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18/1/2006

Polizia sgomina nuova mala Brenta

Veneto, oltre 30 le persone arrestate

Sono 33 le ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di persone appartanenti ad una organizzazione criminale che stava tentando di ricostruire la cosidetta "mala del Brenta", che negli anni '80 seminò il terrore in Veneto. La banda sarebbe responsabile di 8 omicidi,16 assalti a furgoni portavalori e 60 rapine. Progettavano un attentato col bazooka alla questura e l'omicidio del pentito Felice Maniero.

All'operazione, denominata "Ghost dog", partecipano circa 400 agenti della polizia appartenenti al Servizio centrale operativo (Sco), alle squadre mobili di Padova e Venezia e ai Reparti prevenzione crimine, coordinati dalla Direzione Anticrimine Centrale (Dac). Secondo le indagini, durate circa tre anni e coordinate dalla pm della procura di Padova Renza Cescon, la banda sarebbe responsabile di 8 omicidi, 24 tentati omicidi, 16 assalti a furgoni portavalori e 60 rapine alle banche. 

Volevano uccidere il capo della Mobile
Tra gli attentati progettati dall'organizzazione criminale c'era anche quello all'attuale capo della squadra mobile di Venezia, Alessandro Giuliano, figlio del capo della squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano assassinato dalla mafia 25 anni fa. Con lui, il gruppo voleva eliminare anche il dirigente della Digos di Venezia, Diego Parente.
Prima di guidare la mobile di Venezia, Alessandro Giuliano è stato a Milano, Roma, Napoli e Padova. Oltre alle indagini sulla mala del Brenta, Giuliano, 38 anni, ha coordinato le indagini che portarono all'arresto di Michele Profeta e segue quelle su Unabomber.

Felice Maniero nel mirino

Tra i progetti della "nuova mala del Brenta" vi era l'uccisione di Felice Maniero, il boss storico della mala del Brenta diventato collaboratore di giustizia. Lo hanno accertato gli investigatori della Direzione Anticrimine Centrale (Dac) della polizia che hanno indagato sulla banda, arrivando agli arresti di oggi. Pare che l'attentato dovesse essere clamoroso e avvenire sotto i riflettori, perché tutti sapessero che Maniero era un "infame", che il suo tempo era finito e ne cominciava un altro nuovo e che ora altri erano i capi. Il piano era di fare saltare in aria con un potente esplosivo l'aula bunker di Mestre, mentre Maniero deponeva al processo che si sta svolgendo contro la "mala del Brenta".
L'organizzazione, inoltre, voleva uccidere anche due dirigenti della polizia che si occupavano delle indagini.

Un bottino da 20 milioni di euro
Secondo gli uomini della Polizia di Stato, il bottino messo assieme dagli affiliati alla "nuova mala del Brenta" in 10anni di attività non è inferiore ai 20 milioni di euro. I principale obiettivi del gruppo criminale erano furgoni portavalori, banche, uffici postali e gioiellerie. C'è anche il sospetto che che il denaro servisse, oltre che per acquistare beni di lusso e pagare le spese degli avvocati per i componenti arrestati, anche per finanziare il progetto di ricostituzione della organizzazione.

Rapine con i bazooka
Durante le rapine ai portavalori gli uomini dell'organizzazione non esitavano a utilizzare ogni mezzo a disposizione per bloccare i blindati: ruspe e camion, sparando all'impazzata raffiche di bazooka e mitra contro le guardie giurate per costringerle ad arrendersi o aprendo il fuoco, come è avvenuto in alcune occasioni, contro le auto della Polizia. E' per questo che nel corso delle indagini agenti dello Sco e delle squadre mobili hanno adottato sistemi innovativi di pedinamento e protezione, con l'impiego di sofisticata strumentazione tecnico-scientifica. Tra i colpi più eclatanti messi a segno c'è quello avvenuto ai danni del parco giochi "Mirabilandia", il 4 agosto del 1996: i banditi, dopo essere entrati, armi in mano, negli uffici, sequestrarono gli impiegati chiudendoli nei locali del "bunker-cassa" e, minacciandoli di morte, si fecero consegnare circa 350 milioni delle vecchie lire in contanti.

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