dormire non è un capriccio

Il sonno come necessità, è boom delle tate della notte (e costano fino a 260 euro a prestazione)

Maternità sempre più tardive, reti familiari che si assottigliano e maggiore attenzione al post partum. Così un servizio un tempo riservato a pochi sta entrando nelle case di un numero crescente di famiglie

26 Ott 2026 - 09:46
 © Istockphoto

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Fino a 260 euro a notte per accudire un neonato mentre i genitori riposano. Nelle grandi città, da Milano in testa, cresce la domanda di tate e puericultrici notturne che si occupano dei figli nelle ore più difficili, permettendo alle coppie di staccare. Perché il sonno non è un capriccio, ma una necessità. E quello che fino a qualche anno fa sembravo solo un lusso per le famiglie benestanti, diventano un bisogno per tutti. Non un capriccio, ma un'urgenza che racconta come stia cambiando la genitorialità in Italia, tra maternità sempre più tardive, famiglie senza reti di supporto e una maggiore attenzione alla salute mentale dopo il parto. Anche a costo di sacrificare il portafoglio. 

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Le tariffe delle tate notturne - Le tariffe delle puericultrici notturne, come riporta anche il Corriere della Sera, variano sensibilmente in base all'esperienza, alla città e alle mansioni richieste, ma dai casi raccolti emerge un costo compreso tra 180 e 260 euro a notte. Tradotto su base mensile, significa 180 euro a notte, e cioè circa 5.400 euro al mese per un'assistenza continuativa di 30 notti. Se si parla 260 euro a notte, come ad esempio a Milano, si arriva fino a 7.800 euro al mese per una copertura quotidiana. Nella pratica, però, poche famiglie ricorrono al servizio ogni notte per lunghi periodi. Più frequentemente le puericultrici vengono ingaggiate per le prime settimane dopo il parto o per alcune notti a settimana. Un pacchetto di due settimane di assistenza notturna può così costare tra 2.500 e 3.600 euro, mentre un mese di supporto quotidiano supera facilmente i 5 mila euro. È una cifra che colloca il servizio nella fascia alta del mercato della cura domestica, ma secondo gli operatori del settore la clientela si sta ampliando. Le famiglie più abbienti tendono a richiedere assistenza per diversi mesi, mentre quelle con redditi medi concentrano la spesa nel periodo immediatamente successivo alla nascita, considerato il più delicato.

La maternità tardiva - Dietro il boom del settore ci sono soprattutto fattori demografici e sociali. Oggi si diventa genitori più tardi rispetto al passato. Secondo Eurostat, nel 2024 l'età media delle donne italiane alla nascita del primo figlio ha raggiunto 31,9 anni, il valore più alto dell'Unione Europea, a fronte di una media continentale di 29,9 anni. Anche i dati di Istat mostrano come la maternità sia sempre più concentrata nella fascia tra i 30 e i 40 anni, che oggi raccoglie oltre il 65% delle nascite italiane. In Lombardia, una delle regioni dove il fenomeno delle puericultrici notturne appare più diffuso, l'età media al parto ha raggiunto i 32,7 anni nel 2023.

L'assenza di una rete di supporto - A cambiare non è solo l'età dei genitori. È cambiata anche la struttura della famiglia. Sempre più coppie vivono lontano dai luoghi di origine e non possono contare sull'aiuto quotidiano di nonni e parenti. Istat rileva che la dimensione media delle famiglie italiane è passata da 2,6 componenti a 2,2 nell'arco di vent'anni, segno di nuclei sempre più piccoli e di reti di sostegno meno estese rispetto al passato. In questo scenario, il sonno diventa una risorsa preziosa. Se per le generazioni precedenti le notti insonni erano considerate un passaggio inevitabile dei primi mesi di vita di un figlio, oggi molte famiglie preferiscono investire nel benessere domestico e nell'equilibrio psicofisico. Non a caso la crescita delle richieste ha registrato un'accelerazione durante la pandemia, quando le restrizioni agli spostamenti hanno reso più difficile il tradizionale supporto dei nonni.

Una questione di salute - A sostenere questa scelta non c'è soltanto una questione di comodità. E' ormai provato che la deprivazione del sonno sia associata a un aumento dei sintomi depressivi e a un peggioramento del benessere psicologico delle neomadri. La figura della puericultrice, riconosciuta tra le arti ausiliarie delle professioni sanitarie dal Ministero della Salute, richiede una formazione specifica e un diploma dedicato. Tuttavia il settore resta frammentato: non esistono un albo professionale né un tariffario nazionale, con costi che variano sensibilmente in base all'esperienza e alla tipologia del servizio offerto. Insomma, più che una moda o un capriccio, la tata della notte sembra essere una richiesta di aiuto nei confronti di una società che ci fa sentire sempre più soli.