Caramelle e carbone

La Befana regala dolci e simpatia, ma si porta via tutte feste

Una tradizione tutta italiana che ci riporta al lavoro quotidiano, ma con un carico di caramelle e un pizzico di ironia

05 Dic 2025 - 05:45
 © Istockphoto

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Nel folclore italiano, la Befana è la simpatica vecchietta che vien di notte, con le scarpe rotte e un sacco di iuta sulla schiena, portando dolci e caramelle ai bambini buoni che le hanno lasciato una calza nel camino o appesa in evidenza in casa, se il camino non c'è. Ha purtroppo anche il difficile compito di chiudere il calendario delle Feste natalizie, riportandoci al buio dell'inverno e all'agenda consueta, colma di impegni di lavoro e di scuola. Forse è così amata proprio perché sa assolvere con simpatia al suo ruolo di "chiudere in dolcezza" il lungo periodo di festività e di regali. E, in alcuni luoghi d'Italia, è anche possibile incontrarla di persona. 

UNA TRADIZIONE TUTTA ITALIANA – La Befana è un personaggio che appartiene solo al folclore del nostro Paese: all’estero, anzi, viene indicata come una curiosità natalizia tutta italiana. La sua origine è connessa a un insieme di antichi riti propiziatori pagani, legati ai cicli stagionali dell'agricoltura, a influenze celtiche collegate all'inverno boreale, e alla festa cristiana dell'Epifania, che significa "manifestazione" e che ricorda l'arrivo dei re Magi a Betlemme con i loro doni.  il termine stesso “Befana” discende dal greco “Epifania”, ovvero “apparizione” o “manifestazione”, in riferimento alla manifestazione della natura divina di Gesù. Per integrare nel Cristianesimo la figura pagana della Befana, si aggiunse la storia che la vecchietta, invitata dai Re Magi a unirsi a loro in cerca di Gesù, in un primo momento rifiutò ma poi, pentita, si mise in viaggio cercando di raggiungerli, usando la scopa che portava per appoggiarsi. Alcune delle caratteristiche della vecchietta più simpatica dell'inverno hanno natura simbolica: la Befana è vecchia e bruttina a vedersi perché simboleggia l'anno vecchio, mentre i suoi vestiti rattoppati rappresentano le cose superate da spazzare via. Non a caso è sempre armata di scopa, ma attenzione: è sbagliato considerarla una scopa volante, tanto è vero che la vecchietta arriva sempre a piedi o, tutt’al più accompagnata da un somarello che la aiuta a trasportare il sacco o il cesto con cui si trovano i suoi regali. La Befana, infatti, non è una strega: loro, sì, usano le scope volanti, ma la Befana non è una di loro, anche se il suo personaggio discende probabilmente da una tradizione comune: le streghe sono malvagie e pericolose, mentre la nostra cara vecchietta non farebbe male a una mosca, adora i bambini e, al massimo, è un po' bisbetica con i monelli.

LE POESIE E LE FILASTROCCHE – Alla Befana sono dedicate numerosissime filastrocche e alcune poesie di autore. Tutte sottolineano il tema dell’attesa da parte dei bambini e il grande affetto per questa simpatica donnetta, anziana e piena di acciacchi, ma infaticabile nel suo lavoro di dispensatrice di dolcezze. Un altro aspetto sottolineato con attenzione è il fatto che la vecchietta non ama farsi vedere: i bambini per ricevere i suoi doni devono essere a letto addormentati. È vero anche però che sono ormai numerose in tutta Italia le manifestazioni in cui è possibile incontrarla. La Befana ha ispirato anche alcune penne celebri, tra cui quella di Giovanni Pascoli e Gianni Rodari.

LA BEFANA E IL CARBONE – I bambini birichini lo sanno bene: in fondo alla loro calza troveranno probabilmente un pezzetto di carbone. La simbologia del carbone risale agli antichi riti pagani del fuoco, in cui si accendevano grandi falò votivi in segno di rinnovamento e purificazione: oltre a bruciare tutto ciò che era vecchio e impuro, questi grandi fuochi producevano cenere, uno dei più antichi e conosciuti fertilizzanti e simbolo perfetto per gli auspici di un abbondante raccolto nell'anno successivo. Occorre attendere la tradizione cristiana per vedere il carbone trasformarsi nella punizione per i bambini monelli e come invito a migliorarsi nel nuovo anno. Oggi, spesso, si utilizza il carbone dolce, un dolce di colore scuro che conserva il simbolo di ammonimento educativo senza la punizione, ma invita con dolcezza al cambiamento.

PERCHÉ LA BEFANA HA SEMPRE UNA SCOPA - La scopa è un accessorio importantissimo per ogni Befana che si rispetti.  Anche se non è una vecchietta volante, come abbiamo detto prima, è innegabile che il suo aspetto esteriore, non proprio accattivante, in qualche modo richiami alla mente le streghe. La scopa, secondo la leggenda, serviva alla Befana per appoggiarsi nel cammino e per "scopare via" le cose vecchie di cui occorre liberarsi, ma si tratta di un "accessorio" che in qualche modo collega nonostante tutto la vecchietta del 6 gennaio alle streghe medievali. La scopa raffigurerebbe in modo simbolico i roghi sui quali queste donne sfortunate sono state bruciate per alcuni secoli. Il manico rappresenta probabilmente il palo a cui la presunta strega veniva legata sulla pira, mentre la saggina (che fa da coda alla scopa) rappresenta la catasta di legna che veniva poi incendiata. Alla Befana manca invece completamente un altro oggetto simbolo sempre presente invece nella raffigurazione delle streghe e che ne sottolinea la differenza: si tratta del cappello a punta, che la Befana non indossa mai. La vecchietta dal naso adunco e dalle scarpe rotte, in effetti, porta in testa un pesante fazzoletto colorato o una sciarpa rattoppata, o uno scialle che le copre la testa e le spalle. 

LA CALZA - Mentre Babbo Natale consegna sempre doni scintillanti e perfettamente incartati, la Befana punta sulla semplicità: il suo contenitore ideale è infatti una calza, che viene riempita alla rinfusa di mille golosità. La tradizione è collegata alla consuetudine, attribuita alla vecchietta, di trasportare i suoi dolci in un grande sacco di iuta, liso e sformato, o al massimo in una gerla di vimini: i suoi doni sono perciò avvolti al massimo in un sacchetto di tela, così consumato da assumere la forma di un calzettone sformato. Ma i bambini non ci fanno caso e si affrettano a esporre ogni anno la calza più grande che riescono a trovare nei loro cassetti.