un peso emotivo

Cyberbullismo, dietro ogni clic si può nascondere una ferita: quando il web fa male

Ogni giorno migliaia di adolescenti vivono insulti, esclusioni e umiliazioni online. Non sono solo numeri: sono storie, emozioni e fragilità che chiedono ascolto, consapevolezza e azioni concrete

07 Feb 2026 - 07:10
 © agenzia

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Il 7 febbraio si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. Non è solo una data simbolica, ma un’occasione per guardare dentro la vita digitale dei giovani, per capire quanto le piattaforme social, così amate e naturali, possano trasformarsi in spazi di giudizio e aggressione. Dietro uno schermo, ogni offesa pesa: non è un gioco, non è un clic innocuo. È un’esperienza emotiva reale, che richiede attenzione, empatia e strumenti concreti per essere affrontata, dai genitori, dagli insegnanti e dai coetanei stessi.

Una violenza che non ha confini -  Il cyberbullismo non è semplicemente il “trasloco online” del bullismo tradizionale. È un fenomeno diverso, amplificato dalla tecnologia e profondamente intrecciato alle dinamiche sociali contemporanee: identità, visibilità, consenso, potere. A differenza delle prese in giro a scuola o nei luoghi fisici, il cyberbullismo non ha orari né confini. Accade di notte, nel privato di una stanza, sullo schermo di uno smartphone. E soprattutto non finisce mai: un commento, uno screenshot, un video possono essere condivisi all’infinito, sottraendo alla vittima ogni possibilità di controllo. Dal punto di vista sociologico, questo aspetto introduce un elemento nuovo: la permanenza dell’umiliazione. L’atto violento non è più circoscritto nel tempo, ma diventa parte dell’archivio digitale dell’individuo, influenzando la costruzione della sua identità sociale.

I numeri preoccupanti - Oltre la metà dei ragazzi trascorre più di tre ore al giorno online, uno su due utilizza l'intelligenza artificiale per fare i compiti, quasi un quarto ha incontrato di persona sconosciuti conosciuti su internet, il 23% è stato vittima di cyberbullismo o vi ha assistito ma solo il 5% ha chiesto aiuto. Sono i dati dell'ultima indagine condotta dal Moige in collaborazione con l'Istituto Piepoli nel 2025 su 1.546 studenti di scuole medie e superiori, che fotografano una generazione iperconnessa (55% oltre 3 ore al giorno online), esposta a rischi crescenti e sola di fronte alle violenze digitali. Il 7% dei ragazzi dichiara di essere stato vittima diretta, mentre il 16% ha assistito come testimone a episodi di violenza online. Inoltre le ragazze risultano più frequentemente vittime di offese legate all’aspetto fisico, mentre i ragazzi segnalano maggiormente insulti e minacce legate a prestazioni o stereotipi di genere. Solo il 25% dei ragazzi coinvolti si rivolge a adulti o istituzioni: il resto cerca supporto tra pari o rimane in silenzio. Il cyberbullismo può avere effetti duraturi, con il 15% delle vittime che dichiara sintomi di ansia, depressione o isolamento sociale persistenti.

Educazione digitale e prevenzione - Parlare con i ragazzi dei rischi e delle dinamiche online, spiegando la differenza tra scherzo e offesa, è sempre più urgente. Bisogna insegnare a gestire la propria identità digitale in modo sicuro, rispettando gli altri. Ma anche monitorare senza invadere: osservare eventuali segnali di disagio, cambiamenti di umore o isolamento e incoraggiare un dialogo aperto senza giudizio, creando spazi di fiducia. Per questo è necessario coinvolgere adulti e istituzioni segnalando episodi di cyberbullismo a insegnanti, presidi o psicologi scolastici: promuovere una cultura del rispetto online attraverso progetti di strategia educativa è il primo step per quello che viene definito "benessere digitale". 

Costruire una comunità -  Prevenire il cyberbullismo non significa solo proteggere i singoli: significa costruire una comunità. La Giornata contro il cyberbullismo rischia di restare una data vuota se non viene accompagnata da pratiche quotidiane. Parlare di cyberbullismo oggi significa parlare di educazione digitale, ma anche di empatia, ascolto e limiti. Significa chiedersi che tipo di spazi stiamo costruendo online e che idea di relazione stiamo normalizzando. Perché la rete, prima di essere un luogo tecnologico, è uno spazio sociale. E come ogni spazio sociale, racconta chi siamo.