parla Giacinto Fiore, il creatore dell'AI Week

"Milano può essere la capitale europea dell'intelligenza artificiale"

Ecco com'è andata la settima edizione dell'evento: 29mila accessi, 700 speaker internazionali e un mercato finalmente orientato all'adozione concreta

21 Mag 2026 - 16:42
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Sette edizioni, numeri raddoppiati anno su anno e una presenza internazionale che poche manifestazioni in Europa possono vantare. L'AI Week si è ormai affermata come l'appuntamento di riferimento per chi vuole capire dove sta andando l'intelligenza artificiale e, soprattutto, come portarla concretamente nelle imprese. Quest'anno, alla Fiera di Rho, il salto di qualità è stato evidente: meno hype, più casi reali, più decisori pronti a firmare. Abbiamo incontrato Giacinto Fiore, l'uomo che ha costruito tutto questo partendo da Altamura, in provincia di Bari, con una squadra di meno di venti persone e una visione molto chiara: fare di Milano il mercato europeo dell'intelligenza artificiale.

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L'AI Week viene definita il più grande evento europeo dedicato all'intelligenza artificiale. Che bilancio fa di questa settima edizione?
È tra le edizioni più entusiasmanti di sempre. Abbiamo praticamente raddoppiato tutti i numeri rispetto all'anno scorso, ma il segnale più significativo è la partecipazione europea e intercontinentale: imprenditori e decisori sono venuti a Milano per scegliere quali soluzioni AI adottare nelle proprie aziende, e gli espositori hanno scelto Milano per presentare le proprie innovazioni. I 29mila accessi unici confermano che Milano può essere la capitale europea dell'intelligenza artificiale.

Oltre 700 speaker internazionali, migliaia di partecipanti a Fiera Rho: qual è stato il segnale più forte arrivato dal mercato?
Più del 50% degli speaker aveva un passaporto non italiano, un segnale chiaro di apertura internazionale. Ma quello che mi ha colpito di più è la presenza femminile: negli eventi tech simili al nostro, le speaker donne si attestano solitamente al 5-10%. Quest'anno siamo arrivati al 35%, e ne siamo molto orgogliosi.

Tra regulation, AI generativa e trasformazione del lavoro, quale tema ha acceso di più il dibattito?
Il tema che ritengo più rilevante è il vibe coding: la possibilità per un manager o un imprenditore di partire da un'idea, descriverla in linguaggio naturale a un'AI e ottenere un prototipo funzionante, senza bisogno di budget elevati o sviluppatori dedicati. Questo cambia le regole del gioco: puoi fare una demo a un cliente o a un investitore in tempi rapidissimi. È un passo concreto verso una digitalizzazione più diffusa nelle imprese italiane.

Siamo ancora nella fase dell'hype o siamo entrati nell'adozione concreta?
Siamo chiaramente entrati nella fase dell'adozione. In questa edizione le aziende espositrici non hanno portato idee, ma casi concreti realizzati con i propri clienti. E i dati lo confermano: in un sondaggio all'uscita dell'evento, il 70% dei partecipanti ha dichiarato di voler adottare almeno tre soluzioni viste all'AI Week entro 30 giorni.

Qual è il prossimo passo per fare di Milano e dell'Italia un punto di riferimento europeo nell'ecosistema AI?
L'AI Week è un evento privato organizzato da una piccola azienda di Altamura, in provincia di Bari, con meno di venti persone. Eppure la sfida, per quanto ambiziosa, stiamo riuscendo a vincerla. Il sogno è vedere i 25 padiglioni di Fiera Rho ospitare ogni tecnologia AI del pianeta. Per arrivare fin lì, però, serve un coinvolgimento più deciso della pubblica amministrazione. L'Italia ha oggi la possibilità di giocare questa partita non solo sviluppando algoritmi o unicorni, ma creando il mercato europeo dell'AI, il luogo dove domanda e offerta si incontrano. Da italiano, sono orgoglioso di poterlo dire, e non limitarmi a osservarlo da una fiera a Las Vegas o Barcellona.

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