LIBERI DI SCEGLIERE

Sport e cultura, un diritto negato: cosa chiedono le persone sordocieche

Impianti, musei e biblioteche ancora inaccessibili: dalle barriere fisiche a quelle comunicative, le richieste emerse dalla decima Conferenza Nazionale "Liberi di scegliere"

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 © Ufficio stampa

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Praticare uno sport, visitare un museo, coltivare una passione: sono cose che per molti fanno semplicemente parte della vita. Per le persone sordocieche, invece, restano spesso conquiste difficili. Eppure il tempo libero, come è emerso dalla Conferenza Nazionale delle Persone Sordocieche "Liberi di scegliere" promossa dalla Lega del Filo d'Oro, non dovrebbe mai trasformarsi in un "tempo vuoto": è uno spazio essenziale di benessere, relazione e identità. Renderlo accessibile è una questione di diritti.

Quando il tempo libero rischia di restare vuoto

 Dedicarsi a ciò che si ama, sul piano sportivo o culturale, ha un valore che va ben oltre lo svago: aiuta a stare bene, a costruire relazioni, a definire la propria identità. Per chi non vede e non sente, però, avvicinarsi a queste esperienze è ancora complicato, soprattutto per via delle barriere di comunicazione e di mobilità. Poter scegliere come impiegare il proprio tempo, alla pari con gli altri, è invece parte del benessere di ogni persona.

Impianti, musei e biblioteche: le barriere da abbattere

 Al centro delle richieste emerse dalla Conferenza c'è un appello preciso alle Istituzioni: garantire e finanziare l'accessibilità dei luoghi dello sport e della cultura — impianti sportivi, musei e biblioteche — affinché le persone sordocieche possano avvicinarsi alle discipline più adatte a loro e partecipare pienamente alla vita culturale del Paese. Significa superare barriere che non sono solo fisiche, ma spesso comunicative: ostacoli meno visibili, ma altrettanto capaci di tenere qualcuno fuori.

Il ruolo della Lega del Filo d'Oro

 Accanto alla richiesta alle Istituzioni, c'è l'impegno quotidiano della Fondazione. Sul fronte sportivo, l'obiettivo è offrire alle persone sordocieche un orientamento alla pari, che le aiuti a individuare le discipline più adatte, e costruire collaborazioni con le realtà sportive del territorio già attive nel mondo della disabilità. Non mancano occasioni concrete, come le camminate condivise che avvicinano utenti, operatori e altri partecipanti in un contesto realmente inclusivo.

Sul versante culturale, l'attenzione va a viaggi e attività socio-culturali e alla costruzione di una rete tra le diverse sedi, per condividere le esperienze più riuscite. In alcuni musei, per esempio, le persone sordocieche hanno potuto esplorare al tatto uniformi, oggetti e cimeli storici: la dimostrazione che il patrimonio culturale può diventare accessibile a tutti.

La misura di un'inclusione reale, in fondo, è proprio questa: la possibilità di partecipare pienamente, scegliendo come vivere il proprio tempo. Perché anche attraverso lo sport e la cultura passa la libertà di ciascuno di sentirsi parte della comunità.