Botteghe Oscure cambia identità: l'ex quartier generale del Pci diventa hotel di lusso
Dalle stanze di Enrico Berlinguer alle suite da migliaia di euro a notte: lo storico palazzo Marchini oggi accoglie viaggiatori internazionali tra design, cocktail e viste mozzafiato sui tetti di Roma. Ma dietro l'eleganza a cinque stelle affiora ancora l'ombra della grande politica del Novecento
Un tempo lì c'era l'ufficio di Enrico Berlinguer. C'erano le stanze segrete dove con Togliatti si decidevano le strategie del Pci, e così è stato per cinquant'anni. Ora quelle stesse camere sono diventate suite d'albergo, mentre tra i corridoi sopravvivono Gramsci, la cassaforte del partito e altri frammenti di memoria. E se prima via delle Botteghe Oscure racchiudeva mezzo secolo di storia della politica italiana, oggi rappresenta il simbolo di un cortocircuito ideologico. Dove si decidevano le strategie del Partito comunista italiano, oggi si servono cocktail d'autore e si accolgono turisti facoltosi arrivati da ogni parte del mondo, pronti a pagare fino a 3mila euro a notte per le camere più esclusive.
L'hotel di lusso - Il nuovo Thompson Rome, hotel di lusso della catena Hyatt, ha aperto le porte proprio all'interno dello storico "Bottegone". Il mitico palazzo Marchini, posseduto dagli Angelucci e per decenni cuore del comunismo italiano, è oggi un super hotel di 69 camere e due suite. Dormire tra queste mura storiche non è per tutte le tasche: le camere partono da circa 380 euro a notte, anche se online si trovano spesso a cifre vicine ai 600 euro, mentre per le suite più esclusive si possono superare i 3.000 euro. Una distanza siderale dalla sobrietà che per anni ha caratterizzato la vita dei dirigenti e dei funzionari del partito.
La stanza simbolo - La camera che più di tutte conserva il peso della memoria è la numero 207. È quella con il balcone da cui Enrico Berlinguer si affacciava nei momenti cruciali della vita del partito. Da lì, nel giugno del 1976, osservò una folla in festa dopo lo storico risultato elettorale del Pci, totalizzando alla Camera il 34,37% dei voti (12.615.650 preferenze), ottenendo 228 seggi (+49 rispetto al 1972) e al Senato il 33,83% dei voti, ottenendo 116 seggi. Un risultato che segnò una crescita netta (+5% rispetto alle politiche del 1972) e portò il partito a breve distanza dalla Democrazia Cristiana. Oggi, invece, sullo stesso balcone si affacciano ospiti stranieri con un calice di vino in mano, mentre sotto scorrono traffico e turisti.
Le reliquie del Pci come un museo - Eppure il passato non è stato cancellato. Anzi, è diventato parte dell'arredo. Nella hall campeggia il busto di Antonio Gramsci, quasi una reliquia laica incastonata tra ascensori e corridoi. Sono rimaste la storica cassaforte del partito, ritrovata durante i lavori, una bandiera della Comune di Parigi custodita in una teca e una scultura di Giò Pomodoro, tutte testimonianze protette dalla soprintendenza. Come se il comunismo italiano fosse diventato una sorta di museo diffuso dentro un hotel di lusso.
Il cortocircuito ideologico - In queste stanze lavoravano dirigenti che facevano della sobrietà un principio politico: stipendi contenuti, case modeste, mezzi pubblici e una disciplina quasi militare. Personaggi come Emanuele Macaluso vivevano in appartamenti essenziali, mentre i funzionari del partito conducevano esistenze lontanissime dagli standard dell'ospitalità premium che oggi caratterizzano il palazzo. E dove un tempo si discuteva per ore di lotta di classe e strategie elettorali, oggi si parla inglese, si prenotano tavoli al ristorante panoramico e si ammirano i tetti di Roma dal rooftop con vista sul Pantheon e su San Pietro.
