Medicina

Alzheimer, uno spray nasale per preservare la memoria spegnendo l'infiammazione

Uno studio sui topi pubblicato su Translational Neurodegeneration ha dimostrato che le nanovescicole contenute nei vaporizzatori possono raggiungere l'ippocampo

09 Set 2026 - 15:44
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Uno spray nasale contenente vescicole rilasciate naturalmente dalle cellule e derivate dalla membrana amniotica potrebbe funzionare contro l'Alzheimer. È la novità che arriva dallo studio preclinico condotto dai ricercatori dell'Università Cattolica, della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e del Centro di Ricerca Menni di Fondazione Poliambulanza. Finora lo spray è stato testato solo sugli animali ma ha avuto risultati concreti: il nebulizzatore riesce a raggiungere il cervello contrastando la neuroinfiammazione e proteggendo la funzione dei neuroni, riuscendo di conseguenza a preservare la memoria. La bella notizia è che ricercatori hanno ottenuto esiti positivi anche su neuroni umani in provetta.

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Come funziona

Le nanovescicole, somministrate per via intranasale, raggiungono l'ippocampo, una regione del cervello fondamentale per la memoria e particolarmente vulnerabile nel morbo di Alzheimer, dove vengono incorporate sia dai neuroni sia dalla microglia (le cellule che svolgono un importante ruolo di sorveglianza e difesa nel cervello). Gli effetti benefici di questo trattamento potrebbero interessare diversi aspetti della malattia: dalla modulazione della neuroinfiammazione alla protezione della funzione dei neuroni e, in particolar modo, delle sinapsi, ossia le connessioni che garantiscono la trasmissione delle informazioni nei circuiti nervosi, da cui risulta un significativo miglioramento delle capacità cognitive. Fino a questo momento, nei test preclinici le vescicole extracellulari si sono dimostrate in grado di prevenire sia l'insorgenza dei deficit di memoria, sia di contrastare il declino cognitivo quando questo si è già manifestato. Gli effetti del trattamento interessano in particolar modo le molecole coinvolte nel funzionamento delle sinapsi.

Durante gli esami clinici l'ippocampo dei topi e i neuroni umani hanno aumentato le proteine strettamente legate alla plasticità neuronale, all'efficienza della trasmissione sinaptica e ai processi di memoria. Questi effetti a livello cellulare e molecolare sono associati a un miglioramento delle prestazioni cognitive, valutate attraverso test di memoria di riconoscimento, memoria spaziale e memoria di lavoro. Claudio Grassi, ordinario di Fisiologia e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze della Cattolica della Cattolica ha commentato che i risultati ottenuti devono ancora essere rodati per essere ritenuti validi contro l’Alzheimer, tuttavia la via intrapresa sembra promettente. 

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