Insonnia, una notte senza dormire può lasciare il segno sul cervello simile all'Alzheimer
Uno studio dell'Università di Ibadan rivela che anche poche ore senza dormire possono provocare effetti simili ai primi segnali della malattia neurodegenerativa, compromettendo memoria, apprendimento e funzioni cognitive
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Basta una sola notte passata quasi senza dormire per provocare nel cervello cambiamenti che ricordano quelli associati all'Alzheimer. È la conclusione a cui è arrivato un gruppo di ricercatori dell'Università di Ibadan, che ha analizzato oltre vent'anni di studi dedicati agli effetti della privazione del sonno su memoria, apprendimento e funzioni cognitive. La revisione scientifica, pubblicata sulla rivista Ibro Neuroscience Reports, mette in evidenza come anche brevi periodi di insonnia possano compromettere l'equilibrio cerebrale, riducendo l'efficienza delle connessioni neuronali e aumentando processi infiammatori dannosi.
Memoria più fragile e tossine in aumento
Secondo gli studiosi, dormire poco non significa soltanto sentirsi stanchi il giorno successivo. La carenza di sonno altera meccanismi fondamentali del cervello: diminuisce la plasticità sinaptica, rende più difficile immagazzinare nuove informazioni e favorisce l'accumulo di proteine tossiche come beta-amiloide e tau, sostanze già note per il loro ruolo nello sviluppo dell’Alzheimer. Le conseguenze si riflettono soprattutto sulla memoria. Le persone private del sonno mostrano una maggiore difficoltà nell'apprendimento, tendono a dimenticare più facilmente e risultano più esposte ai cosiddetti falsi ricordi. Non solo: peggiorano anche l'umore, la lucidità mentale e la capacità di prendere decisioni.
La notte in bianco non aiuta a studiare
Uno dei punti più significativi della ricerca riguarda le abitudini diffuse soprattutto tra studenti e lavoratori. Restare svegli tutta la notte per preparare un esame o terminare un progetto, spiegano gli autori, non migliora le prestazioni cognitive. Al contrario, il cervello affaticato elabora peggio le informazioni e perde efficienza proprio nelle attività che richiedono concentrazione e memoria. L'idea che sacrificare il sonno possa aumentare la produttività viene, quindi, smentita dai dati scientifici.
Le differenze rispetto all'Alzheimer
Gli studiosi precisano però che gli effetti dell'insonnia non equivalgono automaticamente allo sviluppo della malattia. L'Alzheimer resta una patologia cronica e progressiva, mentre i danni provocati dalla privazione del sonno possono essere almeno in parte reversibili. Dormire adeguatamente, recuperare le ore perse e concedersi brevi sonnellini durante il giorno possono infatti aiutare il cervello a ristabilire le proprie funzioni e a ridurre molte delle alterazioni osservate.
Quanto bisogna dormire
La ricerca ribadisce l'importanza di rispettare il fabbisogno di sonno raccomandato dagli esperti. Per gli adulti tra i 18 e i 64 anni sono necessarie mediamente tra le sette e le nove ore per notte, mentre bambini e adolescenti hanno bisogno di tempi ancora più lunghi per sostenere lo sviluppo cerebrale.
Le regole per proteggere il sonno
Tra i suggerimenti indicati dai ricercatori c'è, innanzitutto, la regolarità: andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora aiuta il cervello a mantenere stabile il ritmo sonno-veglia. Fondamentale anche limitare l'uso di smartphone, tablet e computer nelle ore serali. La luce blu emessa dagli schermi interferisce con la produzione di melatonina, l'ormone che regola il sonno. Anche l'ambiente della camera da letto ha il suo peso: temperature fresche, silenzio e buio favoriscono un riposo più profondo e rigenerante.
