il paradosso

Sanità, quasi 300mila italiani si sono recati all'estero per curarsi

Nonostante la riconosciuta qualità della medicina nel nostro paese, in molti sembrano prediligere le cure all'estero

06 Feb 2026 - 17:37
 © Ansa

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Un paradosso tutto italiano che non fa "bene" (è il caso di dirlo) alla nostra sanità. Negli ultimi anni, in Italia si è affermata e consolidata una tendenza piuttosto preoccupante: sempre più persone decidono di recarsi in strutture medico-ospedaliere all'estero per curarsi o sottoporsi a interventi (chirurgici od odontoiatrici). Si pensi che tra il 2023 e il 2024 circa 270mila italiani hanno preferito recarsi oltre confine per curarsi o sottoporsi a intervento chirurgico. Tale pratica è stata ribattezzata "turismo sanitario", ovvero l’opportunità di unire servizi sanitari a un periodo di relax. Attenzione però: pur sovrapponendosi alcune caratteristiche, non bisogna confondere questo fenomeno con i "viaggi della speranza", intrapresi da chi necessita di terapie non disponibili nel proprio paese.

I motivi dell' "emigrazione sanitaria"

 Tempi di attesa elevati nel pubblico e costi proibitivi nel privato. Sono questi i motivi principali che spingono una parte crescente della popolazione a cercare alternative estere alle strutture italiane: un paradosso, se si pensa alle eccellenze medico-sanitarie del nostro paese riconosciute a livello internazionale. Nonostante ciò, in molti parlano di "sanità a due velocità": le tecniche più avanzate (e a volte più efficienti) sono spesso riservate a pazienti con disponibilità economiche importanti e che, in virtù di tale status, possono anche permettersi di prenotare dall'oggi al domani un'operazione o anche solamente una visita in centri privati; al cittadino comune, invece, "restano" procedure e strumenti più tradizionali. Tale disparità sarebbe motivata non solo da motivi organizzativi legati alla minore affluenza nella prima tipologia di strutture, ma anche nella volontà di quest'ultime di sperimentare nuove tecnologie.

Le principali destinazioni

 L'aspetto economico vale però anche quando si tratta di andare all'estero. Esistono infatti due tipologie di turismo sanitario: quello della “medicina avanzata” (con Paesi come Stati Uniti, Germania, Regno Unito Francia) e uno low cost (Thailandia, India Malesia, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia o Turchia).

Perché unire turismo e salute

 I pazienti che decidono di curarsi all'estero colgono l'occasione per effettuare una vacanza assieme alla famiglia o ad amici. I trattamenti che non richiedono lunghe degenze consentono di usufruire di un periodo durante il quale stare a contatto con la natura oppure assaggiare i prodotti tipici del posto. All'estero sembra che si sia capito come intercettare questi nuovi bisogni, grazie all'interazione tra professionisti, strutture sanitarie e recettive.