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Doomscrolling: perché restiamo ipnotizzati dalle cattive notizie

Non riusciamo a distaccarcene ma alla lunga questo ci fa male come un veleno 

Doomscrolling: perché restiamo ipnotizzati dalle cattive notizie - foto 1
Istockphoto

Doomscrolling è un’espressione inglese che descrive la tendenza a restare attaccati compulsivamente alla lettura di brutte notizie, soprattutto sui dispositivi digitali.

E negli ultimi tempi, non ci sono mancati gli argomenti: dall’epidemia di Covid, alla guerra in Ucraina, senza dimenticare l’assalto al Campidoglio nel 2021 in USA, la terribile frana di Ischia del dicembre scorso e tanti altri eventi simili. Il doomscrolling non è un'abitudine sana: può anzi avere effetti molto negativi perché induce ansia, incertezza e, alla lunga, persino incapacità di provare soddisfazione nella propria vita quotidiana. Ecco allora come difendersi.

DOOMSCROLING: IL FENOMENO –L’abitudine al doomscrolling, neologismo della lingua inglese composto dalle parole doom, sventura, e scrolling, scorrimento di una pagina internet, è una tendenza che si è esasperata durante i mesi del lockdown, per effetto combinato del maggior tempo passato in casa con i new media come principale canale di informazione e di contatto sociale, e della ricerca compulsiva di notizie sull’andamento della pandemia. Insomma, fare doomscrolling o doomsurfing significa cercare compulsivamente cattive notizie online, scrollando compulsivamente pagine e post, e restando in qualche modo avvinti a questo flusso. Il fenomeno è così diffuso che la parola nel 2020 è entrata nell'Oxford Dictionary e da sollevare l'interessamento del World Economic Forum.  Inutile dire che questa nefasta consuetudine ha conseguenze negative soprattutto sulle persone più fragili, che tendono a soffrire di ansia e depressione. 

 

IL FASCINO DELLE BRUTTE NOTIZIE – Il proverbio dice: nessuna nuova, buona nuova, cioè se non c’è nessuna notizia vuol dire che tutto va bene. È vero però anche il viceversa: una buona notizia non è una notizia. Se poi ci imbattiamo in post ad effetto, con un titolo catastrofistico creato ad arte, la curiosità ci spinge ad andare a vedere, assecondando il più naturale degli istinti umani, ossia la curiosità. E quanto più imponente si annuncia il disastro, più ne siamo attratti. Nei periodi di grande ansia sociale, come quello che stiamo vivendo, entra in gioco anche l’effetto del cosiddetto “bias di conferma”, ovvero la tendenza a cercare e leggere informazioni in linea con il nostro stato d’animo. In pratica, quanto più ci sentiamo depressi, tanto più cerchiamo notizie che confermino il nostro mood negativo sul mondo e sulle cose. Il doomscrolling alimenta quindi il senso di angoscia per il quale cerchiamo di esercitare il controllo su eventi e fatti che, per loro stessa natura, non possono essere controllati, incrementando ansia e altre sensazioni negative. 

 

PRENDERE COSCIENZA DEL PROBLEMA – Il doomscrolling può essere considerato una forma di dipendenza. Come spesso accade in casi come questo, chi ne soffre non è pienamente cosciente di trovarsi in una spirale che si autoalimenta. Il primo passo sta perciò nel rendersi conto che il malessere crescente e il continuo stato di ansia in cui ci si trova immersi dipendono proprio da un circolo vizioso, da spezzare il prima possibile. Dato poi che gli algoritmi che governano i social tendono a riproporci le notizie analoghe a quelle che clicchiamo di più, il flusso di bad news diventa ancora più massiccio. Per renderci conto se siamo a rischio doomscrolling possiamo verificare dalla cronologia del nostro browser quali sono le notizie che cerchiamo con maggiore frequenza: se troviamo una prevalenza di cattive notizie, disastri e vicende luttuose è segno che è il caso di correre ai ripari. 

 

PER LIBERARSI DAL DOOMSCROLLING – Il modo più semplice che uscire da questa spirale angosciosa è limitare la quantità di tempo in cui ci esponiamo alle brutte notizie. O, più semplicemente in cui ci dedichiamo alla lettura di news, belle o brutte che siano. Concediamoci, ad esempio, una finestra temporale prefissata, come mezz’ora al mattino, per aggiornarci sulle ultimissime, e mezz’ora alla sera, per ricapitolare gli eventi del giorno, e poi mettiamo da parte il telefonino o il tablet se non per conversazioni piacevoli con amici e conoscenti.  Dedichiamoci invece ad attività diverse, che ci portino a considerare il mondo con occhi più positivi, scegliamo qualche attività diversa e più piacevole a cui dedicare il nostro tempo libero, come dipingere, cucinare, chiacchierare. Il digital detox farà miracoli. 
 

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