il caso a siracusa

Sentenze "inventate" con l'intelligenza artificiale: nei guai un avvocato e il suo assistito

Il giudice sottolinea la "colpevole negligenza" del legale che non è riuscito a difendere il suo cliente

18 Mar 2026 - 11:37
 © Ansa

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"Il difensore si è avvalso di uno strumento di intelligenza artificiale generativa senza sottoporre gli output ottenuti alla doverosa verifica sulle fonti primarie". A queste conclusioni è giunto il tribunale di Siracusa che ha condannato un avvocato per aver fatto un uso scorretto dell'Ia nel difendere il proprio cliente. L'algoritmo infatti aveva riportato alcuni passaggi di quattro sentenze della Cassazione che, seppur esistenti, parlavano di tutt'altro.

La decisione del Tribunale

 Per il giudice, "si prefigurano gli estremi della colpa grave non potendosi più tollerare, allo stato attuale delle conoscenze tecnologiche diffuse, errori di tale natura, i quali - lungi dal costituire meri refusi o imprecisioni - nascono da colpevole negligenza". Si tratta dunque di un caso di "allucinazione" dell'intelligenza artificiale che, nel rispondere a un determinato input, "inventa" le argomentazioni quando non trova quelle esatte su internet. La difesa aveva richiamato alcuni passaggi di quattro pronunce della Cassazione, riportandoli tra virgolette: a seguito di alcune verifiche, però, è emerso che tali citazioni appartenessero ad altre sentenze e non a quelle indicate.

"L'Ia non è una banca dati giurisprudenziale"

 La sentenza prosegue poi ricordando come lo strumento debba essere utilizzato in maniera corretta: "I modelli di intelligenza artificiale generativa non costituiscono banche dati giurisprudenziali cui estrarre precedenti e citazioni, bensì strumenti di generazione automatica del linguaggio fondati su meccanismi inferenziali di natura statistica e probabilistica". Un utilizzo acritico e impreciso dello strumento che induce l'utente all'errore: sviste che in ambito giuridico possono incidere pesantemente sullo svolgimento del processo e magari, come nel caso in questione, a non garantire un'efficace difesa per il proprio assistito.

Le condanne

 Il cliente infatti è finito per perdere la causa, mentre per l’avvocato è scattata una triplice sanzione: 14.103 euro di spese legali in favore della controparte vittoriosa, 14.103 euro a titolo di risarcimento per lite temeraria e 2.000 euro in favore della Cassa delle Ammende introdotta per scoraggiare le azioni pretestuose. 

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