il corpo di Benedetti, dalla cui autopsia si potrà capire, forse, di più sugli ultimi istanti del gruppo di subacquei rimasti vittime della loro passione per il mare.
Riprendono le operazioni di recupero
Intanto, sono ricominciate le immersioni per tentare di recuperare i quattro corpi ancora dispersi. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è in contatto con l'ambasciatore d'Italia a Colombo, Damiano Francovigh, (competente per le Maldive) e la console onoraria a Malè, Giorgia Marazzi, che sono imbarcati sulla unità di appoggio Ghazee della guardia costiera per seguire le operazioni di recupero. In mare al momento otto sommozzatori maldiviani si alternano nelle operazioni. I due primi operatori si sono già immersi per individuare e segnalare con precisione il punto di ingresso della serie di caverne in cui sono scomparsi i sub italiani. Altri sei sommozzatori si immergeranno successivamente, in vari turni, per provare a individuare i corpi e riportarli in superficie.
Tajani ha dato disposizioni alla Farnesina di seguire il recupero dei corpi ma anche di offrire assistenza alle famiglie degli scomparsi e ai connazionali che adesso dovranno rientrare in Italia. Su sua richiesta, la polizia maldiviana metterà a disposizione un team predisposto per il supporto psicologico per i connazionali coinvolti. Il Duke of York, lo yacht su cui erano ospitati i 25 turisti italiani fra i quali i cinque sub scomparsi, ha appena raggiunto la capitale Malé.
