Duke University

Un cuore trapiantato può "ringiovanire", la scoperta del team di ricercatori americani

Se l'organo viene trapiantato da un soggetto anziano a uno giovane, allora il muscolo cardiaco si adatterà alle caratteristiche genetiche del ricevente

29 Set 2026 - 14:13
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Un cuore trapiantato può ringiovanire: è la scoperta fatta dal team di ricerca della Duke University guidata dall'immunologo Gurpreet Baht. I ricercatori hanno individuato che un cuore prelevato da un donatore anziano e trapiantato nel corpo di una persona giovane, subisce un processo di ringiovanimento molecolare, riallineando il proprio orologio biologico all'età del soggetto ricevente. 

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Lo studio

Il professore di chirurgia ortopedica Baht e il team internazionale di ricercatori della Duke Molecular Physiology Institute hanno analizzato l’invecchiamento epigenetico (ovvero l'orologio biologico) dei tessuti cardiaci sottoposti a trapianto, rivelando una capacità di adattamento cellulare mai documentata prima nei mammiferi. Il fenomeno opposto si verifica quando un organo giovane viene innestato in un ricevente più anziano: le cellule cardiache subiscono un’accelerazione dei marcatori di invecchiamento, adattandosi in tempi brevi all'età biologica del nuovo organismo. 

Per dimostrarlo, gli studiosi hanno analizzato l'orologio biologico cellulare del cuore prima e dopo l'intervento, misurando le modifiche chimiche subite dal suo DNA. I dati hanno rivelato che sono i messaggeri chimici presenti nel sangue di chi riceve l'organo (come le molecole dell'infiammazione e del metabolismo) a guidare la riprogrammazione dei geni del donatore. Se il sangue del ricevente è giovane, le cellule del cuore si attivano immediatamente: riparano i propri danni interni, riducono lo stress e modificano il proprio comportamento genico fino a ringiovanire di diversi anni sia nella forma che nelle funzioni.

L'esperimento sui topi

Per arrivare a questa scoperta, gli scienziati hanno studiato i trapianti di cuore sui topi, incrociando tre diverse fasce d’età: i topi giovani di tre mesi, i topi di mezza età (circa un anno) e quelli anziani (oltre un anno e mezzo). A distanza di pochi mesi dall'intervento, l'analisi dei tessuti ha confermato l'intuizione: l’età biologica dei cuori donati si era letteralmente sintonizzata su quella di chi li aveva ricevuti. I cuori giovani inseriti nei roditori anziani mostravano un invecchiamento accelerato, mentre i cuori più vecchi venivano letteralmente rivitalizzati e rigenerati una volta accolti nei corpi dei topi più giovani. 

I risultati sugli esseri umani

La prova definitiva è arrivata dall'analisi di 11 trapianti cardiaci umani, tutti caratterizzati da un forte divario generazionale tra chi ha donato l'organo e chi lo ha ricevuto. Gli scienziati hanno studiato sia casi in cui cuori più anziani sono stati donati a pazienti molto più giovani (con differenze d'età dagli 8 ai 24 anni), sia la situazione opposta, in cui cuori giovani sono stati innestati in corpi più anziani (con un salto d'età dai 38 fino a ben 50 anni). L’analisi ha confermato il cambiamento di età biologica osservato nel mondo animale. 

I ricercatori hanno inoltre esaminato le cartelle cliniche elettroniche di centinaia di pazienti sottoposti a trapianto di cuore un anno dopo l’intervento, per valutare il funzionamento dei cuori e la correlazione con l’età biologica. Da questa analisi è emerso che alcuni parametri, come la frequenza cardiaca, lo spessore della parete posteriore del cuore e la capacità di esercizio erano associati all’età del ricevente piuttosto che a quella del donatore.

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