Fuga dal liceo: dall'iscrizione in prima superiore alla Maturità si perde quasi il 10% degli studenti
I dati del Ministero sui candidati all’esame 2026 parlano chiaro: dal primo al quinto superiore la quota di liceali si è assottigliata sensibilmente, a vantaggio di Istituti tecnici e professionali. La "licealizzazione" di massa si scontra con la dura realtà dei cambi di indirizzo
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I licei si confermano di gran lunga la tipologia di scuola superiore più diffusa tra gli studenti: tra i maturandi del 2026 ben 273.854 su 527.607 provengono da un percorso di questo tipo. Si tratta dei dati ufficiali appena rilasciati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito alla vigilia dell’esame 2026, che ci consentono una interessante riflessione sulla dura vita dei liceali: come fa notare il portale Skuola.net, portando le lancette indietro a cinque anni fa, si riscontra un’autentica diaspora degli studenti che, inizialmente, si erano iscritti a uno di questi percorsi.
Uno studente su dieci si perde per strada - I numeri non mentono: se all'inizio del cammino quasi il 58% dei ragazzi aveva scelto un Liceo, ora alla prova finale ci arriva meno del 52%. Quasi sei punti percentuali assoluti svaniti nel nulla durante il quinquennio delle superiori, quasi il 10% di contrazione complessiva. Ma dove sono finiti tutti questi studenti?
Per capirlo, bisogna tornare alla grande illusione della "licealizzazione". Cinque anni fa, al momento della scelta della scuola superiore, si parlava - come del resto nelle tornate successive di iscrizioni - dell'ennesimo boom dei licei.
Perché una fetta enorme di studenti in uscita dalla terza media aveva selezionato proprio questi corsi: per l'esattezza il 57,80%, contro il 30,30% degli Istituti Tecnici e un timido 11,90% che aveva optato per gli Istituti Professionali. Confermando il dominio incontrastato degli indirizzi più teorici.
I dati sui maturandi mostrano la fuga dei liceali - Oggi, però, andando a guardare chi è effettivamente arrivato al traguardo finale, la situazione si è modificata sensibilmente. I candidati totali per l'esame di Stato 2026 - dati MIM alla mano - ammontano a 527.607. Di questi, 273.854 siedono tra i banchi di un liceo, 167.136 provengono dagli istituti tecnici e 86.617 dai professionali.
Calcolatrice alla mano, le nuove percentuali certificano un netto travaso. I liceali scendono al 51,9%, perdendo per strada il 5,9% del proprio bacino d'utenza iniziale.
Ovviamente si tratta di una analisi soggetta a qualche approssimazione, visto che una parte degli iscritti al primo anno delle superiori cinque anni fa magari si è attardata oppure ha mollato. Come anche nel computo dei candidati totali c’è un piccolo esercito di esterni - 14.128 unità - di cui non conosciamo l’origine.
Ma il trend è comunque evidente: nel corso dei cinque anni si ridisegna la “geografia” delle scuole superiori e i licei perdono quota a favore degli altri indirizzi: in cinque anni gli Istituti Tecnici sono infatti saliti al 31,7% (guadagnando l'1,4%), mentre gli Istituti Professionali hanno registrato un balzo clamoroso, arrivando al 16,4% e assorbendo di fatto il 4,5% di studenti in più rispetto alle iscrizioni di cinque anni prima.
Le ragioni del fenomeno - Come si spiega questa tendenza? La risposta più logica è che una fetta consistente di quegli studenti che a 13-14 anni avevano scelto un Liceo si è poi scontrata con una realtà scolastica troppo complessa, oppure semplicemente lontana dalle proprie inclinazioni. Il che si è verosimilmente tradotto in sonore bocciature o in trasferimenti in corsa verso Istituti Tecnici e Professionali, che sono così diventati la scialuppa di salvataggio per i delusi dei licei.
Quale lezione ci lascia questa fuga? Prevalentemente quella che vede l’orientamento scolastico, specie quello effettuato nel passaggio dalle medie alle superiori, ancora decisamente inefficace.
Inoltre, troppo spesso, la scelta del Liceo viene dettata da vecchi pregiudizi sociali, dalla falsa convinzione che sia l'unica scuola che garantisca un futuro, o dalle aspettative pressanti delle famiglie. Il tutto, senza tenere conto delle reali attitudini dei ragazzi.
Cosicché i dati della Maturità 2026 dimostrano, una volta di più, che forzare o indirizzare dall’esterno le scelte di un adolescente produce solo un boom di iscritti sulla carta, condannando poi migliaia di studenti al trauma di un insuccesso formativo o alla frustrazione di dover cambiare strada nel pieno del percorso di crescita.
