Ritocchini, dal chirurgo con il volto creato dall'IA: è allarme tra le giovani donne
Dalla selfie dysmorphia all'avatar ideale: quando l'Intelligenza artificiale trasforma il desiderio di migliorarsi in una rincorsa all'irraggiungibile
di Simona Pisoni© Istockphoto
Un tempo nello studio dei chirurghi estetici per i ritocchini si arrivava con la foto di una modella, di un'attrice o della celebrity del momento. Oggi, invece, il riferimento è diventato molto più intimo e, proprio per questo, più insidioso: una versione migliorata di se stesse attraverso l'intelligenza artificiale. Basta una fotografia, qualche comando digitato su un'app basata sull'IA e in pochi secondi compare sullo schermo un volto più simmetrico, un naso più sottile, una mandibola più definita, una pelle senza imperfezioni. È la promessa seducente applicata alla bellezza: non diventare qualcun altro, ma la versione "ottimizzata" di sé. Un'immagine corporea perfetta, che, però, non può esistere nella realtà, nemmeno sottoponendosi a decine di interventi. Un "inganno" in cui cadono, soprattutto, le giovani donne cresciute nell'ecosistema dei social media, dove il confine tra reale e artificiale è sempre più sottile.
Dalla foto filtrata all'identità digitale ideale
Negli ultimi anni filtri, app di ritocco e software di editing hanno modificato il modo in cui percepiamo il nostro aspetto. Ora l'intelligenza artificiale compie un ulteriore passo avanti: non si limita a correggere una fotografia, ma costruisce una nuova identità visiva apparentemente plausibile. La differenza è sostanziale. I vecchi filtri erano riconoscibili come artifici, le immagini generate dall'IA, invece, possono apparire incredibilmente realistiche tanto da convincere molte persone che quel volto sia effettivamente raggiungibile attraverso un intervento estetico. Il risultato è che sempre più pazienti arrivano alle consulenze con immagini elaborate digitalmente che rappresentano il loro obiettivo finale. Non il volto di una celebrità, ma il proprio avatar ideale.
Il rischio? Confondere una simulazione con la realtà
Il problema non è l'utilizzo dell'intelligenza artificiale in sé. La tecnologia può diventare uno strumento utile per comunicare desideri e aspettative. Il rischio nasce quando una simulazione viene percepita come una previsione di quello che si otterrà. Gli algoritmi, però, non conoscono la qualità della pelle, la struttura ossea, i tempi di cicatrizzazione, le proporzioni individuali o i limiti biologici di ogni persona. Creano immagini sulla base di modelli statistici e canoni estetici ricorrenti, non sulla fattibilità medica di un risultato. In altre parole, ciò che appare possibile sullo schermo non sempre è realizzabile nella vita reale. Il pericolo è alimentare aspettative irrealistiche che possono trasformarsi in insoddisfazione cronica, anche dopo interventi tecnicamente riusciti.
La nuova evoluzione della "Snapchat dysmorphia"
Gli esperti avevano iniziato a osservare il fenomeno già a partire dal 2018, quando la letteratura medica introdusse il concetto di "Snapchat dysmorphia": il desiderio di assomigliare alla propria immagine filtrata vista sui social. Il fenomeno sembra essersi evoluto: non si tratta più soltanto di replicare un filtro che ingrandisce gli occhi o leviga la pelle, l'intelligenza artificiale è in grado di ridefinire interamente un volto in pochi secondi, creando immagini che appaiono autentiche pur essendo frutto di elaborazioni profonde. Questo rende ancora più difficile distinguere tra ciò che è desiderabile e ciò che è realisticamente fattibile. La conseguenza è una crescente pressione verso standard di perfezione sempre più sofisticati e sempre meno raggiungibili.
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Social media, confronto continuo e dismorfia corporea
Numerosi studi hanno evidenziato come l'esposizione continua a immagini idealizzate sui social possa influenzare negativamente la percezione del proprio corpo, soprattutto, tra adolescenti e giovani donne. Il confronto costante con volti e corpi percepiti come perfetti favorisce insoddisfazione, autocritica e sentimenti di inadeguatezza, scatenando disturbi alimentari o problematiche psicologiche. La dismorfia corporea, o Disturbo da Dismorfismo Corporeo (BDD), è una condizione psicologica caratterizzata da una preoccupazione ossessiva per difetti fisici minimi o addirittura inesistenti. Le persone che ne soffrono possono trascorrere ore al giorno focalizzandosi su presunte imperfezioni, con conseguenze importanti sulla qualità della vita. L'IA rischia di amplificare ulteriormente questo meccanismo: se prima il confronto era con influencer e celebrità, ora il confronto è con una versione artificialmente perfezionata di se stessi.
Rischio omologazione della bellezza nell'era degli algoritmi
C'è poi un altro aspetto meno evidente, ma altrettanto significativo: l'omologazione. Gli strumenti generativi vengono addestrati su enormi quantità di immagini che riflettono precisi modelli culturali di attrattività. Il risultato è che tendono a produrre visi sempre più simili tra loro: pelle uniforme, simmetria accentuata, lineamenti armonizzati e assenza di segni distintivi. Paradossalmente, mentre promettono personalizzazione, questi sistemi rischiano di spingere verso una standardizzazione dell'estetica, dove la bellezza diventa una formula matematica a scapito dell'unicità, che viene progressivamente cancellata.
Come arginare il fenomeno?
Inutile demonizzare la tecnologia, perché l'intelligenza artificiale è già entrata prepotentemente nelle nostre vite e nel futuro lo farà sempre di più, arrivando a influenzare i vari ambiti della nostra vita. La vera sfida è educare a un uso consapevole dell'IA. Da un lato servono professionisti capaci di spiegare con chiarezza la differenza tra simulazione digitale e risultato clinico e dall'altro è necessario rafforzare l'alfabetizzazione digitale delle nuove generazioni, insegnando a riconoscere quanto le immagini online siano costruite, modificate e spesso lontane dalla realtà. Anche i social network potrebbero giocare un ruolo più attivo, rendendo più trasparente l'uso di filtri e immagini generate artificialmente. Il pericolo non è che l'intelligenza artificiale ci mostri una versione migliore di noi, è iniziare a credere che quella sia l'unica versione degna di essere accettata e rincorsa con seri danni a livello fisico e psicologico.
