Hamas: non rinunciamo alle armi né accettiamo un governo straniero
Il leader dell'organizzazione respinge pressioni internazionali su armi e governo a Gaza e chiede un approccio equilibrato per ricostruzione e aiuti umanitari
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Durante una conferenza a Doha e in un intervento all’Al Jazeera Forum del 17 febbraio 2026, Khaled Mashal, leader di Hamas e capo dell’ufficio politico all’estero del movimento, ha affermato che il gruppo non rinuncerà alle proprie armi né accetterà un intervento straniero a Gaza, respingendo le richieste degli Stati Uniti e di Israele. Mashal ha definito il disarmo dei palestinesi come una “privazione dell’anima” e ha sottolineato che criminalizzare la resistenza e le sue armi è inaccettabile, invitando il Board of Peace ad adottare un approccio equilibrato che consenta la ricostruzione della Striscia e il flusso di aiuti, senza imporre un governo straniero.
La proposta
Il leader di Hamas ha spiegato che il movimento propone di congelare l’arsenale, invece di eliminarlo, e che una tregua a lungo termine potrebbe rappresentare uno strumento di stabilizzazione, purché siano garantite condizioni credibili che impediscano il ritorno della guerra. Mashal ha ribadito che la minaccia non proviene da Gaza ma dall’occupazione israeliana e ha definito il disarmo imposto come una rimozione dello spirito stesso del popolo palestinese.
Il prossimo meeting
Le dichiarazioni di Mashal si inseriscono nel contesto del primo incontro operativo del Comitato di pace per Gaza, convocato dagli Stati Uniti il 19 febbraio a Washington, con l’obiettivo di coordinare la ricostruzione della Striscia e raccogliere fondi internazionali. Tuttavia, il nodo del disarmo resta centrale, con mediatori regionali, Egitto, Qatar e Turchia, che discutono da mesi possibili soluzioni graduali.
Israele
"Hamas deve essere disarmato e Gaza deve essere smilitarizzata. Questo è il cuore del piano di pace e non ci devono essere compromessi su questo punto". Lo ha affermato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar durante un bilaterale con il ministro degli Esteri paraguaiano Rubén Ramírez Lecco. Il capo del dicastero si è anche esposto sulla questione iraniana. "I missili balistici a lungo raggio che il regime cerca di produrre su larga scala mettono in pericolo Israele, ma non solo. Il regime iraniano ha già utilizzato missili contro altri paesi del Medio Oriente. Anche i Paesi europei sono minacciati dalla gittata di questi missili" ha dichiarato.
