più rischi che benefici

Parto in casa, la scelta che divide: quante sono davvero le nascite fuori dall’ospedale?

Fino agli anni Cinquanta era una pratica comune, con la progressiva ospedalizzazione della nascita è diventato invece un fenomeno residuale: in Italia nel 2024 appena lo 0,12% dei parti è avvenuto fuori da strutture ospedaliere. E dopo il lieve aumento registrato durante la pandemia non si vede un boom del fenomeno

28 Set 2026 - 16:40
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La morte di una neonata dopo un parto in casa, nel Napoletano, riporta l’attenzione sulle nascite fuori dall’ospedale. Restano ancora da chiarire alcuni elementi fondamentali: non è stato accertato se la bambina sia nata già morta o sia deceduta poco dopo la nascita e non è ancora chiaro quale assistenza fosse presente al momento del parto. Saranno gli accertamenti medico-legali e investigativi a stabilire che cosa sia realmente accaduto. Il caso, però, riporta sotto i riflettori la scelta di partorire a casa. Perché accade e quali sono i rischi?

Le nascite fuori dall'ospedale -  Secondo l'ultimo rapporto del Ministero della Salute sul Certificato di assistenza al parto (CeDAP), nel 2024 sono stati registrati 365.238 parti. Il 90,7% è avvenuto negli istituti pubblici o equiparati, il 9,1% nelle case di cura e soltanto lo 0,12% "altrove", categoria che comprende il domicilio e altre strutture non ospedaliere. Nel 2023 la quota era dello 0,13%. Nel 2022 dello 0,15%. Nel 2021 era arrivata allo 0,2%, mentre nel 2020 si attestava allo 0,12%. Attenzione però a un dettaglio importante: il dato CeDAP più recente accorpa sotto "altrove" il domicilio e altri luoghi extra-ospedalieri. Non equivale quindi esattamente al numero dei soli parti programmati in casa. Una stima pubblicata nel 2025 dal "Corriere della Sera", elaborata sui dati disponibili, indicava per il 2023 circa 340 nascite al domicilio, pari allo 0,09% dei parti, mentre un ulteriore 0,04% si sarebbe verificato in altre strutture non ospedaliere, come le case maternità. In altre parole: su centinaia di migliaia di nascite ogni anno, il parto programmato a casa riguarda poche centinaia di donne.

Il trend - Fino agli anni Cinquanta il parto domestico era una pratica comune; con la progressiva ospedalizzazione della nascita è diventato invece un fenomeno residuale. Il Laboratorio per la Salute materno-infantile del Mario Negri parla oggi di circa un migliaio di bambini l'anno che in Italia non nascono in ospedale, considerando complessivamente le diverse forme di nascita extraospedaliera. Durante la pandemia c'è stato un picco, ma poi i numeri sono tornati alla normalità. Secondo la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica, nel 2020 la percentuale di donne che hanno partorito al domicilio era dello 0,12%; nel 2021 è salita allo 0,15%, con un incremento che la Federazione collega anche al periodo Covid. Da allora in poi, però, i dati non descrivono una crescita continua. Si può quindi parlare di una pratica che ha conosciuto una certa crescita durante la pandemia ma che continua a interessare una piccola minoranza di donne.

Perché alcune donne scelgono la casa? La scelta non nasce necessariamente dal rifiuto della medicina. Tra le ragioni citate dalle professioniste ci sono il desiderio di vivere il travaglio in un ambiente conosciuto, avere maggiore continuità nell'assistenza e limitare interventi medici non necessari. La Federazione delle ostetriche sottolinea che il parto domiciliare può essere preso in considerazione soprattutto per gravidanze a basso rischio, con personale qualificato e la possibilità di trasferimento tempestivo in ospedale. Anche se non esiste una risposta scientifica che possa essere riassunta semplicemente in "parto in casa uguale pericolo" oppure "parto in casa uguale sicurezza".

Il nodo della sicurezza - La sicurezza dipende dalla selezione delle gravidanze, dall'assistenza, dal sistema sanitario nel quale il parto avviene e soprattutto dalla possibilità di intervenire rapidamente in caso di emergenza. Il fattore tempo è probabilmente il vero discrimine. Un parto fisiologico può procedere senza complicazioni, ma alcune emergenze ostetriche o neonatali possono svilupparsi rapidamente. In ospedale sono già disponibili sala operatoria, anestesista, ginecologo, neonatologo, monitoraggio continuo e possibilità di rianimazione. A casa, anche quando sono presenti ostetriche professioniste, la gestione dell'emergenza dipende dalla possibilità di riconoscerla e trasferire rapidamente madre o bambino. È anche per questo che le linee guida internazionali insistono sulla necessità di un sistema integrato con l'ospedale e di un trasferimento sicuro e tempestivo.

L'Italia resta un Paese ospedaliero - La stragrande maggioranza delle donne italiane continua a scegliere l'ospedale. Nel 2024 il 99,8% circa dei parti rilevati dal CeDAP è avvenuto in istituti pubblici, equiparati o case di cura, mentre appena lo 0,12% è stato classificato "altrove". Nello stesso anno l'Italia ha registrato 370.577 nati vivi secondo il quadro demografico riportato dall'ISS. Il parto in casa, dunque, non è una nuova tendenza di massa. È una scelta che continua a riguardare una nicchia di donne e che, dopo il picco relativo della pandemia, non mostra nei dati nazionali più recenti una crescita progressiva.

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