IN PAESI TERZI

Migranti, l'Unione Europea apre all'esame delle proposte degli Stati sugli hub di rimpatrio

La Commissione attende progetti definiti e conformi alle norme sui migranti. In prima fila Italia, Danimarca e Paesi Bassi ma sono venti gli Stati che hanno chiesto di rafforzare le frontiere

02 Ago 2026 - 21:59
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Sul tema dei migranti l'Unione Europea si dice pronta a valutare le proposte sugli hub europei di rimpatrio in Paesi terzi. La Commissione europea ha fatto sapere di essere pronta a esaminare proposte complete presentate dagli Stati membri, purché fondate sulla cooperazione con i Paesi partner. "La Commissione è pronta a valutare proposte compiute, basate sulla cooperazione strategica con i nostri partner lungo l'intero percorso e in linea con il quadro giuridico" ha spiegato un portavoce dell'esecutivo europeo. Bruxelles, pur confermando la disponibilità a esaminare eventuali iniziative, sottolinea che "i prossimi passi spettano agli Stati membri".

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La proposta italiana sul tavolo

 L'Italia è tra i Paesi che stanno spingendo con maggiore decisione per la creazione di centri europei di rimpatrio nei Paesi terzi, i cosiddetti "return hub". Il tema sarà al centro della riunione dei ministri dell'Interno dell'Unione europea, primo banco di prova per verificare il sostegno politico all'iniziativa. Uno degli aspetti più delicati riguarda la possibilità di utilizzare risorse europee per finanziare simili strutture, elemento considerato centrale nella proposta sostenuta dal governo italiano. Sul piano normativo, il percorso ha già compiuto un passo importante: il regolamento europeo sui rimpatri, che apre la strada ad accordi con Paesi terzi, è stato approvato dal Parlamento europeo e attende soltanto l'adozione formale da parte del Consiglio per entrare in vigore.

Gli Stati favorevoli agli hub

 A sostegno dell'iniziativa italiana si è consolidato nel tempo un gruppo di Paesi che vede in prima fila Danimarca e Paesi Bassi. Attorno a questo nucleo si è formato un fronte più ampio che comprende anche Austria, Grecia e Germania. Proprio la collaborazione tra questi governi e l'Italia viene indicata come uno degli elementi che hanno contribuito all'individuazione delle possibili sedi per gli hub europei. Negli ultimi mesi il sostegno politico si è rafforzato ulteriormente. Dopo la crisi di Ceuta, venti governi hanno sottoscritto una lettera promossa da Italia e Danimarca per chiedere un rafforzamento delle frontiere esterne dell'Unione. 

I Paesi che restano fuori

 A far emergere le differenze sono soprattutto le assenze tra i firmatari delle iniziative politiche più recenti. Francia, Spagna, Lussemburgo e Portogallo non hanno aderito alla lettera inviata alla presidente della Commissione. In particolare, Parigi e Madrid hanno già manifestato in passato il proprio scetticismo rispetto alla creazione di centri di rimpatrio nei Paesi terzi. Le divergenze potrebbero riemergere anche durante il confronto tra i ministri dell'Interno previsto nei prossimi giorni.

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