Arriva AI Persona, l'etichetta con cui Spotify contrassegnerà gli artisti generati dall'Intelligenza artificiale
Stretta su quella musica "cotta e mangiata" che intasa le arterie del nostro gusto musicale. Per evitare che esista un altro "caso" Velvet Sundowns e che ogni canzone finisca per avere la personalità di un robot
© Dal Web
Uno dei dischi più assurdi in quel decennio già di per sé bizzarro che erano gli anni Ottanta si intitolava testualmente Question: Are We Not Men? Answer: We Are Devo!. Gli autori dell'album, i Devo appunto, si divertivano a provocare con la loro estetica e i loro suoni, al punto da far venire il dubbio se fossero effettivamente umani. L'esperimento era divertente e geniale per quei tempi, in cui l'unica macchina che sembrava potersi spacciare per noi era il T-9000 di Terminator, una tecnologia che tuttavia veniva dal futuro e restava confinata nello schermo cinematografico. Poi è arrivata l'Intelligenza artificiale e tutto si è fatto più sfumato, al punto da costringere le piattaforme su cui ascoltiamo la musica ad apporre un "bollino" per indicare tutti quegli artisti che sono diretta emanazione della AI.
Artificial advisory
Negli anni Novanta l'etichetta "parental advisory", nata per mostrare ai genitori quale fosse la musica meno adatta ai bambini, fece il giro fino a diventare qualcosa che gli stessi gangsta rapper mostravano con orgoglio: apporlo sulla copertina del cd equivaleva a dire "Ho una credibilità sulla scena, sono roba da grandi".
Chissà magari un giorno persino gli "artisti artificiali" si vanteranno di essere bollati come tali da Spotify. Di certo oggi la loro popolarità appare tuttavia quantomeno ondivaga: qualcuno raccatta magari pure qualche migliaio di ascolti ma poi viene subito declassato, non appena viene a galla la sua vera identità. Nel migliore dei casi si pensa alla musica creata con chatbot e programmi vari come al corrispettivo del cibo fast food, famigliare nel sapore e magari anche divertente ma non in grado di rappresentare tutta la nostra dieta. Motivo per cui anche la stessa Spotify si è dovuta muovere, brevettando AI Persona, un badge per "marchiare" la musica made in Intelligenza artificiale.
Spotify alza le barricate
Spotify ha chiarito che il nuovo sistema vigilerà sui profili che sembrano utilizzare "identità fotorealistiche generate dall'IA", mettendo nel mirino in particolare quegli artisti "che hanno superato determinate soglie di pubblico, così da coprire la grande maggioranza dei profili visitati dagli utenti".
Da settembre questi nomi verranno insomma smascherati, anche se qualcuno può già auto-denunciarsi da subito. Una scelta che a molti potrebbe convenire visto che, comunque, la piattaforma di streaming ha promesso di notificare se detto progetto musicale si è "rivelato" in autonomia o meno. Concretamente essere marchiati porterà in ogni caso degli svantaggi, visto che la musica incriminata non verrà inserita in nessuna delle raccomandazioni editoriali o algoritmiche di Spotify.
Il caso Velvet Sundowns
Esultano quindi tutti coloro che ormai si ritrovavano ad annaspare in un pantano di cover blues e jazz di classici pop, tutte con lo stesso stile persino nella grafica della copertina. Ma possono dirsi soddisfatti anche tanti artisti "reali" che avevano già lanciato l'allarme. Per citarne solo due, Elton John e Dua Lipa si erano esposti in prima persona per difendere il diritto a distinguere l’umano dal sintetico.
Lo avevano fatto in particolare dopo l'esplosione dei Velvet Sundowns l'anno scorso. Questa misteriosa band, capace di arrivare a toccare il milione di ascolti mensili aveva incuriosito molti. Non proponevano nulla di nuovo, erano derivativi anche solo nel nome, ma riuscirono a conquistare presto tutti coloro che avevano nostalgia per del buon vecchio folk-rock con tocchi di psichedelia. Per un ascoltatore medio andavano benissimo. Il critico musicale del The Atlantic li definì "profondamente innocui, ma perfetti per diventare la colonna sonora delle nostre vite quotidiane". Erano ideale materiale da playlist insomma, almeno fino a quando anche i più sprovveduti non si sono accorti che dietro Gabe Farrow, Lennie West, Milo Rains e Orion "Rio" Del Mar c'era un'Intelligenza artificiale. Questo ha distrutto completamente la "favola" dei "Velvet poco underground," capaci di finire nel dimenticatoio con la stessa rapidità con cui erano emersi.
