No alle gite scolastiche per 7 docenti su 10: troppe responsabilità
La morte in gita del 18enne di Monopoli non è un episodio isolato: in 15 anni ha perso la vita in media uno studente ogni dodici mesi. Anche per questo la maggior parte degli insegnanti è favorevole allo stop ai viaggi di istruzione
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Da una gita scolastica si può anche non tornare più a casa: la tragedia del 18enne originario di Monopoli che ha perso la vita dopo essere caduto dal balcone di un albergo a Lignano Sabbiadoro, proprio durante il viaggio di istruzione con la propria classe, non è purtroppo un'eccezione ma una dolorosa costante. Lo rivela un'indagine svolta dal portale Skuola.net, che segnala come dal 2015 ad oggi, mediamente, uno studente all’anno è deceduto durante la gita. E il bilancio potrebbe essere anche superiore se al computo delle vittime aggiungessimo anche quelli stranieri che hanno perso la vita in viaggio con la scuola nel nostro Paese. Tutto questo, nonostante lo stop tra il 2020 e il 2022 dovuto alla pandemia che, per ovvie ragioni, ha "calmierato" il conteggio delle vittime.
Non sorprendono quindi due dati. Da una parte, come mostra l’ultima edizione dell’Osservatorio Gite Scolastiche di Skuola.net, che circa 4 studenti su 10 degli istituti secondari superiori quest’anno siano rimasti a casa. E la motivazione principale per l'annullamento delle partenze - segnalata da circa uno studente su 3 tra coloro che devono rinunciare loro malgrado - è proprio quella che vede gli insegnanti rifiutarsi di accompagnare le classi. Dall’altra, come evidenzia una recente rilevazione de La Tecnica della Scuola, che 7 docenti su 10 sarebbero favorevoli a dare lo stop definitivo ai viaggi e alle visite di istruzione.
I rischi crescenti portano alla fuga dei prof
Dietro questo "no" non c'è pigrizia, ma spavento. Sulle spalle dei prof in gita, infatti, grava la cosiddetta culpa in vigilando, una responsabilità civile e penale immensa. Oltre al fatto che si tratta di un’attività a titolo praticamente gratuito.
Quanto vengono pagati gli insegnanti per andare in visita d’istruzione o in gita? Poco, anzi, nulla. Da qualche anno, dall'entrata in vigore della legge n. 266 del 2005, è stata soppressa la cosiddetta diaria, l’indennità di trasferta sul territorio nazionale per i docenti in gita. A loro, dunque, non spetta alcun compenso specifico per le gite: tutto ricade dentro le “ore aggiuntive non di insegnamento”, ricavate dal Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa.
In diversi istituti, è vero, vengono assegnati € 38,50 per ogni ora di insegnamento per attività aggiuntive al servizio curricolare; € 19,25 per ogni ora funzionale all’attività di insegnamento al di fuori delle 40+40 ore previste da contratto. A volte per le visite d’istruzione viene dato un compenso forfettario deciso in sede di contrattazione d’istituto. In realtà, però, sono pochissime le scuole che riescono a pagare i docenti in gita. Molto spesso, questi ultimi accompagnano gli studenti praticamente a titolo gratuito. Per molti è puro volontariato.
Cosicché, dover sorvegliare venti o trenta adolescenti 24 ore su 24, prevenendo colpi di testa notturni o incidenti imprevedibili, è diventato un rischio professionale che pochissimi insegnanti sono ancora disposti a correre. Sono tantissimi coloro che hanno scritto la stessa frase: “Troppe responsabilità”.
Tra il 2014 e il 2015 il bilancio più grave
Andando più indietro nel tempo, la mente corre poi inevitabilmente al 2015, vero e proprio annus horribilis per le gite scolastiche, che ha segnato uno spartiacque nella percezione della sicurezza. Tutto questo, senza considerare gli innumerevoli incidenti sfiorati o gli studenti finiti in pronto soccorso per intossicazioni alcoliche, bravate varie o liti tra compagni.
Gli studenti stranieri che hanno trovato la morte in Italia
La lista, purtroppo, non risparmia nemmeno gli studenti stranieri in trasferta nel nostro Paese, a dimostrazione di un problema strutturale. Nel 2023, a Bolzano, un dodicenne di nazionalità tedesca ha perso la vita precipitando anche lui dal balcone dell'hotel durante un momento di gioco con i coetanei.
Nel 2015, invece, ci fu anche la morte di una studentessa greca di 17 anni, a Roma, caduta da un balconcino d’albergo vicino alla stazione Termini. Mentre nel 2014, a Palermo, un ventenne belga è precipitato fatalmente nel tentativo di scavalcare un parapetto. E a Roma risultò scioccante la morte di un alunno svizzero sedicenne, colpito da un fendente durante un gioco pericoloso tra compagni.
Negli anni ancora precedenti, il bilancio delle vittime estere ha infine incluso una tredicenne inglese precipitata da una seggiovia a Claviere nel 2013 e uno studente spagnolo di 18 anni deceduto a Roma nel 2012, cadendo da un muretto della metropolitana.
