LA SCHEDA

SLA, ecco qual è la malattia di cui soffriva il "Dottor Bollore"

Non esiste ancora una cura definitiva per la sclerosi laterale amiotrofica, ma le terapie mirate stanno migliorando la qualità di vita dei pazienti

20 Feb 2026 - 10:28
Eric Dane © Afp

Eric Dane © Afp

La SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è una malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose che controllano i movimenti volontari dei muscoli, portando a una progressiva perdita delle capacità motorie, compromettendo funzioni vitali come la deglutizione, la parola e la respirazione. La patologia è conosciuta anche come "morbo di Lou Gehrig", dal nome del celebre giocatore di baseball statunitense Lou Gehrig, che ne fu colpito. In Italia la malattia è diventata nota al grande pubblico anche per il caso del fisico Stephen Hawking, che ha convissuto con una forma a progressione molto lenta. Si tratta di una malattia complessa che richiede un approccio integrato tra medici, terapisti e familiari per garantire al paziente la migliore qualità di vita possibile. Attualmente non esiste una cura efficace per tutti i casi, ma grazie alla ricerca le terapie mirate stanno migliorando la qualità di vita dei pazienti.

In cosa consiste la malattia?

 La SLA interessa sia i motoneuroni "centrali" (nel cervello) sia quelli "periferici" (nel midollo spinale). La loro degenerazione provoca: perdita progressiva della forza muscolare, difficoltà nei movimenti volontari, compromissione della parola, della deglutizione e della respirazione. È una malattia progressiva: i sintomi peggiorano nel tempo, anche se la velocità di evoluzione varia da persona a persona.

Quali sono i sintomi iniziali e come si effettua la diagnosi?

  I sintomi possono esordire in modo diverso. I più comuni includono: debolezza a un arto (mano o gamba), difficoltà a compiere movimenti fini (come abbottonare una camicia), crampi e fascicolazioni (piccole contrazioni involontarie dei muscoli), alterazioni della voce o difficoltà a parlare. Con il progredire della malattia possono comparire anche difficoltà nella deglutizione, perdita significativa di massa muscolare e problemi respiratori. Le capacità cognitive, nella maggior parte dei casi, restano integre, anche se una parte dei pazienti può sviluppare disturbi cognitivi o comportamentali.

Una diagnosi precoce della malattia consente di pianificare meglio la gestione e migliorare la qualità di vita del paziente, anche se è piuttosto complessa e richiede l'esclusione di altre malattie con sintomi simili. Non esistono test specifici per la SLA, pertanto è fondamentale una valutazione clinica dettagliata, che comincia con un esame neurologico, per valutare: i riflessi; la forza muscolare e la coordinazione. Vengono eseguiti anche esami del sangue e/o del liquido cerebrospinale, per identificare i segni della malattia o eventuali cause alternative, come infezioni o malattie autoimmuni. In caso di sospetta SLA familiare possono essere utili test genetici, al fine di individuare mutazioni specifiche.

Quali sono le cause?

 Nella maggioranza dei casi (circa il 90-95%) la SLA è sporadica, cioè compare senza una causa genetica evidente. Nel restante 5-10% è familiare, legata a mutazioni genetiche ereditarie. L'esposizione a sostanze tossiche, pesticidi, metalli pesanti o agenti infettivi è un fattore ambientale che può contribuire allo sviluppo della malattia nei casi sporadici (non ereditari). Dal punto di vista delle alterazioni molecolari, disfunzioni nei mitocondri, stress ossidativo, accumulo di proteine tossiche e processi infiammatori sembrano essere coinvolti nel processo patologico che porta alla morte dei motoneuroni. La ricerca scientifica sta studiando il ruolo di fattori genetici, ambientali e molecolari, ma il meccanismo preciso che innesca la degenerazione dei motoneuroni non è ancora del tutto chiarito.

Esiste una cura?

 Al momento non esiste una cura definitiva per la SLA. Tuttavia, esistono farmaci che possono rallentare la progressione della malattia e terapie di supporto che migliorano la qualità della vita. Il trattamento è multidisciplinare e può includere: farmaci specifici per rallentare il decorso, fisioterapia e riabilitazione motoria, supporto nutrizionale e ventilazione assistita nei casi avanzati. Negli ultimi anni la ricerca ha fatto progressi significativi, soprattutto sul fronte delle terapie geniche e dei nuovi farmaci sperimentali.

Qual è la prognosi?

 La prognosi varia molto da caso a caso. Alcuni fattori influenzano la prognosi della malattia, questi includono: età di insorgenza (più giovane è il paziente, migliore tende a essere la prognosi), coinvolgimento precoce dei muscoli respiratori, tipo di SLA. In media, la sopravvivenza è di 3-5 anni dalla diagnosi, ma esistono forme più lente che consentono una sopravvivenza molto più lunga, come nel caso del fisico Stephen Hawking. L'assistenza precoce e l’accesso a centri specializzati possono fare una differenza importante nel decorso della malattia.

Quali sono le complicanze della SLA?

 La SLA comporta numerose complicanze che richiedono un approccio multidisciplinare. Le principali sono: insufficienza respiratoria: la debolezza progressiva dei muscoli respiratori, infatti, rappresenta la principale causa di morte nei pazienti con SLA; malnutrizione, causata da problemi di deglutizione (disfagia), che può portare a perdita di peso significativa e carenze nutrizionali; infezioni, in seguito a immobilità e difficoltà respiratoria, come la polmonite; depressione e ansia, dovute al significativo impatto psicologico della malattia, per cui è richiesto supporto psicologico continuo; difficoltà comunicative: la progressiva perdita della capacità di parlare richiede l’utilizzo di dispositivi di comunicazione assistita.

A che punto è la ricerca?

  La comunità scientifica internazionale è impegnata nello sviluppo di nuove terapie, incluse: terapie mirate su specifiche mutazioni genetiche, farmaci neuroprotettivi, approcci di medicina personalizzata. La sfida resta complessa, ma l’obiettivo è trasformare la SLA da malattia rapidamente progressiva a patologia sempre più controllabile.

I casi più noti in Italia

I casi più noti in Italia Stefano Borgonovo è diventato un simbolo della lotta contro la SLA. L'ex calciatore di Fiorentina e Milan, colpito da SLA nel 2005, ha fondato la Fondazione Stefano Borgonovo per sostenere la ricerca scientifica. È scomparso nel 2013.

Luca Coscioni, politico e attivista, si è battuto per la libertà di ricerca scientifica e per i diritti dei malati. Dopo essersi ammalato nel 1995 ha fondato l'Associazione Luca Coscioni, che ancora oggi si occupa di diritti civili e fine vita. E' morto il 20 febbraio 2006.

Welby Piergiorgio, ammalatosi in giovane età, fu attivista per i diritti dei malati, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell'accanimento terapeutico in Italia e per il diritto all'eutanasia, nonché co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni. Il suo caso ha aperto un grande dibattito in Italia sul testamento biologico e sull’interruzione delle cure.

Ti potrebbe interessare

videovideo