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Festa della mamma: non dimentichiamo il 14 maggio

Anche da grandi dedichiamo un pensiero a chi ci ha generati e cerchiamo di capire che tipo di madri siamo 

Festa della mamma: non dimentichiamo il 14 maggio  - foto 1
Istockphoto

Alla Festa della mamma è dedicata la seconda domenica del mese di maggio, quest’anno il giorno 14.

Il marketing ne ha fatto un’occasione commerciale, ma sta a noi trasformare la ricorrenza in un giorno del cuore, in cui dedicare un pensiero, una telefonata o un piccolo dono alla persona che ci ha messi al mondo e che rappresenta l’amore per eccellenza. Anche se i rapporti con la propria madre non sono sempre perfetti e idilliaci, anche in età adulta è bello conservare uno spazio da riservare a lei, per ricordarla se non c’è più, per riflettere su noi stesse nel ruolo di madri e per chiederci che mamme siamo per i nostri figli.

LA FESTA DELLA MAMMA: QUANDO È STATA ISTITUITA - La festa ha origini antiche: in epoca greca e romana e in generale nelle società fortemente agricole, la fertilità femminile era associata alla capacità della terra di dare buoni frutti: si celebrava con feste primaverili, stagione del risveglio della natura. In tempi moderni, invece, il primo Mother’s Day risale al 10 maggio 1909, festeggiato a Grafton, negli Stati Uniti. In Italia, invece, la prima edizione della Festa della mamma può essere fatta risalire al 24 dicembre 1933, giornata di celebrazioni in onore della Madre e del Fanciullo: si trattò di un evento singolo, non più ripetuto negli anni successivi, in cui furono premiate le madri più prolifiche come voleva la politica della famiglia perseguita dal governo fascista, al potere in quegli anni. La Festa della mamma che la conosciamo adesso ha naturalmente uno spirito molto diverso: nel 1956, il senatore Raul Zaccari, sindaco di Bordighera, dedicò una giornata alle mamme della sua città: l'iniziativa ebbe un successo tale che, due anni dopo, lo stesso Zaccari presentò al Senato della Repubblica un disegno di legge perché diventasse una ricorrenza nazionale e, dopo qualche mese di dibattito, fu istituita ufficialmente la Festa della mamma. La data scelta era in un primo tempo l’8 maggio, ma dall'anno 2000 è stata spostata alla domenica immediatamente successiva. Pur trattandosi di una festività civile, merita di essere ricordata anche l'iniziativa di don Otello Migliosi, parroco di Tordibetto di Assisi, in Umbria, il quale il 12 maggio 1957 propose di celebrare la mamma non solo nella sua veste sociale o biologica, ma nel suo valore religioso, sia cristiano sia interconfessionale, come punto di incontro e di dialogo tra le diverse culture. Sempre a Tordibetto è localizzato, unico in Italia, un "Parco della Mamma", progettato dall'architetto assisano Enrico Marcucci, intorno ai resti dell'antica chiesa di Santa Maria di Vico, con al centro una statua dedicata alla maternità, opera dello scultore Enrico Manfrini. 

MAMMA TIGRE, MAMMA CHIOCCIA O MAMMA MEDUSA? – Il mondo della natura ci offre numerosi esempi, molto diversi tra loro, per intendere la maternità, ai quali ispirarsi per orientare i nostri comportamenti o da evitare il più possibile, magari con un sorriso e un pizzico di ironia. 
La mamma chioccia – Soprattutto nella cultura mediterranea è la mamma per eccellenza: dolce e assidua, ma anche iper-protettiva, disposta a “covare” instancabilmente i suoi piccoli anche a tempo indefinito.  È infatti una mamma che ha qualche difficoltà a staccarsi dai propri "pulcini" e a considerarli ancora piccoli anche quando sono arrivati alla maggiore età e avrebbero diritto alla loro autonomia. Le mamme di questo tipo tendono a essere apprensive e "materne" anche nei confronti dei mariti e di altri membri adulti della famiglia. È decisamente un po' troppo, con un sovraccarico di lavoro per loro stesse e la tendenza a generare un rapporto non equilibrato con i "protetti": questi da un lato possono avere la tentazione di mettersi un po' troppo comodi nel nido, dall'altro possono sviluppare istinti di ribellione, per rivendicare il loro diritto all'autonomia.
La mamma tigre – È un modello genitoriale del quale si è molto parlato negli anni scorsi, analizzando in particolare i comportamenti delle madri di nazionalità cinese. Le mamme tigre, proprio come fanno in natura le femmine di questo animale, sono autoritarie, sempre intente a spingere i figli all'eccellenza in qualsiasi settore, dalla scuola, allo sport, all'arte. Guai a deluderle: possono diventare molto coercitive. Il modello si va diffondendo anche in Occidente: soprattutto in un periodo come questo in cui si fanno sempre meno bambini, è molto comune la tendenza tra i genitori a investire aspettative e sogni sul successo del proprio figlio. Ma i bambini sono davvero felici di una mamma super manager?
La mamma medusa – Attenzione: il nome non indica un genitore “urticante” o per lo meno pungente, secondo il carattere che per primo associamo a queste creature del mare, quanto piuttosto alla loro consistenza morbida e gelatinosa. La definizione Jellyfish Parenting, o genitore medusasi riferisce a una estrema flessibilità nel ruolo genitoriale, alla capacità di abbracciare e sostenere il figlio, crescendolo all’insegna dell’apertura, della comprensione, del rifiuto di schemi predefiniti. Il dialogo e il confronto sono la regola numero uno, senza voler imporre il proprio parere genitoriale. Sembrerebbe la situazione ideale, ma gli esperti mettono in guardia: occorre avere capacità di autoregolazione perché i bambini hanno bisogno di certezze e di qualche regola. La sana via di mezzo sembra sempre la più auspicabile: anche la mamma medusa più morbida e avvolgente deve essere in grado di emettere, di quando in quando, un sano ruggito da tigre. 

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