Troppi social e pochi soldi, così la Generazione Z fa sempre meno sesso
I giovani adulti sembrano vivere l'intimità n modo diverso dalle generazioni precedenti: il desiderio resta, ma incontrarsi nella vita reale è diventato più complicato
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La Generazione Z è cresciuta con la possibilità di essere sempre connessa a qualcuno grazie a messaggi, dating app, social network, videochiamate e, più recentemente, chatbot e assistenti basati sull'intelligenza artificiale, che hanno trasformato il modo in cui si costruiscono relazioni e si cerca intimità. Eppure, quando si arriva alla camera da letto, qualcosa sembra essersi inceppato. Secondo una nuova ricerca del Kinsey Institute, molti giovani adulti dichiarano livelli relativamente bassi di attività sessuale, pur riferendo un desiderio sessuale da moderato a elevato. Non è, quindi, necessariamente una questione di mancanza di interesse. I numeri restituiscono bene questo cortocircuito: il 29% degli intervistati afferma di non aver avuto partner sessuali negli ultimi tre mesi, mentre il 19% dichiara di non averne mai avuto uno e soltanto il 18% si dice insoddisfatto della propria vita sessuale.
Il dating può diventare un lavoro a tempo pieno
C'è poi la fatica di incontrarsi. Cercare qualcuno, scriversi, capire se c'è interesse, interpretare un messaggio lasciato in visualizzato, decidere quando incontrarsi: la fase che precede una relazione può trasformarsi in una lunga sequenza di micro decisioni. A questo si aggiunge la paura del rifiuto. Le nuove modalità di conoscenza hanno moltiplicato le occasioni per entrare in contatto con altre persone, ma non necessariamente hanno reso più semplice affrontare la vulnerabilità che comporta un incontro reale. Il risultato può essere una sorta di stanchezza sentimentale: se conoscere qualcuno richiede tempo, energie e una certa disponibilità emotiva, rimandare diventa sorprendentemente facile.
Quando anche l'amore deve fare i conti con il portafoglio
Romanticismo e conto in banca non sono mai stati completamente estranei, ma per molti giovani adulti il fattore economico sembra avere un peso particolarmente concreto. Dalla ricerca emerge che il 43% degli intervistati considera le preoccupazioni finanziarie un ostacolo alla possibilità di frequentare altre persone o mantenere una relazione. Per il 37%, inoltre, lo stress economico ha avuto conseguenze negative anche sulla vita sessuale.Non è difficile capire perché. Uscire, viaggiare, avere una casa propria, costruire una quotidianità di coppia: sono esperienze che richiedono risorse e se affitti, precarietà lavorativa e costo della vita occupano già una parte consistente dei pensieri, anche il romanticismo può finire nella lista delle spese da rimandare.
La nuova intimità passa anche dallo schermo
La Generazione Z non ha semplicemente portato online una parte della propria vita sentimentale: ha imparato a utilizzare il digitale come uno spazio autonomo di relazione e gratificazione. Messaggi, social media, amicizie online e interazioni con sistemi di intelligenza artificiale possono offrire compagnia, ascolto e una forma di vicinanza emotiva senza richiedere necessariamente la complessità di un incontro fisico. Circa un intervistato su quattro afferma che proprio queste interazioni digitali contribuiscono a soddisfare almeno una parte del proprio bisogno di intimità o di supporto emotivo, il 28% sostiene che passare tempo davanti a uno schermo o dedicarsi ad attività digitali diminuisca la motivazione a cercare connessioni sessuali di persona. Non significa che internet abbia sostituito il sesso. Piuttosto, potrebbe aver moltiplicato le alternative alla solitudine e modificato ciò che le persone cercano quando desiderano sentirsi vicine a qualcun altro.
Meno sesso non significa meno felicità
È forse questo il punto più interessante della ricerca. Per decenni il sesso è stato raccontato come uno degli ingredienti fondamentali della vita adulta, quasi una prova di normalità, desiderabilità e successo sentimentale. I dati sembrano invece suggerire un panorama più sfumato. Se una percentuale relativamente contenuta degli intervistati si dichiara insoddisfatta della propria vita sessuale, l'equazione «meno sesso uguale meno felicità» appare tutt'altro che automatica. Le priorità possono essere cambiate. Per alcuni il sesso resta centrale, per altri rappresenta soltanto una delle possibili forme di intimità: tra amicizie, comunità digitali, relazioni non convenzionali e nuove modalità di connessione, il concetto stesso di vicinanza sembra essersi allargato.
Se il rapporto con il sesso cambia, rimane però fondamentale il tema della prevenzione. La ricerca segnala infatti un uso non sempre costante dei contraccettivi e una diffusione ancora limitata dei test per le infezioni sessualmente trasmesse. Soltanto il 35% degli intervistati dichiara di utilizzare abitualmente il preservativo, mentre circa un terzo non si è mai sottoposto a un test per le IST. È un'altra delle contraddizioni della nuova sessualità: meno incontri non significano automaticamente più attenzione alla salute sessuale. La diminuzione della frequenza dei rapporti, insomma, non elimina la necessità di informazione, prevenzione e accesso ai servizi sanitari.
La storia della Generazione Z e del sesso, dunque, non sembra essere semplicemente quella di una generazione che fa meno sesso: non è scomparso, ha semplicemente smesso, per una parte di loro, di essere l'unico metro attraverso cui misurare la propria vita sentimentale.
