tra chat e web

Fertilità, il grande vuoto informativo: sei donne su dieci cercano risposte nell’IA

Nell'indagine della community Sestre emergenza una totale assenza di informazioni utili sul benessere produttivo e le intervistate dichiarano di usare più volte il web per aggiornarsi su ovulazione o gravidanza

23 Set 2026 - 08:32
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 © Istockphoto

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Prima ci si rivolgeva al ginecologo. Oggi, prima ancora, si apre una chat. Se hanno un dubbio sulla fertilità, molte donne cercano una risposta online. E sempre più spesso chiedono direttamente all’intelligenza artificiale. È uno dei dati emersi dall’indagine condotta ad agosto sulla community di Sestre e presentata il 22 settembre all’Università di Bari, in occasione della Giornata Nazionale della Fertilità. Il primo dato preoccupante riguarda l’informazione di base: quasi il 60% delle intervistate dichiara di non aver mai ricevuto chiarimenti sulla fertilità e sul benessere riproduttivo nel corso del proprio percorso. Un vuoto che porta a cercare risposte in autonomia, soprattutto attraverso gli strumenti digitali.

La domanda finisce in chat - Il 70% delle intervistate afferma di aver utilizzato più volte l’IA nell’ultimo anno per cercare informazioni su fertilità, ovulazione, ricerca di una gravidanza o benessere riproduttivo. L’intelligenza artificiale diventa così uno degli strumenti utilizzati per orientarsi. Le domande sono molto concrete. Il 57,1% cerca informazioni su integratori, alimentazione e stili di vita. Il 56% vuole capire invece perché una gravidanza non arrivi. Circa il 40% delle partecipanti dichiara di essersi rivolto anche a un medico per ottenere informazioni e consigli. I dati mostrano quindi comportamenti diversi che convivono. La ricerca online e l’IA vengono utilizzate per raccogliere informazioni e formulare domande. Il medico resta invece il riferimento per il confronto clinico.

Dalla chat al medico - "Il digitale e l’AI stanno fungendo da primo punto di riferimento", osserva Sabrina Fiorentino, CEO e direttrice scientifica di Sestre. L’obiettivo dei Sestre Talks è mettere insieme tecnologia, informazione e competenze medico-scientifiche sul tema della salute riproduttiva. Il dato che emerge dall’indagine resta però il punto di partenza: tra le donne coinvolte c’è una domanda di informazioni che non sempre trova risposta nei canali tradizionali. E quando una risposta non arriva, la prima domanda può finire in una chat. Solo che questa volta, dall’altra parte, non c’è un medico.

Google Preferred Site

Il problema delle risposte - Il ricorso agli strumenti digitali apre però un altro problema: la qualità delle informazioni. Online convivono contenuti scientifici, consigli personali, semplificazioni e falsi miti. Lo stesso vale per le risposte generate dall’intelligenza artificiale, che possono essere utili per orientarsi ma non sostituiscono una valutazione medica individuale. "Affidarsi all'intelligenza artificiale o al web può rappresentare un primo stimolo utile per orientarsi, ma non può e non deve sostituire il confronto con il medico specialista», spiega Isamaria Loiudice, ginecologa esperta in medicina della riproduzione e direttrice della clinica di PMA IVI di Bari. Nel testo diffuso da Sestre viene citato anche un dato dell’American Society for Reproductive Medicine, secondo cui il 59% delle giovani donne si sentirebbe completamente disinformato sulla propria fertilità.
Si tratta però di un dato riferito a un contesto internazionale e non va sovrapposto al sondaggio condotto sulla community Sestre.