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Amore, benching: scopri se lui ti “mette in panchina”

Una tecnica di manipolazione nei rapporti di coppia in cui un partner tiene l’altro sulla corda senza mai prendere una posizione chiara

Istockphoto

Dopo il ghosting e l’hoovering, il benching si aggiunge all’’elenco delle tecniche di manipolazione in cui si può incappare in un rapporto di coppia. Traducendo il termine alla lettera, benching significa “mettere in panchina”, ma in italiano potremmo anche tradurre con “tenere sulla corda”.

Ci sembra di piacere a una persona, ma forse non abbastanza, dato che ci gratifica di quando in quando con un messaggio o un incontro, ma poi ci lascia parcheggiati in attesa, mentre magari frequenta altre persone e flirta con loro.

COME RICONOSCERLO – Il benching è una delle pratiche malsane legate a un rapporto di amore tossico o, quanto meno, non trasparente e rispettoso dell’altro. Ha molti punti di contatto con il ghosting, in cui il partner (o meglio l’ex-partner) scompare come una fantasma, facendo perdere le tracce di sé, senza una parola di spiegazione. Il bencher, se è possibile, è ancora più subdolo: non si fantasmizza, manifestando con chiarezza la sua volontà di interrompere la relazione, ma per così dire, la mette in pausa. Si nega alle nostre ricerche, come il ghoster, ma di quando in quando manifesta la sua presenza, ci lancia un amo per tenere vivo il nostro interesse e le nostre speranze, ci lusinga: ad esempio mette qualche like alle nostre nuove foto sui social, risponde con un’emoticon o compie altri piccoli gesti del genere. Insomma, ci tiene sulle spine, ma intanto flirta con altre persone, continua ad avere nuovi incontri e non prende posizione nei nostri confronti, lasciandoci in attesa. In qualche occasione può anche dedicarci attenzioni e lusinghe, ma di solito si tratta di intervalli di breve durata, ai quali seguono nuove delusioni. 

 

IL BENCHER – Tra i motivi che possono trasformare una persona in un potenziale bencher ci sono, ad esempio, l’incapacità di prendere posizione e di assumersi delle responsabilità, il fatto di non volersi lasciar coinvolgere in legami profondi, l’incapacità di uscire una relazione, anche se questa si è conclusa, per il timore di rimanere soli. Accanto a tutte queste ragioni, in parte compressibili e giustificabili, può anche esserci il semplice desiderio di esercitare il proprio potere e il controllo su un’altra persona, specie se questa nutre invece sentimenti veri e profondi. A tutto questo si aggiunge l’opportunismo di chi vuole tenersi aperte più strade nell’attesa di scegliere la più favorevole, anche se questa scelta, di fatto, non avviene. 

 

LE VITTIME – Chi si trova ad avere a che fare con un bencher è destinato a momenti difficili. La continua altalena di speranze e delusioni, il temporeggiare all’infinito, la disillusione di qualsiasi promessa sono atteggiamenti che non possono non generare uno stato di dolorosa incertezza, soprattutto in chi è invece alla ricerca di un rapporto serio e stabile. Oltre a vivere in uno stato di ansia continua, la vittima finisce per dubitare di se stessa e per autoaccusarsi della situazione.

 

COME DIFENDERSI – Quando abbiamo a che fare con un bencher dobbiamo essere consapevoli che le cose difficilmente cambieranno e che forse vale la pena dirigere al più presto le nostre aspettative nei confronti di una persona diversa, davvero capace di darci l’amore a cui aspiriamo. Dato che la continua altalena e speranze e delusioni mina profondamente l’autostima, il primo passo per uscirne sta nel recuperare la fiducia in noi stessi. Lo step successivo è recuperare la capacità di fidarci degli altri: un incontro negativo non significa che tutti i nostri simili si comporteranno nello stesso modo. Intorno a noi ci sono tante persone capaci di sentimenti e pronte a vivere una relazione matura e fondata sul rispetto. Continuiamo quindi a coltivare i nostri interessi e le nostre passioni e, dato che chiuderci in noi stessi non ci aiuterà, frequentiamo i nostri amici, evitando possibilmente le compagnie comuni con la persona che stiamo cercando di dimenticare. Può anche essere una buona idea renderci irreperibili al nostro bencher, tanto per manifestare con chiarezza che non siamo più disposte ad aspettarlo: metterlo in pausa non è sufficiente, molto meglio trasformarci… in un fantasma. 

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