Grattacieli futuristici, turismo e lavoro per tutti: ecco la "Nuova Gaza" secondo Trump | Le foto
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Il "Board of Peace" ridimensiona i suoi obiettivi a sei mesi dal lancio. E i pochi soldi versati finiscono in una banca privata.
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Avrebbe dovuto raccogliere almeno 17 miliardi di dollari il Board of Peace, in uno sforzo umanitario senza precedenti per ricostruire Gaza. Anzi "Riviera Gaza", come la nuova Striscia si presentava alla mente del presidente americano Donald Trump. Ma di quel mega progetto di architettura futuristica a cinque stelle - come ampiamente prevedibile - non rimane nulla. E il Board ha prontamente ridimensionato i suoi obiettivi: non più palazzoni né una nuova area per il turismo di lusso, bensì la costruzione di un campo profughi. Per di più temporaneo, un semplice "progetto pilota".
"Il cambiamento è come il paradiso: tutti vogliono andarci ma nessuno vuole morire". Se si andasse a Washington a chiedere conto delle loro promesse non mantenute, la risposta sarebbe sicuramente su questa falsariga. Quelle parole, secondo Euronews, le avrebbe pronunciate il genero di Trump Jared Kushner durante un recente incontro in videoconferenza con ministri arabi ed europei, organizzato dalla commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Šuica. Una frase che racchiude in sé probabilmente la verità di un progetto gonfiato artificialmente - tra proclami futuri e adesioni solo a tavolino - ma che di concreto ha ben poco. Perché, insomma, tutti vogliono che a Gaza la gente non muoia di fame, il problema è voler intervenire con una "riforma radicale per ribaltare le sorti" della Striscia. Un intervento che ha bisogno di tanti soldi e di una distribuzione capillare di aiuti.
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La creazione del Board of Peace è avvenuta il 22 gennaio. In sei mesi, il nuovo organismo si è riunito una volta sola: il 19 febbraio. In quell'occasione Trump annunciò che avrebbe versato nel tesoro del Board - il cosiddetto Gaza Reconstruction and Development Financial Intermediary Fund, gestito dalla Banca mondiale - circa 10 miliardi di dollari. E anticipò di attendersi un contributo intorno a 7 miliardi complessivi da nove Paesi: Kazakistan, Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait. Di tutto ciò al momento non c'è traccia. Le casse del Board of Peace sono vuote da mesi. L'unico versamento di denaro lo hanno portato a termine Emirati e Marocco: in totale 23 milioni di dollari, recapitati tra l'altro su un conto privato della banca americana JPMorgan Chase.
Il problema, secondo quanto avrebbe detto Kushner durante quella riunione, è sempre lo stesso: Hamas. Finché a Gaza c'è Hamas e i miliziani non sono disarmati, qualunque investimento è percepito come eccessivamente insicuro. Un ragionamento che - a rigor di logica - fila. Ma che dà il via a un inevitabile cortocircuito senza apparente soluzione: finché c'è Hamas non arrivano finanziamenti, ma finché non arrivano finanziamenti per ricostruire la Striscia e creare la Forza di stabilizzazione internazionale sarà alquanto complicato sradicare dalla Striscia la presa del gruppo armato palestinese. E così anche il progetto della forza di stanza nella Striscia sembra destinato a fallire miseramente. Dei 10mila uomini annunciati da Trump per ora si è trovata solo una manciata di ufficiali, forse meno di venti, arrivati da Marocco e Kosovo in Israele. Il loro compito? Proteggere un progetto nel sud della Striscia. Un progetto, ovviamente, pilota.
Allora perché continuare? Secondo quanto avrebbe riferito una fonte israeliana al quotidiano inglese The Guardian, sarebbe un modo per tenere a bada le fazioni estreme del governo di Tel Aviv. Ammettere il fallimento del Board of Peace significherebbe spalancare la strada a "soluzioni alternative". In poche parole, per adesso, l'obiettivo del Board è "mantenere la palla il più possibile". E nel frattempo, magari, "far andare avanti qualcosa".