Lo studio tra gli adolescenti

"Generazione porno", per i giovani l'educazione sessuale si fa sui siti per adulti

Un'indagine Ipsos Doxa per Medici del Mondo rivela un preoccupante vuoto istituzionale: il 31% dei ragazzi impara il sesso solo online. Ma gli studenti chiedono a gran voce l'introduzione dell'educazione affettiva a scuola.

30 Ott 2026 - 16:26
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Non sono i genitori, non sono i medici e non sono nemmeno i professori. Per quasi un giovane italiano su tre, il primo (e in alcuni casi anche l'unico) insegnante di sesso è uno smartphone connesso a un sito porno. È la fotografia nitida e allarmante scattata dall'ultima indagine Ipsos Doxa condotta per Medici del Mondo su un campione di 1.000 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 16 e i 25 anni, che hanno risposto a domande sulla propria introduzione al mondo dell'educazione sessuale.

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Cortocircuito educativo

 I dati, presentati a Milano presso la sede della Regione Lombardia, mettono a nudo un cortocircuito educativo e sanitario che investe in pieno le nuove generazioni, cresciute in un ecosistema digitale dove l'accesso a contenuti espliciti è immediato, ma l'informazione scientifica latita. Il dato più eclatante è quel 31% di intervistati che dichiara di aver appreso le dinamiche della sessualità esclusivamente attraverso la pornografia. Una tendenza, questa, di cui i giovani stessi avvertono il pericolo e le distorsioni, ma da cui comunque non riescono a distaccarsi. I ragazzi, tuttavia, non sono consumatori passivi o inconsapevoli: il 64% di loro ammette che i video a luci rosse creano aspettative del tutto irrealistiche sulle performance fisiche, mentre il 59% è convinto che la pornografia diffonda modelli culturali tossici, basati sulla violenza e sulla discriminazione di genere.

Il web come primo rifugio

 Eppure, in mancanza di alternative, il web resta il rifugio principale, scelto come tale sempre più consapevolmente dai giovani nativi digitali. Quando emergono dubbi sulla salute riproduttiva o sulla contraccezione, la prima reazione è interrogare i motori di ricerca: il 50% si affida a Google e il 27% si rivolge persino ai sistemi di intelligenza artificiale. I canali istituzionali e scientifici registrano invece un crollo verticale: solo il 18% dei giovani ha il coraggio o l'opportunità di parlare con un medico, e appena il 14% frequenta un consultorio.

Contraccettivi sì, ma...

 Nell'indagine di Medici del Mondo il 64% dei giovani dichiara di aver già avuto rapporti sessuali e oltre sei su dieci riferiscono di aver avuto il primo rapporto prima dei 18 anni. Ma il 55% lamenta di non avere informazioni sufficienti sui propri diritti riproduttivi. Se infatti il preservativo maschile è conosciuto dal 96% di ragazzi e ragazze, solo il 36% di loro dichiara di utilizzarlo sempre nei rapporti sessuali, mentre il 21% lo usa raramente o mai. Tra le ragioni del mancato utilizzo compaiono anche la convinzione che i rischi siano bassi (10%) e il ricorso ad altri metodi contraccettivi (24%), ma anche il fattore economico: il 70% ritiene che i contraccettivi costino troppo e il 73% chiede la gratuità per le fasce più giovani della popolazione.

Poca consapevolezza, più rischi

 Il vuoto informativo non ha solo ripercussioni psicologiche e relazionali, ma si traduce anche in una vera e propria emergenza sanitaria. Medici del Mondo lancia infatti l'allarme sulle conseguenze pratiche di questa autogestione della sessualità: tra gli adolescenti si registra una drastica diminuzione dell'uso del preservativo e, di riflesso, un aumento preoccupante dei casi di infezioni sessualmente trasmissibili. Il 72% dei giovani mostra convinzioni errate sulle modalità di trasmissione delle infezioni sessualmente trasmesse, mentre sul fronte dei diritti riproduttivi, appena il 36% conosce correttamente la normativa sull'interruzione volontaria di gravidanza e l'81% non sa cosa sia la Ru486, ovvero il farmaco per l'interruzione volontaria di gravidanza

"Vogliamo l'educazione sessuale a scuola"

 La ricerca smentisce però il mito di una gioventù disinteressata alle regole o refrattaria al dialogo. Al contrario, dall'indagine emerge una richiesta d'aiuto corale indirizzata alle istituzioni. Il 71% degli studenti chiede che l'educazione sessuale-affettiva entri finalmente nelle scuole, e ben il 56% pretende che si trasformi in una vera e propria materia scolastica obbligatoria. Un messaggio chiaro a una politica che, da decenni, fatica a trovare una linea comune sull'introduzione di questi programmi nei programmi didattici nazionali. Di contro, solo il 2% pensa che non debba trovare spazio nelle aule.

Strumenti e responsabilità

 L'indagine evidenzia "uno scarto significativo tra l'elevata disponibilità di informazioni e la capacità di accedere a conoscenze corrette e complete" commenta Barbara Toci, senior researcher Public Affairs di Ipsos Doxa. Per Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo "è la politica che continua a ostacolare un'educazione sessuale-affettiva strutturata e accessibile a tutti. Non possiamo chiedere ai giovani di essere responsabili senza offrire loro gli strumenti per esserlo, né di essere informati e poi togliere loro i luoghi in cui informarsi. Soprattutto in un contesto sanitario preoccupante, con le infezioni sessualmente trasmesse in aumento".

In piazza per i ragazzi

 Senza una guida che spieghi il valore del consenso, del rispetto e della prevenzione, la prima generazione nativa digitale si ritrova così paradossalmente iper-esposta alle immagini, ma drammaticamente analfabeta sull'intimità e sulla salute del proprio corpo. Da qui la decisione di Medici del Mondo, che si sta preparando a scendere in piazza con le ragazze e i ragazzi "per portare le loro domande nel confronto pubblico, perché non siano più costretti a cercare da soli risposte su temi che riguardano la propria salute, il proprio corpo e i propri diritti".

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