Alle Olimpiadi e nella vita

La paura di vincere esiste e può sabotare ogni iniziativa

Nello sport e nella vita di tutti i giorni il successo può spaventare e indurre a rinunciarvi o a non mettersi alla prova  

05 Feb 2026 - 06:00
 © Istockphoto

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Aver paura di vincere sembra un paradosso: dovremmo semmai aver timore di perdere, ma la scienza conferma l’esistenza di questo blocco interiore che ci porta a fallire proprio quando siamo a un passo dal risultato che volevamo ottenere. L’esempio più evidente è quello del calciatore che sbaglia il rigore decisivo per la propria squadra o, in tema olimpico, il caso dello sciatore che sbaglia l’ultima porta prima del traguardo. Ma anche nella vita comune i casi sono numerosi: la dimenticanza che compromette l’esito di un lungo lavoro o il passo falso che fa allontanare la persona del cuore a cui stavamo facendo il filo da settimane. Questi atti di sabotaggio estremo nascono di solito da una pressione esasperata e dall’eccesso di stress, ma anche da meccanismi inconsci legati alla bassa autostima.

LA PAURA DI VINCERE: CHE COS’È – Per la scienza, questo timore inconscio di avere successo si chiama nikefobia, dalle parole greche nike (vittoria) e phobos (paura). Si manifesta con comportamenti disfunzionali e di auto-sabotaggio che, nonostante le reali capacità di raggiungere un certo obiettivo, compromettono portano a risultati inferiori alle proprie possibilità. Questo accade in ambito sportivo, ma anche nella vita professionale e sociale: la causa di solito è il timore inconfessato delle responsabilità, delle aspettative o della necessità di doversi adeguare a nuove abitudini per mantenere il livello di responsabilità che il successo comporta. Questo timore si traduce nel fallimento all'ultimo istante, quando ormai il risultato sembra a portata di mano: non ci si presenta alla prova, o si fallisce in modo inatteso e clamoroso. Ci si ritrova così a vivere nella posizione di eterno secondo o, in caso di vittoria, ci si sente in colpa per aver conseguito il risultato, nella convinzione di non averlo meritato. Spesso, infatti, la nikefobia va di pari passi con la sindrome dell'impostore, una distorsione cognitiva a causa della quale il soggetto sente di non meritare i buoni risultati ottenuti e la considerazione che ne derivano.  

CI SONO ANCHE CAUSE BIOLOGICHE - Secondo la scienza, la paura di vincere potrebbe avere una causa biologica, soprattutto in ambito sportivo. Molto sembra dipendere da come gli stati mentali e le emozioni influiscono sulle azioni in gara da parte dell'atleta. Uno studio condotto negli Stati Uniti dal Salk Institute For Biological Studies e pubblicato sulla rivista scientifica eLife, ha scoperto che le emozioni sono in grado di esercitare un’influenza diretta sul movimento: il cervello di un atleta, quando è sopraffatto da un susseguirsi di intense emozioni, potrebbe inviare segnali in grado di agire direttamente sul circuito del movimento, di fatto limitandolo. Gli studiosi hanno notato che qualcosa di simile accade anche nei pazienti che soffrono di depressione, i quali subiscono una diminuzione del movimento fisico proprio a causa di processi emotivi e di uno stato motivazionale “scarico”, che influiscono sul movimento, interrompendolo.  Per lo più, però, la nikefobia ha cause psicologiche, legate a una insufficiente autostima o a una pressione esterna considerata troppo forte e insopportabile, che può portare il soggetto a escludersi dal gruppo, autoisolandosi.  

COME SI MANIFESTA LA NIKEFOBIA - La nikefobia può manifestarsi in tanti modi diversi: ad esempio, la persona colpita può rimandare continuamente una gara o un appuntamento importante pur di non mettersi alla prova, finendo per soffocare il proprio valore senza esprimerlo mai. Oppure può mettere in pratica, senza averne coscienza, una serie di comportamenti disfunzionali, dal nutrire pensieri disfattisti al procurarsi appositamente un infortunio, con il solo obiettivo di provocare il fallimento nella prova o quanto meno per procurarsi un alibi che giustifichi la rinuncia. Gli atleti che ne soffrono spesso ottengono risultati molto migliori in allenamento che durante la gara.

COME SI SUPERA LA NIKEFOBIA -  La nikefobia è un disturbo subdolo che va affrontato senza perdere tempo perché è causa di senso di frustrazione, isolamento e profonda infelicità. L'intervento deve essere tempestivo soprattutto nei soggetti molto giovani e negli atleti di talento, i quali hanno pochi anni a disposizione per esprimersi al meglio e che potrebbero vedere compromessa la loro carriera. In questo caso, data la complessità degli elementi che stanno alla base del disturbo, è senz'altro meglio rivolgersi a un professionista, come un mental coach o a uno psicologo specializzato. Nella vita quotidiana può bastare una rete sociale e amicale solida e affezionata, capace di stimolare l'autostima del soggetto e di aiutarlo a credere in se stesso e nelle proprie capacità. Può essere utile anche essere aiutati a ridefinire il concetto di successo, come fonte di grandi soddisfazioni e non solo di nuove e crescenti responsabilità.