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Alla scoperta dell’universo Dantesco attraverso otto secoli di arte
 

Fino all’11 luglio è aperta a Forlì la mostra “Dante. La visione dell’arte”, con oltre 300 opere in arrivo dai più importanti musei

Forlì si trasforma in una gigantesca pinacoteca dantesca. In occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, infatti, nella città romagnola è aperta fino all’11 luglio, ai Musei San Domenico, la mostra “Dante. La visione dell’arte”. Attraverso oltre 300 opere arrivate dalle principali raccolte e dai più importanti musei nazionali e internazionali, si ripercorrono gli innumerevoli modi in cui la potenza espressiva del Sommo Poeta è stata rappresentata nel corso dei secoli.

Dipinti, sculture, disegni, manoscritti e illustrazioni realizzate tra il Duecento e il Novecento, coprendo così un arco temporale che va dal Medioevo all’età contemporanea, permettono di ricostruire per la prima volta il rapporto tra Dante e l’arte con una vasta collezione di opere degli artisti che si sono messi alla prova con un impegno improbo: tradurre in immagini la potenza espressiva dantesca. Un viaggio nella storia dell’arte che parte dai maestri del Medioevo come Cimabue, Giotto e Beato Angelico e passa per Michelangelo, Tintoretto, Canova e Andrea del Castagno, autore di una delle primissime raffigurazioni del ritratto di Dante.

 

Da lì si arriva fino ai preraffaeliti, ai macchiaioli e al Novecento, con Galileo Chini, Plinio Nomellini, Felice Casorati, Carlo Fontana, Pablo Picasso. Tutti artisti che si sono ispirati alle opere dantesche, in particolare la “Divina Commedia”, o che hanno trattato tematiche simili a quelle affrontate dal Poeta o che, in altri casi ancora, hanno attinto alla sua opera per far propri episodi o personaggi a cui hanno dato vita propria sganciandoli dall’intera vicenda.

 

“Dante. La visione dell’arte” nasce da un’idea di Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, e di Gianfranco Brunelli, direttore delle grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Sono loro, insieme al professor Antonio Paolucci e al professor Fernando Mazzocca, i curatori della mostra che per essere allestita ha raccolto opere non solo dagli Uffizi di Firenze, che hanno fornito un contributo fondamentale con il prestito di circa 50 tra dipinti, sculture e disegni.

 

Ma moltissimo materiale arriva anche da alcuni dei musei più importanti del mondo come l’Ermitage di San Pietroburgo, il Musée d’Orsay di Parigi, il Museum of Art di Toledo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Borghese, i Musei Vaticani e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, dalla Biblioteca Medicea Laurenziana, dal Museo di Capodimonte, dai Musei Capitolini, dal Museo Archeologico di Napoli.

 

La scelta di Forlì come sede della mostra è poi particolarmente significativa dal momento che è la città in cui Dante trovò rifugio, presso gli Ordelaffi, signori ghibellini del luogo, una volta lasciata Arezzo nell’autunno del 1302. E a Forlì tornò occasionalmente anche in seguito, dimostrando un legame consolidato con la città a cavallo tra la Toscana e l’Emilia-Romagna.

 

Percorrendo le 18 sezioni attraverso cui la mostra si snoda, i visitatori potranno toccare con mano come la leggenda di Dante Alighieri si sia formata e sia cresciuta nel corso dei secoli. Si potranno ammirare le prime edizioni della “Commedia” accanto ad alcuni preziosi codici miniati risalenti al XIV e XV secolo; sarà possibile apprezzare la popolarità di cui il Poeta godette nel periodo rinascimentale e la riscoperta del suo genio avvenuta poi in età neoclassica e preromantica contemplando le interpretazioni romantiche e novecentesche delle sue opere.

 

Ma osservare il rapporto tra Dante e l’arte significa anche prendere in considerazione l’ampia ritrattistica che lo ha visto protagonista, così come le molteplici raffigurazioni che i più grandi artisti hanno offerto di stralci della narrazione dantesca dell’”Inferno”, del “Purgatorio” e del “Paradiso”. E proprio con alcuni capolavori ispirati al XXXIII e ultimo canto del “Paradiso” la mostra si chiude. Un’occasione imperdibile per immergersi nell’universo dantesco apprezzando non solo l’opera di uno dei più grandi geni della cultura italiana, ma anche tutta l’arte che questa ha ispirato nel corso dei secoli.