Aveva 95 anni

Addio a Mario Adorf, da Fantaghirò a Il piccolo Lord: una vita tra cinema e tv

Scomparso a 95 anni l’attore simbolo del grande schermo europeo, volto indimenticabile tra "poliziotteschi",  film d'autore e grandi sceneggiati

09 Apr 2026 - 13:32
Mario Adorf © Wikipedia

Mario Adorf © Wikipedia

È morto a 95 anni Mario Adorf, uno dei volti più riconoscibili e versatili del cinema europeo. L’attore si è spento nel suo appartamento di Parigi, dopo una recente malattia, come confermato dal suo entourage a Dpa. Nato a Zurigo l’8 settembre 1930, figlio di madre tedesca e padre italiano, Adorf ha avuto una carriera lunghissima, con oltre 200 titoli tra cinema, televisione e teatro. Il suo nome resta legato a un’epoca in cui il cinema popolare e quello d’autore convivevano, e lui era capace di attraversarli entrambi con naturalezza, passando dai set internazionali ai grandi sceneggiati televisivi amati dal pubblico italiano.

Dal teatro al grande schermo

 La storia artistica di Mario Adorf nasce quasi per caso. Durante gli anni universitari a Magonza, tra studi di filosofia e incontri fortuiti, scopre il teatro e se ne innamora. Da lì inizia una lunga gavetta tra Zurigo e Monaco, nel vivace ambiente del teatro Kammerspiel, che gli permette di costruire una solida formazione.

Gli anni Sessanta segnano il primo grande salto. Adorf si impone come attore intenso, spesso scelto per ruoli da antagonista. Lavora con registi importanti come Antonio Pietrangeli e Valerio Zurlini, entrando in film che oggi sono considerati classici. In “Io la conoscevo bene” recita accanto a Stefania Sandrelli, mentre negli anni successivi si muove tra produzioni internazionali e generi diversi, dai western europei ai drammi storici.

Il 1970 è un altro punto di svolta: interpreta un ruolo chiave ne “L'uccello dalle piume di cristallo” di Dario Argento, contribuendo al successo del thriller. È l’inizio di una nuova fase: la popolarità globale.

Gli anni dei "poliziotteschi" e il successo internazionale

 Negli anni Settanta, Mario Adorf conquista il grande pubblico grazie ai poliziotteschi italiani. Film come “Milano calibro 9” e “La mala ordina” lo consacrano come uno degli interpreti più credibili del genere, capace di dare corpo a personaggi duri, spesso tormentati.

Ma ridurre la sua carriera a un solo filone sarebbe limitante. Parallelamente, infatti, continua a lavorare nel cinema d’autore internazionale, partecipando a produzioni di grande rilievo come “Il tamburo di latta”, Palma d’Oro a Cannes. Collabora con registi di fama mondiale e dimostra una versatilità rara, passando con disinvoltura da ruoli popolari a interpretazioni più sofisticate.

Negli anni Ottanta, dopo un’esperienza interrotta con Werner Herzog, si avvicina sempre più alla televisione, senza mai abbandonare il teatro e altre forme artistiche. Diventa anche doppiatore, cantante e autore, confermando una curiosità inesauribile.

Il volto della tv amata dal pubblico

 Per il pubblico italiano, Mario Adorf resta soprattutto il volto di sceneggiati entrati nella memoria collettiva. In “Fantaghirò” interpreta il padre di Alessandra Martines, mentre ne “Il piccolo Lord” veste i panni del burbero nonno, regalando un personaggio capace di mescolare durezza e umanità.

Indimenticabile anche la sua presenza ne “La piovra 4” e ne “Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini”, dove interpreta il direttore del circo. Ruoli diversi, ma sempre caratterizzati da una forte impronta personale.

Negli ultimi anni aveva ricevuto importanti riconoscimenti alla carriera, tra cui il Pardo d’onore al Festival di Locarno. Un tributo a un artista che non aveva mai smesso di reinventarsi.

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