La fotoreporter Heidi Levine

Cisgiordania, coloni aggrediscono una giornalista del Washington Post | Netanyahu: "Condanniamo violenza, ma fatti non chiari"

Le forze Israele aprono indagine sulle violenze nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah

16 Ott 2026 - 17:03
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Le Forze di difesa d'Israele (Idf) e la Polizia hanno aperto un'indagine sulle violenze perpetrate da un gruppo di coloni mascherati nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah, in Cisgiordania, che hanno attaccato palestinesi che raccoglievano le olive e picchiato una fotoreporter del quotidiano Washington Post. L'apertura dell'indagine è stata annunciata dalle stesse Idf e dalla Polizia israeliana in una dichiarazione congiunta su X. Stando alle notizie diffuse, circa 80 coloni avrebbero aggredito i palestinesi intenti nella raccolta delle olive ferendo due persone, tra cui la fotoreporter Heidi Levine. Secondo la Mezzaluna rossa palestinese, nell'incursione è rimasto ferito anche un palestinese di 40 anni.

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In base alle testimonianze e a un video dell'episodio raccolti da Washington Post, gli aggressori sono scesi da un'altura dell'insediamento di Meshulash, a nord-est di Ramallah, hanno dato fuoco agli uliveti e hanno lanciato pietre con le fionde. Levine, che indossava un giubbotto con la scritta Press, è stata gettata a terra, colpita ripetutamente e privata di macchine fotografiche e telefono. È stata poi ricoverata in un ospedale dell'area di Ramallah. La fotoreporter ha raccontato di essere stata presa a calci "probabilmente 50 volte".

Un blogger che ha filmato l'assalto, Andrey Khrzhanovskiy, ha riferito che i coloni l'hanno colpita anche con dei bastoni, mentre giornalisti e abitanti del villaggio sono stati costretti a ritirarsi per circa 70 metri. Un giornalista statunitense, Jasper Nathaniel, è riuscito a raggiungere Levine e a portarla in salvo con altri. Secondo i testimoni, i militari israeliani arrivati sul posto non sono intervenuti contro i coloni e hanno invece lanciato gas lacrimogeni contro i palestinesi. Il giornalista Oren Ziv ha riferito che un palestinese è rimasto ferito da colpi d'arma da fuoco e che la presenza dei militari ha di fatto incoraggiato gli aggressori.

Il direttore del Washington Post, Matt Murray, ha condannato l'aggressione e ha chiesto alle autorità un'indagine approfondita. Il Consiglio regionale di Binyamin, organismo che riunisce gli insediamenti israeliani dell'area, ha attribuito le violenze all'Autorità nazionale palestinese, accusata di aver messo insieme "centinaia di anarchici" per provocare scontri. I giornalisti presenti hanno invece raccontato che gli scontri sono nati dall'attacco degli abitanti dell'insediamento ai palestinesi.

L'episodio arriva dieci giorni dopo il pestaggio, con il calcio dei fucili, a un fotografo dell'agenzia di stampa francese Afp ad Aqraba, nel nord della Cisgiordania. Tra gennaio e agosto, le Nazioni Unite hanno registrato oltre 1.600 attacchi di coloni con feriti o danni materiali, e almeno 76 palestinesi uccisi dalle forze israeliane o dai coloni dal 28 febbraio. Ad agosto un colono era stato incriminato per l'uccisione di un attivista palestinese, la prima accusa di questo tipo contro un civile israeliano dal 2019, secondo l'organizzazione Yesh Din.

Immediata anche la reazione del premier Benyamin Netanyahu, che su X ha condannato l'aggressione. "I fatti relativi allo scontro avvenuto vicino ad Abu Falah, durante il quale la fotoreporter del Washington Post Heidi Levin sarebbe stata aggredita, sono ancora poco chiari e sono oggetto di indagine. Israele condanna inequivocabilmente la violenza contro qualsiasi persona. Tuttavia, rimangono importanti interrogativi", le parole del premier. "Secondo quanto riportato, circa 200 arabi e attivisti di estrema sinistra si sono scontrati con circa 40 giovani israeliani. I filmati mostrano persone mascherate da entrambe le parti che lanciano oggetti, insieme a segnalazioni di fuochi d'artificio sparati contro giovani ebrei. In altri filmati, sembra che Levin sia stata spinta a terra e subito dopo la stessa persona, la cui identità è sconosciuta, l'abbia aiutata a rialzarsi. L'indagine deve accertare i fatti, compreso chi ha iniziato la violenza".

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