condotto dall'Università di Cagliari

Invecchiare bene si può: un nuovo studio nella Zona Blu sarda lega longevità a curiosità

La ricerca indaga il carattere degli anziani sardi più longevi: emergono apertura mentale, capacità di adattamento e una vita più attiva

10 Lug 2026 - 08:43
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anziani, longevità © Ufficio stampa

anziani, longevità © Ufficio stampa

Cosa fa la differenza tra un invecchiamento sereno e uno più faticoso? Non solo la genetica o le abitudini alimentari, ma anche il modo in cui si affronta la vita quotidiana. Curiosità verso le cose nuove, capacità di reagire alle difficoltà e voglia di restare impegnati: sono questi gli elementi che, secondo un recente studio, distinguono gli anziani che invecchiano meglio.

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Lo studio

 Condotta da Maria Chiara Fastame e colleghe dell'Università di Cagliari e pubblicata sull'International Journal of Applied Positive Psychology, la ricerca ha coinvolto 125 persone tra i 71 e i 101 anni, con un'età media di 80 anni. 55 sono residenti della "Zona Blu" sarda, 70 vivono nelle aree rurali limitrofe. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti ad una batteria di test su personalità, benessere psicologico e qualità della vita legata alla salute.

Cos'è la Zona Blu

 Il termine indica alcune aree del mondo in cui la percentuale di persone che raggiungono i 90 o 100 anni è nettamente superiore alla media. Oltre alla Sardegna centro-orientale, ne fanno parte Okinawa in Giappone, Ikaria in Grecia, la penisola di Nicoya in Costa Rica e la comunità avventista di Loma Linda, in California. Gli studiosi che le hanno individuate, a partire dai primi anni Duemila, hanno provato a isolarne i tratti comuni (dieta, attività fisica quotidiana, forte coesione sociale) ma restano cauti nell'attribuire la longevità a un singolo fattore: genetica, ambiente, alimentazione e aspetti psicologici si intrecciano in modo difficile da scomporre.

Più curiosi, più attivi

 Il primo dato che emerge riguarda l'apertura mentale, cioè la curiosità intellettuale e la disponibilità a provare esperienze nuove: negli anziani della Zona Blu questo tratto è risultato significativamente più marcato rispetto ai coetanei dell'altra area. Ciò si traduce in comportamenti concreti: chi vive nella Zona Blu dedica in media 11,3 ore a settimana ad attività ricreative (sport, hobby, momenti di socialità) contro le 6,8 ore riportate dagli anziani dell'area di confronto, quasi la metà.

Gestire meglio lo stress

 Il secondo elemento riguarda la capacità di affrontare le difficoltà quotidiane. Gli anziani della Zona Blu hanno mostrato strategie di adattamento più efficaci e una maggiore competenza emotiva, intesa come capacità di riconoscere e condividere i propri stati d'animo e di mantenere relazioni sociali soddisfacenti. Non significa avere meno problemi, ma saperli gestire con strumenti più solidi.

I limiti

 Sul fronte della qualità di vita legata alla salute (dolore, mobilità, autonomia quotidiana) non sono emerse differenze tra i due gruppi e lo stesso vale per il nevroticismo, la tendenza all'instabilità emotiva. La differenza, insomma, sembra riguardare più l'atteggiamento psicologico che lo stato di salute in sé. Lo studio, poi, è trasversale: fotografa una situazione senza poter stabilire rapporti di causa-effetto e il campione relativamente piccolo non permette di generalizzare i risultati.

Ciò che rimane

 Al di là dei numeri, lo studio offre uno spunto coerente con altre ricerche sull'invecchiamento attivo: restare curiosi, mantenere una vita sociale e cognitivamente stimolante, sviluppare strategie per affrontare i momenti difficili sembrano ingredienti importanti per un invecchiamento in salute. Tutto indipendentemente dal fatto di vivere o meno in una delle aree di longevità più famose al mondo.

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