PROMOSSI O BOCCIATI? SI DECIDE COSì

La pagella non è una media matematica: il dietro le quinte degli scrutini scolastici di fine anno, raccontato dalla preside

Come si stabilisce una promozione o una bocciatura? Tra voti di consiglio a maggioranza, debiti formativi, salvataggi estremi e sabotaggi, la dirigente scolastica Cristina Costarelli svela i retroscena del Consiglio di classe che decide il destino degli studenti

03 Giu 2026 - 17:58
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 © ansa

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Bocciatura è quando preside vota: potrebbe essere questa la trasposizione in ambito scolastico di una famosa citazione calcistica. Ovvero la sorte finale degli studenti non si decide fino a che non si riunisce il Consiglio di classe per gli scrutini finali, dove il dirigente scolastico può esprimere un voto che vale doppio in caso di parità.

Un “match” tra insegnanti, giocato a colpi di registro, che ai più resta un mondo oscuro. Cosa accade in quelle aule? Come ragionano i docenti? In che clima si svolgono le riunioni?

Che possibilità ci sono per un 5 di diventare un 6 e per uno studente quasi condannato alla bocciatura per troppe insufficienze di cavarsela con una seconda chance sotto forma di esami di riparazione a settembre?

Tutte domande a cui il portale Skuola.net ha provato a dare risposta facendosi guidare all’interno di una riunione di fine anno “tipo” da Cristina Costarelli, dirigente scolastico dell'ITIS "Galileo Galilei" di Roma e presidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP) del Lazio.

Il mito della calcolatrice: perché l'aritmetica non si traduce nel voto

La prima grande verità che emerge dai racconti della preside farà tirare un sospiro di sollievo a chi ha passato il quadrimestre a sommare e dividere i propri voti sul diario. La valutazione scolastica non è una fredda operazione matematica. "Volendo dare la sintesi di che cos'è uno scrutinio, è esattamente qualcosa di completamente diverso dalla media dei voti", spiega Costarelli. "Se fosse la media, non servirebbe neanche riunirsi come Consiglio di classe, la fa ormai il registro elettronico. La media è un'informazione aritmetica che non ha nulla a che vedere con il voto, che invece esprime un percorso valutativo".

La preside, a tal proposito, riporta un esempio esplicativo: se uno studente prende prima 2, poi 5 e infine 7, la media matematica lo condannerebbe a un 4,6. Invece, in sede di scrutinio, "da questi numeri può tranquillamente venir fuori un voto di quadrimestre che sia un 6, perché ci dice che il ragazzo, da un livello di partenza negativo, ha fatto un percorso di miglioramento".

Il "voto di consiglio": quando il dirigente è decisivo

Ma come si arriva al verdetto definitivo? Ogni insegnante, ovviamente, si presenta alla riunione con le proprie "proposte" di voto, ma da lì inizia una discussione. "Si apre lo scrutinio e si discute voto per voto", racconta la dirigente.

È qui che entra in gioco il famoso e tanto sperato "voto di consiglio", che scatta quando il collegio decide di modificare la proposta iniziale del professore: "Generalmente è un voto migliorativo: si porta un 5 a 6, o un 6 a 7. Si cerca di non fare salti troppo importanti, ma può succedere che un 4 diventi 6, ovviamente in forma fortemente motivata".

Tuttavia, gli studenti non devono aspettarsi miracoli sistematici, perché tutto avviene in modo democratico e collegiale: "Ogni voto di consiglio viene assegnato a maggioranza dei componenti".

E il preside, che peso ha sulle decisioni? Sebbene rappresenti il vertice dell'organizzazione scolastica, in sede di scrutinio il suo voto vale esattamente uno: "Il suo ruolo - sottolinea Costarelli - diventa determinante solo nel caso in cui ci sia una parità tra favorevoli e contrari: la parte in cui si colloca il dirigente diventa quella di maggioranza".

I debiti formativi: un'opportunità con un limite ben preciso

C’è poi la questione dei cosiddetti “debiti”, le sospensioni in giudizio, affibbiate a chi non riesce ad acciuffare la sufficienza. Un provvedimento spesso vissuto come una tragedia estiva dai ragazzi, ma che la preside Costarelli invita a guardare da una prospettiva diversa: "Più che una condanna, la definirei un'opportunità per poter recuperare e avere l'ammissione all'anno successivo".

Non si può, però, essere rimandati all'infinito: "In genere si opta per la sospensione per un massimo di due discipline", chiarisce la dirigente. Arrivare a tre materie insufficienti è, invece, considerato una forzatura, concessa solo in caso di lievi insufficienze (come dei 5), perché "i tempi sono contenuti, si tratta di un mese o due, e un recupero su tre discipline diventa troppo impegnativo".

La preside, su questo punto, ci tiene inoltre a sfatare un falso mito: "Non sono esami di riparazione, ma prove di recupero delle carenze, al pari di un normale compito in classe, e infatti non sono pubbliche".

Bocciature senza "effetto sorpresa" e lo spettro del 5 in condotta

Un altro spauracchio diffuso tra gli studenti (e i genitori) è quello di scoprire una bocciatura improvvisa leggendo i quadri. Una paura, però, che la dirigente definisce infondata, poiché la scuola non gioca brutti scherzi: "Se si arriva a inizio maggio e il quadro è molto critico - rassicura la preside - il coordinatore di classe convoca la famiglia per dirlo esplicitamente", affinché si prepari psicologicamente a tale eventualità.

Un capitolo a parte merita, poi, la circostanza di essere respinti per motivi extra-didattici. Che però, in base ai racconti e all’esperienza personale della dirigente scolastica, sembra un evento più unico che raro. Le bocciature per eccesso di assenze, ad esempio, vengono quasi sempre evitate grazie alle deroghe per "motivi di salute o familiari molto importanti".

Quanto alla temutissima insufficienza in condotta, che comporta la bocciatura automatica, Costarelli confessa di non essersi mai trovata in questa situazione in anni di carriera: "Arrivare al 5 significa aver inanellato sanzioni disciplinari reiterate, senza aver mostrato alcun atteggiamento di correzione. Oppure essersi macchiati di atti di aggressione importanti". Ipotesi davvero remote, tranne che in casi isolati.

Dietro la porta: dai miracoli di fine anno all'auto-sabotaggio

Gli scrutini, però, sono fatti soprattutto di vite umane e di storie differenti l’una dall’altra, talvolta imprevedibili. Capaci di portare, spesso e volentieri, a lunghi confronti tra i professori. Le tensioni maggiori, conferma Costarelli, esplodono quando c'è profondo disaccordo tra i docenti sul destino di un ragazzo.

Ma il Consiglio di classe è pure il luogo in cui nascono insperati atti di fiducia: "Succedono anche i miracoli: ricordo più di una volta in cui, per ammettere all'esame di maturità qualche ragazzo già grande, abbiamo fatto voli pindarici, portando persino un 2 in matematica, peraltro al Liceo Scientifico, a 6".

Sul fronte opposto, ci sono le storie di disagio profondo, magari legate a scelte sbagliate, come quella di uno studente cognitivamente brillantissimo che "nell'ultimo mese di scuola aveva interrotto completamente lo studio dicendo ai docenti che la sua intenzione era proprio farsi bocciare, perché non voleva fare quella scuola"

Un auto-sabotaggio consapevole, che ricorda a tutti – presidi, prof e genitori – quanto sia cruciale e delicato il tema dell'orientamento. E quanto, dietro ogni voto discusso e limato in uno scrutinio estivo, si nasconda l'intero e fragile universo di un adolescente.