Una possibile rivoluzione

Verona, un visore e un giubbotto per permettere ai non udenti di sentire la musica

Sperimentato su oltre 20 pazienti tra 19 e 81 anni, il sistema combina stimoli visivi, uditivi e vibro-tattili

15 Ago 2026 - 07:00
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 © Ufficio stampa

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Un visore per la realtà virtuale e un giubbotto acustico-vibratorio per permettere alle persone non udenti con impianto cocleare di vivere la musica anche attraverso immagini e vibrazioni. È la sperimentazione realizzata per la prima volta al mondo dal Centro regionale specializzato per la chirurgia e la riabilitazione bionica dell'udito dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona, coordinato da Marco Carner. Il sistema è stato testato su oltre 20 pazienti, tra 19 e 81 anni, con risultati definiti eccezionali dall'Aoui.

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L'idea: affiancare all'ascolto altri stimoli

 L'impianto cocleare permette alle persone con sordità di comprendere le parole, ma non restituisce loro l'esperienza dei suoni così come avviene per chi ha un udito normale. Da qui nasce l'idea di affiancare all'ascolto altri stimoli capaci di rendere la musica un'esperienza più completa. Durante le prove, i pazienti hanno indossato un giubbotto dotato di dispositivi acustico-vibratori, in grado di trasformare il suono in vibrazioni percepibili dal corpo. A questo si è aggiunto un visore di realtà virtuale che accompagna i brani con immagini immersive. Il sistema è stato sviluppato a partire dal lavoro di Luca Turchet, docente dell'Università di Trento e di Sistemi interattivi multisensoriali al Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'Informazione. Un algoritmo creato ad hoc traduce le caratteristiche sonore in stimoli tattili, mentre il software del visore costruisce un ambiente con immagini che si adattano al brano che si sta ascoltando. Così, una musica più intensa può essere accompagnata da scene dinamiche, come una strada trafficata, mentre i brani più delicati possono richiamare immagini primaverili.

Dal test sui normoudenti ai pazienti non udenti

 Il giubbotto acustico-vibratorio e il sistema immersivo non erano stati pensati inizialmente per persone con sordità. Prima della collaborazione con il centro veronese, infatti, la tecnologia era stata sperimentata soltanto su soggetti normoudenti, come esperienza immersiva ed emozionale legata alla musica. La nuova sperimentazione ha permesso di portare il dispositivo anche tra persone non udenti portatrici di impianto cocleare. Le prove, definite dall'Aoui "prove audiometriche immersive", hanno mostrato un evidente e significativo miglioramento nella capacità dei partecipanti di percepire e distinguere suoni e parole, anche in presenza di rumore. Il risultato non riguarda quindi soltanto la possibilità di vivere la musica in maniera più coinvolgente.

Non è solo questione di musica

 La difficoltà uditiva non rappresenta soltanto un problema legato alla percezione dei suoni, ma può diventare un grave handicap relazionale e favorire l'isolamento sociale. Il problema può avere conseguenze particolarmente importanti nelle diverse fasi della vita. Negli anziani, un'ipoacusia non trattata può accelerare il declino cognitivo. Nei bambini, invece, se la perdita uditiva non viene diagnosticata, può compromettere lo sviluppo cerebrale e la vita di relazione. L'obiettivo è mettere insieme ascolto, percezione corporea e immagini immersive per offrire un'esperienza più ricca, ma anche offrire una tecnologia che possa sostenere le capacità cognitive e favorire il mantenimento di relazioni.

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