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Per chi non vede e non sente, comunicare non è mai un gesto scontato: è la via attraverso cui esprimere un bisogno, fare una scelta, costruire una relazione. Non esiste però un solo modo per farlo. I sistemi di comunicazione usati dalle persone sordocieche cambiano a seconda di quanto residuo di vista e di udito è rimasto, e la Lega del Filo d'Oro li insegna e li adatta a ogni persona. Un piccolo viaggio tra questi linguaggi aiuta a capire quanti ponti possono esistere anche là dove sembra esserci solo silenzio.
Il Malossi, l'alfabeto che si scrive sulla pelle
Uno dei sistemi più diffusi porta il nome di chi lo ha inventato: Eugenio Malossi, una persona sordocieca. Funziona in modo sorprendentemente intuitivo: la mano di chi riceve il messaggio diventa come la tastiera di un computer. Toccando e pizzicando le diverse parti delle falangi e del palmo — a ciascuna corrisponde una lettera — si compongono le parole. Come la dattilologia, lo stampatello e il Braille, il Malossi presuppone la conoscenza della lingua italiana scritta.
LIS e LIS Tattile: la lingua dei segni che passa dalle mani
La Lingua dei Segni Italiana (LIS) è una lingua a tutti gli effetti, con regole grammaticali, morfologiche e sintattiche proprie: al canale uditivo-verbale sostituisce quello visivo-gestuale, fatto di movimenti delle mani ed espressioni del viso. La usano le persone sorde e, per apprenderla, servono corsi veri e propri. Quando alla sordità si aggiunge la perdita della vista, entra in gioco la LIS Tattile: le mani dell'interlocutore si pongono sotto quelle della persona sordocieca, che percepisce così il segno attraverso il tatto. Per i nomi propri o le parole prive di un segno si ricorre alla dattilologia, l'alfabeto manuale in cui ogni lettera corrisponde a una diversa configurazione della mano.
Il Braille e lo stampatello: leggere e scrivere con il tatto
Nato nell'Ottocento dall'intuizione di Louis Braille, una persona cieca, il Braille non è una lingua ma un codice internazionale. Si basa su una cella di sei punti in rilievo che, combinati, danno 64 configurazioni diverse: abbastanza per rappresentare lettere, numeri, simboli matematici e persino note musicali, tutti da leggere con la punta delle dita. È il sistema di chi è completamente privo di vista. Più immediato, invece, lo stampatello: alcune persone comunicano facendosi tracciare le lettere sul palmo, usando l'indice come una penna.
Quando le parole non bastano: oggetti, immagini e tatto
Se il livello cognitivo non permette di apprendere un codice linguistico, restano comunque strade aperte. La comunicazione oggettuale utilizza oggetti concreti, quella pittografica immagini che richiamano azioni e bisogni, quella gestuale movimenti ed espressioni del corpo. C'è infine la comunicazione socio-haptica: brevi segnali trasmessi su parti "neutre" del corpo — la spalla, la schiena, la gamba — per informare in tempo reale su ciò che accade intorno, come i movimenti delle persone in una stanza. Spesso accompagna la LIS Tattile, completandola.
Dietro ognuno di questi sistemi c'è la stessa convinzione: la comunicazione è la prima chiave dell'autonomia. È da qui che, ogni giorno, la Lega del Filo d'Oro costruisce insieme a ciascuna persona il modo più adatto per andare, davvero, oltre il buio e il silenzio.
