Risiko bancario per Mps, la lotta Bpm-Intesa e il ruolo di Unicredit: le offerte e le prospettive future
Intesa e Bper lanciano un'Opas su Mps sfidando Banco Bpm: in palio anche l'asse Mediobanca-Generali. Unicredit vigila - e inizia a muoversi - sullo sfondo
di Filippo Di ChioDa una parte la proposta a Mps di fusione "tra pari", quella con Banco Bpm. Dall'altra un'offerta da oltre 30 miliardi di euro portata da Intesa Sanpaolo in combinata con Bper per acquisire Monte dei Paschi. Sullo sfondo - ma chissà per quanto ci rimarrà - Unicredit. E poi c'è la seconda partita, quella per Generali. I grandi nomi del credito italiano ed europeo ci sono praticamente tutti e iniziano a muovere le pedine sul tabellone di risiko, nel senso propriamente "bancario" del termine. Al centro di tutto - preda contesa tra tanti pretendenti - appunto Monte dei Paschi di Siena, il cui CdA a partire da lunedì inizierà a studiare le prossime mosse che andranno a plasmare il panorama italiano. Per comprendere fino in fondo quale sia la posta in gioco e quali sono le prospettive future, è necessario però mettere un po' di ordine.
Perché tutti vogliono Monte dei Paschi?
L'obiettivo per tutti i giocatori è Banca Monte dei Paschi di Siena, niente di meno che l'istituto di credito più antico del mondo. Considerata fino a pochi anni fa l'anello malato del sistema italiano, e salvata dal fallimento solo grazie all'intervento diretto dello Stato, Mps è rinata dalle sue ceneri. È tornata a produrre utili nell'ordine dei miliardi e addirittura, pochi mesi fa, ha chiuso la fase di ricostruzione e solidificazione passando all'attacco e acquisendo Mediobanca, altro storico giocatore nel risiko italiano. Una mossa che, scuotendo fin nelle fondamenta il panorama bancario del nostro Paese, ha permesso all'istituto toscano di mettere le mani sul 13% che Mediobanca aveva in Assicurazioni Generali, diventando così primo azionista del forziere che custodisce i risparmi di milioni di italiani.
L'offerta di fusione di Bpm, in cosa consiste?
Da cacciatrice, ora Mps è tornata però preda. Di chi? Per primo di Banco Bpm, gruppo fortissimo nel Nord Italia e nato nel 2017 con la fusione di Banco popolare e Banca popolare di Milano. La proposta di Bpm a Monte dei Paschi consisterebbe in una "fusione tra pari". Definito con l'espressione inglese merger of equals, identifica una mossa in cui due società di dimensioni e valore di mercato simili si uniscono per formare una nuova entità. Trattandosi di partnership paritetica, in realtà non ci sarebbero predatore e preda. Insomma, una semplice stretta di mano per creare quello che diventerebbe il terzo gruppo di credito in Italia dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Cosa succederebbe con la fusione Bpm-Monte dei Paschi?
Secondo le stime di Banco Bpm, se la fusione fosse completata il vantaggio economico sarebbe di 1,1 miliardi di euro tra taglio dei costi e nuovi ricavi. Non solo. Il nuovo colosso bancario avrebbe una capitalizzazione di Borsa, quindi un valore complessivo, superiore a 50 miliardi di euro. Una base talmente larga e salda da attirare diversi "pesci grossi" che, in una situazione ancora frammentata, si sarebbero magari rivolti a istituti più grandi. Per tentare di convincere gli azionisti, Bpm in una nota ha anche specificato quanto ci guadagnerebbero in utile netto: 6 miliardi di euro, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra e un conseguente impatto positivo nella ridistribuzione dell'utile agli stessi azionisti.
La contromossa di Intesa Sanpaolo: come è strutturata l'offerta da 30 miliardi?
Intesa Sanpaolo, già la prima banca italiana, non ha intenzione di guardarsi continuamente alle spalle. Per evitare che un concorrente diventi troppo grande, Intesa ha lanciato un cosiddetto Opas del valore di 30,6 miliardi di euro su Mps. Si tratta dell'acronimo di "Offerta pubblica di acquisto e scambio", un'operazione che prevede l'acquisizione tramite una combinazione di pagamento cash e cessione di azioni. In questo specifico caso, Intesa valuta ogni azione di Mps 10,09 euro, con un "premio" del 12,5% rispetto al loro ultimo valore alla chiusura della Borsa lo scorso venerdì (8,97 euro). L'offerta dell'Opas è strutturata nel seguente modo: per ogni 10 azioni di Mps, Intesa offre 16 azioni sue e 10 euro cash. In caso di adesione integrale degli azionisti di Mps, il controvalore complessivo massimo è di circa 30,6 miliardi di euro. Con la formalizzazione di questa offerta scatta la cosiddetta Passivity rule (regola di passività): da questo momento, la dirigenza di Mps non può intraprendere azioni difensive per ostacolare l'acquisto senza aver prima convocato l'assemblea degli azionisti e ottenuto il loro permesso.
Perché Intesa si è alleata a Bper (e Unipol) e cosa ci guadagnano entrambi?
La mossa di Intesa Sanpaolo, guidata dal ceo Carlo Messina, non è però un colpo di testa solitario. Consapevole che un suo acquisto di Mps (e quindi anche Mediobanca) verrebbe bloccato dall'Antitrust, perché valutato come un passo troppo lungo verso la creazione di un monopolio bancario, Intesa ha creato una cordata. Di questa fanno parte Banca Bper, sesto istituto di credito in Italia, e il suo azionista principale Unipol del presidente Carlo Cimbri. L'accordo interno a questa nuova alleanza prevede di "spacchettare" Mps, una volta acquisita. A Bper, e quindi a Unipol, andrà l'attività bancaria tradizionale del marchio Mps con 635 filiali sul territorio, gran parte dei dipendenti e le funzioni per gestire i conti correnti. A supporto dell’operazione, si legge in una nota, è previsto un aumento di capitale di Unipol assicurazioni fino a 2,5 miliardi di euro. Intesa accetterebbe dunque di rendere Bper la seconda banca italiana, tenendo però per sé il diamante Mediobanca, il 13% in Generali e altre 600 filiali. Vale a dire l'80% dell'utile netto previsto per il 2025 da quando Mps ha scalato Mediobanca.
© Afp
Palazzo Salimbeni, sede storica senese del Monte dei Paschi
Cosa succederebbe in caso di cessione a Intesa?
Secondo i calcoli di Intesa, l’Opas lanciata dalla cordata guidata da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena darebbe vita al secondo gruppo bancario dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa, pari a circa 126 miliardi di euro. Il gruppo potrebbe contare su circa 20 milioni di clienti in Italia e generare utili consolidati superiori a 16 miliardi di euro nel 2029 con un vantaggio economico - le cosiddette sinergie - di circa 2,9 miliardi di euro lordi all’anno entro il 2029.
Come si sta muovendo Intesa per scalare anche Generali?
È evidente che per Intesa uno degli elementi più preziosi in questa acquisizione è la quota in Generali. Tanto che, nella nota in cui annunciava l'Opas su Mps, ha reso nota l'approvazione da parte del CdA dell'acquisto di un ulteriore 3,01% del capitale del Leone di Trieste. Un’operazione definita di "natura meramente finanziaria", di "durata temporanea" e "funzionale ad assicurare che l’offerente possa mantenere, successivamente al buon esito dell’offerta, il trattamento contabile attualmente riservato alla partecipazione di Mediobanca in Assicurazioni Generali secondo il metodo del patrimonio netto".
E Unicredit che ruolo ha in questo risiko?
L'altra grande banca italiana, Unicredit, non sembra di certo avere intenzione di limitarsi a essere il "terzo incomodo". Dopo aver provato (senza successo) a comprare proprio Banco Bpm in passato, negli ultimi mesi il mirino di Unicredit si è spostato verso la Germania, cercando di acquisire la tedesca Commerzbank per fonderla con la sua controllata tedesca Hvb (HypoVereinsbank) creando un altro gigante bancario europeo. E si è mossa per raggiungere il 9% di Generali. L'ad Andrea Orcel avrebbe però avviato colloqui esplorativi con Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che compare come prima azionista di Monte dei Paschi con il 17,5% e ha il 10,15% in Generali. Possibile che, dopo aver avviato le prime contromosse dietro le quinte, Unicredit decida di uscire allo scoperto andando a ingaggiare battaglia con Bpm e con la cordata Intesa-Bper.
