Nonostante gli investimenti Pnrr

Università, è ancora emergenza alloggi per i fuorisede: una singola costa in media 575 euro, con punte di 1.000 nelle grandi città

La maggior parte della domanda è ancora assorbita dagli affitti privati. Anche nelle piccole città ci si avvicina alla pericolosa soglia dei 500 euro al mese

27 Ago 2026 - 16:28
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 © ansa

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Mettetevi il portafoglio in pace, voi fuorisede che vi immatricolate: se Dante scrivesse oggi la Divina Commedia, probabilmente userebbe queste parole per descrivere il girone dantesco degli studenti universitari iscritti lontano dalla terra d’origine.

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Come fa notare il portale specializzato Skuola.net, sono soprattutto due i fattori che concorrono a questo stillicidio: da una parte un numero ancora troppo ridotto di posti letto, a prezzi calmierati, negli studentati e dall’altra la conseguente consegna senza difese al mercato degli affitti privati.

I posti letto negli studentati: il punto della situazione

 Premessa la complessità della questione e le polemiche che ancora genera in merito all’intervento dei privati, ci sono due numeri certi: il punto di partenza ante Pnrr di circa 40mila unità e il punto di arrivo che ha fissato l’obiettivo di 120mila "letti".

Attualmente - secondo le elaborazioni dell'advisor immobiliare Cushman&Wakefield effettuate per Il Sole24Ore - sono operativi circa 80mila posti letto, tra offerta privata e convenzionata, a cui si dovrebbero aggiungere altri 30.000 posti letto entro il 2027. Ammesso e non concesso che i posti letto offerti dai privati siano effettivamente accessibili - il sindacato studentesco Udu ha più volte puntato il dito su questo aspetto - la coperta resta comunque corta: secondo i dati Mur elaborati sempre da Skuola.netsono circa 400mila - inclusi gli “escursionisti esteri” - gli immatricolati fuori dalla regione di residenza. Se a questi aggiungiamo anche i fuori provincia, arriviamo quasi a 650mila unità. 

A questo esercito di sprovvisti di posto letto negli studentati non resta quindi che riversarsi sul già citato mercato degli affitti privati, dove la soluzione più comune e accessibile è la stanza in appartamento condiviso. In certi contesti, infatti, anche la singola è un miraggio, e qualcuno deve ricorrere a due o addirittura tre compagni di stanza.

Il borsino nazionale: la prima flessione dopo anni di crescita folle

 In questo scenario articolato, l'ultimo rapporto annuale di Immobiliare.it Insights offre però un inatteso segnale di speranza. A livello nazionale, infatti, si registra un calo medio del 6,2% dei canoni per le stanze singole (parametro chiave per valutare l’andamento del mercato), che si attestano su una media di 575 euro al mese. Questa contrazione dei prezzi non è dovuta a un aumento improvviso delle case disponibili, ma a un netto ridimensionamento della domanda, con i contatti complessivi sugli annunci scesi di quasi il 22% rispetto allo scorso anno.

Gli esperti leggono questo dato come una fase di fisiologico riequilibrio del settore dopo anni di rincari ininterrotti e di speculazioni, soprattutto nelle città in cui i canoni avevano raggiunto livelli difficilmente sostenibili. Infatti, la stessa fonte aveva pubblicato qualche mese fa alcuni dati da far accapponare la pelle: nelle città dove sono presenti i mega atenei i costi delle singole sono aumentati intorno al 50% in poco più di un quinquennio.

© Skuola.net

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Milano si conferma la città più cara, seguita da Firenze e Roma

 La frenata media nazionale, tuttavia, nasconde un mercato profondamente eterogeneo e frammentato, che spesso e volentieri spegne il sorriso. Milano si conferma la città più cara d'Italia per distacco, con un costo medio di 704 euro al mese per una singola, nonostante un calo annuo del 3,8%.

Nel capoluogo lombardo la pressione della domanda sul singolo annuncio è persino cresciuta dell'1,5%, trainata dai quartieri centrali dove i prezzi sono proibitivi: per una stanza in Centro si spendono in media 823 euro, che scendono a 812 euro in zona Porta Romana-Cadore-Montenero e a 807 euro a Garibaldi-Moscova-Porta Nuova, mentre per trovare la soluzione più economica bisogna spostarsi a Ponte Lambro-Santa Giulia, dove servono comunque 571 euro al mese.

Al secondo posto delle città più costose si colloca Firenze con 627 euro al mese e un incremento del 3,3%. Terzo posto per Roma che, come vedremo, tra le grandi città è quella che vive la situazione più problematica, tra aumenti ormai quasi fuori controllo e un mercato sempre più a portata di portafogli capienti. Mentre Bologna perde due posizioni e scende al quarto posto con 585 euro al mese, grazie a un calo sensibile del 7,5% in dodici mesi.

All'estremo opposto della classifica, i centri universitari più convenienti rimangono stabilmente nel Mezzogiorno, guidati da Foggia con 259 euro al mese, seguita da Catanzaro a 251 euro e Chieti a 240 euro, confermando un divario territoriale enorme che spacca il Paese a metà.

Le città d'oro: dove i canoni continuano a impennarsi

 Mentre i grandi poli storici come Milano e Bologna danno i primi segnali di stabilizzazione, la corsa all'insù dei prezzi sembra essersi trasferita su centri di medie dimensioni o su piazze precedentemente più accessibili. Il caso più eclatante è senza dubbio quello di Pescara, dove i canoni delle singole sono letteralmente decollati, con un incremento del 28,6%, portando il costo medio a 388 euro al mese.

E non si tratta di un caso isolato. Gli incrementi a doppia cifra colpiscono diverse aree del Paese: Trieste segna un aumento del 16,7%, arrivando a 369 euro, Palermo cresce del 13,6%, attestandosi a 315 euro, e Bari sale del 12,2%, raggiungendo i 426 euro al mese.

Anche Genova si mostra come uno dei mercati più vivaci in assoluto, registrando un aumento contemporaneo del canone medio a 408 euro (+11,9%) e dell'offerta di stanze sul mercato del 44,5%, segno di un interesse straordinariamente forte che riesce ad assorbire rapidamente i nuovi alloggi disponibili. Rincari consistenti si registrano anche a Pisa con 364 euro (+10,7%) e a Pavia con 400 euro (+10,2%), mentre Bergamo guadagna sei posizioni nella classifica nazionale piazzandosi al quinto posto assoluto con un costo medio di 504 euro al mese, in crescita dell'8,3% rispetto allo scorso anno.

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La cartina di tornasole: il "caso Roma" e il lusso delle stanze premium

 Ma per comprendere a fondo le dinamiche e le contraddizioni di questo mercato, come anticipato, è la città di Roma a rappresentare la perfetta cartina di tornasole. Nella Capitale, a differenza di Milano e Bologna, il trend non accenna a frenare: i canoni delle singole continuano a salire in modo significativo registrando un +7% su base annua, con una richiesta media che tocca i 615 euro al mese.

Per approfondire ulteriormente il tema, in questo caso ci vengono in aiuto i dati elaborati dagli specialisti di SoloAffitti per Fanpage.it che certificano come il mercato romano stia vivendo una profonda frammentazione tra quartieri e tipologie di ateneo.

Nelle zone tradizionalmente universitarie, vicine alla “Sapienza”, come San Lorenzo, piazza Bologna e Castro Pretorio, una singola di livello ordinario oscilla tra i 500 e i 700 euro al mese. Cifre molto simili si registrano anche vicino alle sedi di “Roma Tre”, in particolare tra Garbatella e Marconi, dove per una camera singola servono tra i 500 e i 650 euro.

La periferia offre un parziale risparmio: nelle aree adiacenti all'università di “Tor Vergata”, tra Romanina e Anagnina, i prezzi partono da 350 euro ma possono salire fino a 600 euro per gli immobili migliori.

La situazione si fa invece rovente vicino agli atenei privati: in zona “Luiss”, tra Trieste, Salario e il quartiere Africano, si viaggia stabilmente tra i 600 e i 750 euro, con picchi di 800 euro nel cuore dei Parioli. Anche per studiare alla “Lumsa”, le richieste tra Prati e piazza Mazzini variano dai 600 ai 750 euro al mese.

La vera novità del mercato romano è, però, l'esplosione del segmento "premium" dell'abitare universitario. Si tratta di appartamenti nuovi o completamente ristrutturati, situati a pochissimi passi dalle facoltà e dotati di finiture di pregio. In questo circuito esclusivo, una singola vicino alla “Sapienza” costa tra gli 800 e i 900 euro, vicino alla “Lumsa” sale fino a 950 euro, e nell'area della “Luiss” tocca il record di 1.000 euro al mese per una sola stanza.

A gonfiare ulteriormente i prezzi contribuiscono due fenomeni correlati: la riconversione di ex alloggi turistici destinati in precedenza agli affitti brevi, dove le stanze doppie vengono proposte a canoni strabilianti, compresi tra i 1.200 e i 1.500 euro al mese, e l'espansione degli studentati privati di lusso. Queste strutture offrono formule all-inclusive con mense, palestre e lavanderie incluse, ma esercitano un pericoloso effetto traino che spinge al rialzo i canoni di tutto il mercato immobiliare circostante, penalizzando i redditi ordinari.

Nel frattempo, dietro la freddezza delle tabelle di mercato e delle percentuali di rincaro, si nasconde un dramma sociale che colpisce direttamente il futuro dei giovani e del Paese. In un'Italia che si colloca stabilmente tra le nazioni europee con la quota di laureati più bassa, la disponibilità di un alloggio non rappresenta un dettaglio logistico secondario, ma è tra i principali ostacoli al diritto allo studio, conducendo verso scelte al ribasso, magari rinunciando all'ateneo più adatto alle proprie aspirazioni per ripiegare su un'università sotto casa o, nei casi più gravi, abbandonando del tutto l'idea di iscriversi all'università.

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