PROMOSSI O BOCCIATI?

Esami di riparazione: per uno studente su sei promozione in bilico, ma (di solito) 9 su 10 ce la fanno

Il MIM ha diffuso i dati sugli scrutini delle superiori dell’anno scolastico 2025/2026: il 17,7% degli alunni è stato sospeso in giudizio: c’è tempo fino all’8 settembre per svolgere le prove di recupero

26 Ago 2026 - 16:43
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su

    © ansa

© ansa

Per qualcuno la campanella della scuola suona prima: sono gli studenti delle scuole superiori sospesi in giudizio, ovvero chiamati a recuperare una o più insufficienze, entro l’8 settembre.

Questa è, infatti, la data limite per svolgere le prove di recupero che usualmente vengono fissate tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, anche se non manca chi anticipa a luglio.

Basta una sola insufficienza per ripetere l’anno. Ma quanti sono gli studenti chiamati a questa prova supplementare? A rispondere è il sito Skuola.net, che ha analizzato i dati (provvisori) degli esiti degli scrutini rilasciati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) qualche settimana fa.

Quasi uno studente su  - ben il 17,7% del totale degli iscritti dalla prima alla quarta superiore nell’anno 2025/26 - è rimasto nel "limbo" estivo della sospensione del giudizio, prendendo l’insufficienza.

Una quota importante che, ovviamente, non vorrebbe aggiungersi a quel 5,3% di alunni che, invece, ha dovuto ingoiare il rospo della bocciatura diretta immediatamente dopo la fine delle lezioni. 

E che, per questo, cercherà di superare delle prove che comunque - dati storici alla mano - si rivelano tradizionalmente superabili per la stragrande maggioranza dei candidati.

Stiamo comunque parlando di un salto quantico tra superiori e medie: nel ciclo precedente non esistono le sospensioni in giudizio e le bocciature si aggirano intorno all’1%.  

La mappa del debito: i dati per anno di corso e percorso di studi

La probabilità di trascorrere l'estate sui libri è comunque influenzata da due variabili su tutte: la classe frequentata e l'indirizzo di studi scelto. Analizzando i dati ministeriali per anno di corso, infatti, si scopre che la seconda superiore si conferma lo scoglio più duro, registrando la proporzione più alta di studenti sospesi in giudizio, pari al 19,7%. Seguono a ruota il terzo anno con il 18,2% e il primo anno con il 17,6%, mentre il quarto anno appare decisamente più clemente con il 15,3%.

Tuttavia, chi inizia le superiori rischia di più nell'immediato: è proprio alla fine del primo anno che si registra il tasso di bocciatura a giugno più elevato, che tocca l'8,7%.

Anche la tipologia del percorso scolastico, come detto, gioca un ruolo determinante. Nei Licei, dove storicamente si riscontra una minore incidenza di debiti, la sospensione del giudizio riguarda il 15,7% degli studenti, con appena il 2,9% di bocciature dirette a giugno.

Negli Istituti Professionali, invece, i rimandati scendono al 14,9%, ma la quota di non ammessi immediati sale all'8,6%, con il conto finale dei bocciati che dunque rischia di essere molto più elevato. La vera e propria "zona rossa", però, è rappresentata dagli Istituti Tecnici: qui quasi un ragazzo su quattro (il 22,6%) si ritrova con il giudizio sospeso a giugno, mentre il 7,9% viene fermato direttamente senza possibilità di appello.

Il divario geografico: l'Italia dei rimandati spaccata in due

L'indagine del MIM, poi, evidenzia un profondo divario territoriale nell'assegnazione dei debiti scolastici tra il Nord e il Sud della Penisola. In cima alla classifica regionale dei sospesi in giudizio si piazza la Valle d'Aosta, dove la percentuale dei rimandati si impenna fino al 27,5% (con un ulteriore 7,5% di bocciati a giugno).

La "linea dura" prosegue in Liguria (con il 23,5% di sospesi), seguita dal Veneto (22,9%), dalla Sardegna (22,9%) e, a pari merito, da Lombardia e Friuli Venezia Giulia (entrambe al 22,7%).

Di contro, le regioni del Mezzogiorno continuano a registrare le percentuali più basse di studenti rimandati a settembre. Il valore minimo si registra in Puglia, dove solo il 10,1% degli studenti ha ricevuto un debito estivo. Ottimi risultati anche quelli di Calabria (10,7%), Campania (11,1%), Sicilia (11,2%) e Basilicata (11,8%), aprendo così un divario Nord-Sud che ripropone il dibattito sulla severità dei diversi consigli di classe lungo la Penisola.

Un caso del tutto unico, infine, è rappresentato dal Trentino Alto Adige, dove gli esami di riparazione - aboliti una trentina d’anni fa - non sono più stati ripristinati: qui vale ancora il vecchio metodo, quindi una o più insufficienze si recuperano durante l’anno successivo. Insomma, qui i conti si fanno alla fine dell’anno successivo, e non a caso il tasso di bocciature è del 6,8%, tra i più alti del Paese.

Esami di riparazione: perché fallire il recupero è (quasi) impossibile

A ogni modo, nonostante l'ansia e (forse) le vacanze rovinate, la "truppa" dei sospesi in giudizio può guardare alle prove con discreto ottimismo. Le serie storiche ministeriali - il cui ultimo dato completo disponibile risale all'anno scolastico 2022/2023 (ma è immaginabile che successivamente il dato sia cambiato di poco) - mostrano un trend chiarissimo: affrontare l'esame di riparazione a settembre è quasi una formalità.

Solo l'8% dei rimandati - circa uno studente su 12 - non riesce a superare lo sbarramento finale e viene bocciato in via definitiva. Per oltre il 90% degli studenti, dunque, l’attesa estiva si traduce in una promozione. Nelle scuole paritarie, poi, la situazione è ancora più serena: a settembre viene fermato appena il 5,3% dei sospesi, laddove peraltro si parte già da una situazione più favorevole a giugno, quando solamente il 13% riceve un debito scolastico.

Anche in questo caso, però, le probabilità di farcela cambiano a seconda del percorso di studi. Se nei Licei la percentuale di chi non supera le prove di recupero si ferma al 7%, negli Istituti Tecnici sale all'8,5% e raggiunge il picco del 9,8% negli Istituti Professionali.