Venezia 83, Gabriele Salvatores: "L'IA è uno strumento per creare ma non dobbiamo sostituirci a Dio"
Il premio Oscar parla delle possibilità aperte dall'intelligenza artificiale e di ciò che rischiamo di perdere
di Giorgio Brugnoli© Ansa
Il cinema fatto con l'intelligenza artificiale è arrivato a Venezia 83, ma a vincere restano le idee. Al Reply AI Film Festival 2026 il premio per il miglior cortometraggio è andato al canadese Robert Gaudette con "A Face Only A Mother Could Love", scelto tra i dieci finalisti di una competizione che ha raccolto oltre 3.000 opere da 76 Paesi. A consegnare il riconoscimento è stato Gabriele Salvatores, presidente della giuria. E proprio il regista premio Oscar (come miglior film straniero con "Mediterraneo" nel 1992), a Tgcom24, ha ragionato su quello che l'IA può regalare al cinema e su ciò che, invece, potrebbe portargli via: dalla fantasia che nasce davanti a un ostacolo fino alla malinconia e al senso della perdita.
A 12 anni faceva gli effetti speciali per le sue sorelle con uno spruzzino e dei batuffoli di cotone. Oggi un 12enne può scrivere una frase a una macchina e ottenere un’immagine cinematografica. Quel bambino è diventato più libero o gli è stato tolto qualcosa?
È una domanda molto importante a cui non so dare una risposta sicura. Togliamo sicuramente qualcosa perché gli togliamo la curiosità di scoprire, di inventare, cioè l'unico, l'invenzione. Se ci pensi, so che vengo contestato su questo, però l'intelligenza artificiale teoricamente adesso non è in grado di inventare e di avere dei dubbi. Ti genera quello che tu le hai insegnato, quindi qualcosa che è legata in qualche modo al passato. Quindi togliamo al bambino l'aspetto fantastico, però dall'altra parte sicuramente gli diamo uno strumento in più per essere capace di applicarlo a livello creativo per inventarsi le sue cose. Quindi è un discorso molto complesso. Bisogna, come al solito, maneggiare le cose con cura, cercare di non perdere la dimensione umana.
Nel suo cinema si torna continuamente a qualcosa che abbiamo perduto (amici, gioventù, un luogo, un'illusione). L'IA è la prima tecnologia che sembra dirci “non deve perdere nulla, possiamo ricreartelo”. Ma se un giorno potessimo ricostruire tutto ciò che ci manca, sarebbe una vittoria contro il tempo o perderemmo quella malinconia che ci rende umani?
Perdiamo molto. La vita finisce, lo sappiamo. Purtroppo cerchiamo di rimuovere questa cosa, ma come tutte le cose finisce ed è una cosa importante saperlo. Come quelli che pensano di poter ibernarsi, mi fa paura tutto questo. Credo che perdere la lentezza, la malinconia, il senso di perdita è un peccato, potrebbe essere molto dannoso. Non può essere sostituito tutto questo da una macchina o da una tecnologia. Io non voglio sembrare passatista, ma sto solo dicendo che siamo passeggeri in questo mondo, abbiamo altre persone con cui relazionarsi, altri mondi che non vanno persi. Non va perso l'apporto tra le persone.
Una delle promesse dell'IA è che una persona con pochi soldi e senza grande troupe possa mettere sullo schermo ciò che prima poteva soltanto immaginare. Ma se improvvisamente tutto diventa possibile, dove si sposta il talento di un regista?
Hai centrato un problema. La cosa bella è anche il fatto di renderti conto che alcune cose non le puoi fare. Magari trovare delle soluzioni diverse per raccontare una cosa che non puoi fare fisicamente. Io credo che dobbiamo essere coscienti dei propri limiti e magari usare le tecnologie per superare quelli che umanamente sono possibili, ma non sostituirsi a Dio. Pensa alla creazione di un attore totalmente digitale, come Frankenstein.
